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Vi Mancava Zamparini? “Sto Con Lotito E Contro La Juventus Padrona Del Potere”

juventus marotta lotito zamparini roma allegri conte

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33 risposte a questa discussione

#16 6forever

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Inviato 21 settembre 2014 - 08:15

Condivido il tuo articolo: senza il recupero dei valori sani dello sport, il calcio italiano andrà sempre peggio. Non concordo solo su una cosa: gli stadi sono necessari come il pane. Lo stadio è stato trasformato in un'arena per gladiatori, dove però i gladiatori sono intorno all'arena, non dentro. Bisogna togliere il terreno fertile alla violenza, e il modo migliore è costruire (non dichiarare di volerli costruire) stadi a misura di famiglia, di gente per bene che ama il calcio e la propria squadra. Guardate lo Juventus Stadium: è l'unico impianto italiano di proprietà, l'unico che assomigli al modello inglese. Nel nostro stadio (e in quelli di oltre Manica) ci si siede con i pop corn in mano dopo aver visitato lo store, e si assiste alla partita in un ambiente confortevole. Non dico che sia il primo passo; è uno di quelli necessari. Assieme al rispetto dell'avversario, alla consapevolezza che tutti, arbitri compresi, sono umani, all'uso corretto dei mezzi televisivi (a partire dai giornalisti, che anche ieri sera hanno cercato in tutti imodi un appiglio per gridare allo scandalo). Gli inglesi hanno capito prima di tutti; il merchandising è un altro aspetto importante, quello originale, non quello tarocco (a prezzi accettabili, non a quelli dello Juve store). Leggete il Rapporto Taylor; la prima parte è la descrizione perfetta di quello che è il calcio italiano oggi. Quello inglese era così 20 anni fa. L'hanno cambiato con la repressione, ma soprattutto creando una coscienza sportiva.



#17 gustavo

gustavo

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Inviato 24 settembre 2014 - 04:21

Ma se dietro Infront c'era Luciano Moggi : :D  ;P  :4225654y:  asd:  :facepalm:

 

http://www.ultimouom...mani-di-infront

 

Perdete 5 minuti e leggetelo tutto .



#18 Edgar 74

Edgar 74

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Inviato 24 settembre 2014 - 09:32

Ma se dietro Infront c'era Luciano Moggi : :D  ;P  :4225654y:  asd:  :facepalm:

 

http://www.ultimouom...mani-di-infront

 

Perdete 5 minuti e leggetelo tutto .

 

Nelle mani di Infront

La storia, il potere, i legami, le coincidenze che legano Infront al calcio italiano: dai diritti Tv, al ruolo di advisor commerciale, agli stadi, in appena sei anni. E non sembra finita.

 

22 SETTEMBRE 2014 - FULVIO PAGLIALUNGA
IMMAGINE TRATTA DA INTERNET

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Siamo solo diventati più grandi, ma in fondo decide ancora chi porta il pallone. Anche se chi lo porta è poi chi lo trasmette in tv e pure chi lo vende agli sponsor. Questa è la storia di un intreccio che comincia nel 2008: di diritti televisivi, marketing, soldi, salvataggi e controllo delle operazioni, di padroni eleganti del calcio italiano; eleganti, ma padroni. Sono tutte le strade che portano a Infront, il colosso svizzero poi sbarcato in Italia che gestisce i diritti tv e che poi gestisce molto altro. E che si appresta a gestire quasi tutto.

 

DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI DIRITTI TV

Nessun discorso sui diritti tv e su quanto incidono nell’autonomia finanziaria (e dunque nell’autonomia in genere) delle società, può dimenticare che, senza, le società italiane crollerebbero all’istante, come il castello di sabbia minuziosamente costruito a riva da bambini scalciato dal coetaneo dispettoso. Ne crollerebbero molte altre, chiaro; ma probabilmente molto meno. In Italia i diritti tv rappresentano il 43 % dei ricavi dei club di serie A, secondo l’ultimo report economico della Figc. Il 38 % se si analizza il calcio italiano nel suo complesso, con il 20 % derivante dalle plusvalenze e dunque il grido di allarme, nero su bianco e persino un po’ banale: «Insieme valgono il 58% del totale. Mentre le plusvalenze tenderanno nel breve termine a diminuire, poiché l’uscita di campioni internazionali dal nostro principale campionato si è quasi ultimata e difficilmente sarà sostituita dalla creazione di valore di giovani talenti, è lecito chiedersi quanto sia ancora sostenibile la dipendenza da così forti fonti di ricavi televisivi».

Secondo l’ultimo rapporto Deloitte sui fatturati dei club (il Deloitte Football Money League) maggiori d’Europa, le italiane sono quelle che dipendono quasi totalmente dai proventi dei media: il 61 % del fatturato (si intendono, al netto di plusvalenze da player trading) della Juve, il 53% del Milan, le due società di Serie A tra le prime dieci d’Europa per fatturato. Per orientarci: le prime otto sono Real Madrid (incidenza 36 %), Barcellona (39%), Bayern di Monaco (25%), Manchester United (28%), Psg (23%), Manchester City (32%), Chelsea (42%), Arsenal (36%).

Ecco di cosa parliamo quando parliamo di diritti tv nel calcio italiano: di quasi tutti i soldi che entrano nelle casse della società.

 

IL POTERE DEI SOLDI

Il concetto diventa di semplice transizione: se chi gioca ha bisogno dei diritti tv (anche per incapacità a produrre altri ricavi, ma è un’altra storia) per poter andare avanti, chi gestisce i diritti tv permette realmente alle società di sopravvivere. Dunque chi ha la cassa può sempre esercitare una enorme pressione anche senza sforzo. Diventa una silenziosa e spietata legge di mercato, ma fin qui tutto forzatamente normale, da anni il calcio si spalma ad esempio su giorni e orari a beneficio di telecamere e non può farne a meno. Accade in Italia, nelle altre nazioni, in tutte le competizioni internazionali. Ma questo è solo il punto di partenza del potere che Infront possiede e gestisce da queste parti.

Una scalata che comincia nel 2008, un po’ a sorpresa. Occorre segnare i nomi, perché sono importanti: sei anni fa Infront compare sulla scena perché Antonio Matarrese candida l’azienda come advisor della Lega, chiamata a occuparsi della vendita collettiva dei diritti tv dal 2010. E causa uno scontro feroce nella Confindustria del pallone, una decisione dopo dieci ore di riunioni a luglio e una serie di dubbi legali sul ruolo dell’advisor. Dice Matarrese che tra le offerte arrivate, quella di Infront è «di gran lunga la più interessante, utile e propositiva», ma non sono molti ad essere d’accordo. Però passa, perché con lui votano a favore Lotito, Cellino e tutta la serie B, le grandi stanno a guardare, mentre Galliani riesce nel capolavoro di spingere per Infront (come raccontano le cronache) e non dar torto alla Juve, che più di tutte contesta la legittimità dell’accordo. Promette un mare di soldi, Infront: un minimo garantito di 900 milioni di euro annui senza alcuna commissione e poi provvigioni crescenti, oltre quella somma. Irrompe, quindi, portando con sé il mistero di questo nuovo nome. Sei anni fa.

 

IL NIPOTE DI SEPP E UN PO’ DI ALTRI NOMI

Il gran capo di Infront, presidente e Ceo, è Phillippe Blatter, nipote di Sepp, perché i nomi in questa storia non sono casuali e nemmeno gli incroci, ad esempio, se questa è la società che vende i diritti tv delle manifestazioni che organizza la Fifa di zio e che, in addizione, nell’ultimo Mondiale e prima nella Confederations ha gestito anche i pacchetti di ospitalità per chi voleva seguire le manifestazioni. Infront arriva in Italia quando la madre svizzera acquista Media Partners, la società che prima gestiva i diritti tv e che nel 1995 era stata creata, tra gli altri da Marco Bogarelli e Andrea Abodi, che ora è a capo della Lega di serie B e che fra un po’ tornerà nelle cronache.

Ora è il momento di Bogarelli, che è diventato presidente di Infront Italy immediatamente e ha subito fatto parlare di sé. Per i legami con Mediaset, che pochi giorni dopo la sorpresa tirata fuori dalla Lega di Matarrese (con Infront che fece fuori colossi del management sportivo come Img e Sportfive e colossi tout court come Rothschild e Mediobanca) fece scrivere al Corriere della Sera un pezzo privo di giri di parole: «Quel Bogarelli sembra Galliani», perché Bogarelli era consigliere di Milan Channel, aveva venduto a Mediaset già i diritti del digitale terrestre (peraltro di recente è stato a bordo della Crociera Rossonera) e ha come vice in Infront Italy Andrea Locatelli, otto anni nel settore dei diritti sportivi della Fininvest; senza contare che anni dopo l’azienda stessa avrebbe dovuto correre per smentire un contratto da 370mila euro all’anno che secondo i giornali era destinato a Sabina Began, l’ape regina sotto inchiesta per il bunga bunga che avrebbe dovuto occuparsi di diritti tv da consulente. Pronta la precisazione che escludeva «l’esistenza di un rapporto di collaborazione con la signora Began», per quanto lei stessa lo avesse confermato.

 

LA LEGA, I SOLDI, LE INTESE

Dal 2010 dunque la Infront rifornisce di soldi il calcio italiano, vende i diritti per conto della Lega e si allarga, mettendo le mani su altri pezzi del calcio italiano. Quello che ha promesso, Infront lo ha mantenuto e dal momento in cui ha messo piede, grazie alla Lega di Matarrese, nel nostro pallone non se ne è più andata. Anzi, ha da poco siglato un nuovo accordo fino al 2021, per portare sei miliardi, in sei anni, nelle casse delle società: il contratto prevede un minimo annuo di 980 milioni per il primo triennio e il rinnovo automatico per il triennio 2018-2021 se dovesse incassare per i primi tre anni più di 1,040 miliardi all’anno. E sempre con il solito accordo: Infront guadagna le sue commissioni se supera il minimo garantito.

Sembra un momento di concordia, quello che porta a quest’accordo perché solo la Roma vota contro delle società di serie A e Agnelli non solo vota a favore, ma è investito in prima persona dell’incarico di condurre la trattativa. Con Lotito l’uomo che aveva reso possibile, con Cellino e le altre piccole, l’ingresso tumultuoso di Infront nel pallone. Sembra il “quando non puoi sconfiggerlo, alleati”, ma è persino qualcosa di più se la prima dichiarazione che Agnelli rilascia all’Ansa è: «Sono grato al presidente Lotito», che dal punto di vista comunicativo riconosce un ruolo centrale nei rapporti con la Infront.

 

GLI SCHIERAMENTI IN LEGA, PER BERETTA

C’è però di più, nella forza di Infront. Ed è tra le cose non dette, tra quelle percepite. Eppure di una potenza incredibile. Occorre un salto nei mesi a cavallo tra fine 2012 e inizio 2013, un anno e mezzo fa. Tanto per cambiare a un altro braccio di ferro, per l’elezione del presidente di Lega di serie A: la Juve, con altre, candidava Andrea Abodi (ex Media Partners, poi uscito prima che diventasse Infront), Lotito voleva ancora fortemente Beretta nonostante l’incarico in Unicredit facesse storcere il muso a molti (e al quale – ricorda qualcosa? – contestavano la vicinanza estrema al presidente della Lazio).

Ma Beretta non era candidato, almeno all’inizio: si aspettava il momento per renderlo indispensabile uomo di raccordo. E le altre votavano Ezio Maria Simonelli, revisore dei conti della Lega e proposto da Galliani, che anche in questa occasione (come nell’assemblea che approvò l’ingresso di Infront) simula un ruolo terzo, prima di schierarsi secondo il vero obiettivo. Che dopo una serie di votazioni a vuoto Lotito e gli altri riescono a raggiungere: eletto Beretta, al sesto scrutinio, perché le candidature di Abodi e Simonelli si logorano e il presidente uscente diventa entrante. Anche qui Lotito mette insieme le piccole e vince: oltre a Milan e Lazio votano sicuramente per Beretta Catania, Torino, Cagliari, Parma, Bologna, Atalanta, Napoli, Udinese, Genoa e Palermo. E restano fuori dagli incarichi, dunque all’opposizione, Juventus, Inter, Roma, Siena, Pescara, Sampdoria e Fiorentina.

Secondo i dati dei tifosi, con Juve, Inter, Roma, Samp e Fiorentina è fuori dalla stanza dei bottoni della Lega il 70 per cento dei tifosi italiani. «Sostengo Beretta da sempre. Ritengo che la politica della Lega abbia bisogno di una riforma strutturale perché tutto il sistema calcio ruota attorno a noi e Beretta è l’unica persona in grado di realizzare queste riforme. Maurizio Beretta è l’innovazione nella continuazione», ciò che dice Lotito lo abbiamo sentito anche a due anni di distanza, ma non è questo l’unico punto di contatto.

 

GLI SCHIERAMENTI IN FIGC, PER TAVECCHIO

Poco più di un mese fa, l’elezione di Tavecchio. E tutto il caos scatenato dalla frase del presidente della Lega Dilettanti con ambizione di mettersi a capo del calcio italiano, dalla propria impresentabilità e dai poco rassicuranti sponsor del candidato. A partire da Lotito (incidentalmente: l’uomo che votò nel 2008 a favore di Infront), per finire a Matarrese (il presidente di Lega che propose Infront come advisor, all’epoca). Rumore, proteste, campagne e tanto vince Tavecchio, con una strategia nota: Lotito si porta dietro le piccole, ma non solo. Anche chi sembra voler protestare alla fine si schiera con il vincitore. Chi non cede nemmeno di un passo sono Milan, Lazio, Genoa, Napoli, Inter Atalanta, Verona, Chievo, Parma, Palermo e Udinese. Sembrano squadre a caso, un’alleanza occasionale: sono praticamente le stesse squadre che hanno votato Beretta a gennaio 2012.

Con Juve e Roma, a firmare il documento che chiedeva un passo indietro a Tavecchio, c’erano Cagliari, Cesena, Empoli, Fiorentina, Sampdoria, Sassuolo e Torino, ma poi Cagliari e Cesena si sono tirate fuori e secondo i conti di Galliani anche Sassuolo, Empoli e Sampdoria. Sembra una scena vecchia: la lotta, Juve e Roma tra le grandi contro e Lotito e il Milan che vincono. Con le stesse squadre, qualche rinforzo improvviso, le stesse dinamiche. Può essere una bellissima storia di amicizia, un racconto di comunione di intenti, i tanti Davide che sconfiggono i Golia oppure dell’altro. Può essere valido tutto, come giustificazione. Anche l’altro.

 

NEL NOME DEL MARKETING

Si è detto in premessa che le società dipendono troppo dai diritti tv, e sfruttano poco tutti gli altri possibili ricavi. Se si torna al raffronto fatto dalla Deloitte, i ricavi commerciali della Juve sono il 25% del fatturato, del Milan il 37% e poi Inter (40%, ma anche il 48% dai diritti tv), Roma (31%), per restare a quelle nelle prime venti. È evidente che, mentre di stadi si comincia a parlare ora e solo per le grandi, il commerciale è la prossima miniera da esplorare. Come? Con Infront, in molti casi.

È un tratto comune tra le società che hanno votato Beretta e poi Tavecchio. L’azienda di Bogarelli sa muoversi negli spazi vuoti del pallone e, dunque, ha iniziato a stringere partnership specializzandosi anche in marketing e sponsoring. Dunque portando altri soldi ai club, oltre quelli dei diritti tv. Con una capacità di incidere che, a naso, può arrivare tra una cosa e l’altra, vista la prassi italiana, anche all’80% delle entrate. Nel suo portfolio, pubblico, Infront dice di avere come fiore all’occhiello la gestione della parte commerciale di Milan, Lazio, Genoa, Sampdoria, Udinese, Cagliari e Palermo. Un attimo: il Milan ha votato Beretta e Tavecchio, la Lazio pure; e anche il Genoa, l’Udinese, il Cagliari (Cellino votò con Lotito e la serie B, nel 2008, per l’ingresso di Infront), il Palermo. La Samp un anno e mezzo fa non votò con questo gruppo, aveva Garrone come presidente e, ma sarà una coincidenza, comincia ad avere sponsor grazie all’intercessione di Infront. Ad esempio dieci giorni fa ha stretto un accordo con la compagnia assicurativa Groupama, società che nel comunicato stampa ha fatto sapere che è stato «rilevante, nella realizzazione dell’accordo [...] il ruolo di Infront Italy, azienda leader in Italia nella gestione dei diritti sportivi e partner del gruppo assicurativo internazionale». Infront è dunque partner di Groupama, che sponsorizza la Sampdoria, ma anche Lazio, Udinese, Genoa, Chievo e Parma (aumentano le coincidenze: provate a vedere di nuovo chi hanno votato queste società).

Durante la bagarre per il voto ha fatto rumore il voltafaccia del Cesena, che all’improvviso comunicò di abbandonare i dissidenti e votare Tavecchio. «Io non voglio fare la parte di quello che non decide», disse il presidente Giorgio Lugaresi che qualche mese prima aveva dato a Infront l’incarico di trovare uno sponsor da 700-800 mila euro per la maglia della sua squadra.

 

LO STRANO CASO DELL’INTER

Può essere tutto un grande caso. Anche il ruolo passivo dell’Inter sull’elezione di Tavecchio (si narra anche di una telefonata di Pallotta per convincere Thohir che però non sapeva nemmeno di che si stesse parlando, ma almeno questo pare fantasioso) e l’accordo stretto dalla stessa società e la Infront a fine aprile per sponsorship e ospitalità a San Siro. Un accordo monstre, che fa fuori Rcs Sport (occhio, questo tornerà): ricavi minimi per 80 milioni in quattro anni, un aumento di non meno di 10 milioni all’anno rispetto ai guadagni precedenti. «Inter e Infront hanno condiviso una strategia di crescita che svilupperanno nei prossimi quattro anni, con l’obiettivo di posizionare anche a livello commerciale il marchio Inter a livelli di eccellenza internazionale», ha detto benedicendo il matrimonio Eric l’indonesiano. Che poi ha votato Tavecchio senza mai prendere la parola nel dibattito. E che anche quando l’ha presa, parlando lui o parlando l’Inter, ha lasciato qualche contraddizione sul selciato.

Quando è stato eletto il nuovo presidente della Figc ha emesso un comunicato in cui si rallegrava per il risultato e si augurava «la nascita delle seconde squadre per trovare sbocchi immediati ai giovani che escono dal Settore Giovanile». Pensiero cambiato dopo la prima assemblea della nuova Figc, quella in cui i proprietari dei club di serie A, con un gioco di verbali raccontato dalla Gazzetta dello Sport optano forzatamente per le multiproprietà. È Marco Fassone, direttore generale nerazzurro, a certificare in modo inconsapevole il cambio di rotta: «Sul tavolo, inoltre, ci sono altre riforme che condividiamo, come ad esempio la lista composta da 25 elementi, le seconde proprietà e il ’4+4′ che già utilizzano tante squadre europee». E le seconde proprietà non sono le seconde squadre, ovviamente. E l’Inter, all’elezione di Beretta di gennaio 2013 era tra le più feroci oppositrici, con Moratti che commentò sbottando: «Si è deciso di sposare ancora la vecchia mentalità». Allora.

 

IL SALVATAGGIO DEL BARI

Un altro sforzo necessario per capire il potere di Infront è tornare su un argomento già dibattuto: il Bari e la sua proprietà. C’è di certo, in questa storia misteriosa, che Paparesta ha vinto in tribunale l’asta pagando 4,8 milioni di euro, ma non si sa di chi. O meglio, forse sì. Perché Dagospia lo scrive: il 70% del club «sarebbe di Infront, la società di Marco Bogarelli, e di Mp & Silva, ufficialmente acquisitori dei diritti televisivi e commerciali, di fatto proprietari» (il restante è di Lotito, che è sempre colui che votò per l’ingresso di Infront nel 2008 in Lega Calcio).

Paparesta, replicando, dice comunque una verità pesante: quando indiani e russi si sgonfiano «tiriamo fuori un business plan che prevede la vendita, in caso di acquisto delle società, di una serie di diritti che il Bari non aveva mai commercializzato. Prendo contatti con la Infront, la società leader dei contenuti televisivi in Italia, e con gli irlandesi di Media Partners & Silva e propongo loro l’affare. A Infront mi impegno a vendere per i prossimi cinque anni una serie di diritti, come quelli di archivio, della produzione audiovisiva, o per esempio i credits sui video game. A Silva invece i diritti pubblicitari e la cessione di tutte le sponsorizzazioni nello stadio, riservandomi per me due sponsor fondamentali: quello di maglia e quello tecnico. In sostanza dico a queste aziende, il Bari ha tifosi straordinari, è un bacino senza fondo, se la portiamo dove merita e cioè in serie A guadagniamo tutti, datemi una mano. E loro accettano il rischio imprenditoriale. E comprano l’opzione. Tra le due cessioni di questi diritti, copro abbondantemente l’asta».

Dunque la Infront ha anticipato dei soldi che Paparesta non aveva, ha comprato indirettamente (non da sola) il Bari e ha vinto un’asta contro altri imprenditori. E qualche giorno fa ha presentato un bel blocco di sponsor presenziando alla conferenza stampa con il general manager Giuseppe Cecchetti.

 

IL CONFLITTO DI INTERESSI E QUELLO CHE VERRÀ

Possono essere tutte coincidenze, ma è sicuramente un concentrato di potere altissimo: esiste, di fatto, una società che garantisce quasi per intero le entrate di moltissimi club e che ora che comincia a pensare anche ad accordi per la costruzione degli stadi (come sta avvenendo a Brescia, dove Infront è interlocutore diretto del Comune) potrebbe pure arrivare a garantirli al 100%. E che in qualche modo tiene unito uno schieramento che sceglie sempre la continuità (nell’innovazione, direbbe Lotito) e che non rompe mai con il vecchio calcio ammalato, povero, triste e sempre meno competitivo. Che gestisce i diritti tv del calcio (e organizza, tanto per aggiungere, le sessioni di calciomercato) e il marketing e gli sponsor di troppe società e che forse non ha placato la sua fame.

Perché nel frattempo i contratti degli sponsor della Figc sono tutti in scadenza, al culmine del quadriennio dei Mondiali e per rinnovarli la Federcalcio dovrà individuare un nuovo advisor commerciale (per la consulenza e la valorizzazione dei diritti di sponsorizzazione di tutte le Nazionali italiane di calcio), vista la scadenza dell’accordo con Rcs Sport (ecco che torna). Un giro di una sessantina di milioni circa, visto che nel 2011-2014 sarebbero stati 56 milioni. E chi ha presentato la propria candidatura come advisor? Ovviamente Rcs, ma anche Infront, che quattro anni fa, con un altro presidente in Figc perse la sfida nonostante offrisse dei minimi (e Rcs no, se non la tradizione del rapporto commerciale). E quindi ora esiste, ed è fortissima, la possibilità che la Federazione di un presidente eletto da un gruppo di squadre a cui Infront garantisce l’80% delle entrate, che è lo stesso gruppo di club che ha eletto il presidente della Lega che ha Infront come partner per i diritti tv, possa affidare a Infront anche le entrate della Figc, consegnando quel pezzo di pallone che ancora non sembra di proprietà. O forse sono solo coincidenze.

 

Fulvio Paglialunga è nato a Taranto nel 1977 e da metà della sua vita fa il giornalista. Ha scritto per il Corriere del Giorno e per la Gazzetta dello Sport. Autore del libro "Ogni Benedetta Domenica" (ADD editore, 2013), tratto dalla trasmissione ideata e condotta su Radio Rai. Ora è a Rai Uno.

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#19 gildo75

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Inviato 24 settembre 2014 - 13:29

La dinamica non mi sorprende, continuo a chiedermi invece come mai Infront non abbia un contrafforte, un competitor valido. Non può essere solo un fatto di "aderenze" politiche.



#20 Montero 82

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Inviato 24 settembre 2014 - 19:16

E si legge dappertutto quella sigla diabolica, hanno tappezzato pure i tabelloni a bordo campo del mondiale femminile di volley, per esempio, mancano solo i bollettini parrocchiali e i rotoloni regina e poi l'han scritto ovunque!!!  wall:  wall:  wall:



#21 gildo75

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Inviato 02 ottobre 2014 - 17:29

Zamparini: Renzi? Piuttosto si paghino scorte...

Il presidente del Palermo commenta l'idea del presidente del Consiglio di far pagare ai club le forze di polizia allo stadio


ROMA - "L'idea di Renzi di far pagare ai club le forze di polizia allo stadio? Una stupidata enorme, se ne potrà discutere se lui e i politici si pagheranno le scorte. Ma io non sciopero, non l'ho mai fatto in vita mia". Così Maurizio Zamparini su Radio 2, a 'Un Giorno da Pecorà. "Non ci sarà nessuna serrata del calcio - ha poi aggiunto a Radio 24 -. Io mi metterei solo a piangere. Se dovesse passare per legge una cosa del genere ancora una volta noi italiani abbassiamo la testa e ci facciamo derubare da uno Stato canaglia". "Il calcio dà un miliardo e 200 milioni di tasse allo Stato, che servono per pagare i pubblici servizi, come quelli ai quali fa riferimento il premier Renzi", ha proseguito Zamparini. "Cosa ne penso di Tavecchio? È una persona equilibrata, un uomo perbene", ha aggiunto. Poi, tornando all'argomento-tasse, il patron del club rosanero, ha sottolineatocome faccia "l'imprenditore e otto ore su 10 le passi per difendermi dallo Stato, per difendermi dalla burocrazia, per difendermi dalle tasse". 

SU IACHINI - Infine, Maurizio Zamparini, ha rassicurato l'allenatore del Palermo, Beppe Iachini, dopo la sconfitta contro la Lazio, in casa 4-0: "Rischia il tecnico? No, assolutamente, come non rischia Mazzarri, che ne ha presi quattro dal Cagliari".
 
 


#22 nicola 79

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Inviato 02 ottobre 2014 - 18:27

in effetti far pagare alle società gli straordinari dei poliziotti è una cazzata enorme.

#23 gildo75

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Inviato 17 ottobre 2014 - 20:06

Zamparini attacca Platini e gli Agnelli: «Hanno preso tanto dall'Italia e poi via»

 

«Platini spara sentenze, non sa niente. Platini un francese con la puzza sotto il naso». Non usa mezzi termini il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, per attaccare il presidente dell'Uefa e poi di quello della Juventus Andrea Agnelli. 
«Tavecchio - dice ancora Zamparini ai microfoni de "La Zanzara" su Radio 24 - lo hanno criminalizzato per una battuta, ma lo volevano attaccare perchè è una lotta di potere tra il clan Agnelli e il clan Lotito. Ma ha ragione Della valle, gli Agnelli hanno preso tanto dall'Italia e poi via, come i piemontesi quando hanno detto che hanno liberato il Sud, sono andati, hanno preso tutto e sono andati via. Marchionne può pagare le tasse dove vuole, ma non venga a farci lezioni su come si fa impresa in Italia. A me non piace la Fiat come centro di potere. Quindici anni fa la Fiat sembrava fallita, adesso è un colosso mondiale con la crisi dell'auto. Come mai? Forse sono nella cricca del Bilderberg, di quelle cose lì...».

«Solo perchè l'hanno nominato presidente dell'Uefa - aggiunge Zamparini - Platini pensa di poter sparare, anche sul calcio italiano. Abbiamo già Blatter, questo svizzerotto che ci chiama razzisti e non venne neanche a premiarci al Mondiale. Ma quale lezione pensa di dare all'Italia da quel pulpito li, noi possiamo dare tante lezioni a lui. Platini è il francesino con la puzza sotto al naso, ci tratta come sudditi, è la loro mentalità, che parli di cavoli suoi dei francesi, non dobbiamo dargli peso».

Poi Zamparini assicura di aver cambiato idea su come gestire i suoi allenatori: «Ne ho cacciati così tanti di allenatori che mi sono stufato. Con Iachini c'è un rapporto da padre a figlio, è un ragazzo molto serio e va aiutato. Il Zamparini di un tempo lo avrebbe già cacciato ma con l'età si diventa più saggi». Ma è vero che è in contatto coi messicani per vendere il Palermo?: «No, sono i giornali che non vendono e sparano cazzate. Sono venuti in Italia, ma si è parlato solo di sponsor. Gli stranieri vengono, sono interessati ma poi scoprono che l'Italia non è uno stato di diritto e non ci vengono».

 

http://sport.ilmessa...ni/961491.shtml



#24 paola

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Inviato 17 ottobre 2014 - 20:07

per pietà: bastaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa



#25 ONORE ALLA TRIADE

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Inviato 17 ottobre 2014 - 20:10

Ma che palle :dormo:

#26 vilostra

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Inviato 17 ottobre 2014 - 22:18

Zampa chi?

#27 gustavo

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Inviato 18 ottobre 2014 - 05:10

per pietà: bastaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

 

 Qualche anno fà (più o meno disse) : " I milanesi e i piemontesi nel gestire il denaro sono diversi :

dico sempre alla mia segretaria che se ci serve un commercialista, di cercarlo a Torino " .

 

Complimenti !

 

:D Critica la FIAT che per farsi una flebo và all'estero rimane scocciato che non è fallita

e poi scusa gli stranieri che venendo in itaglia scoprono che qui non si può fare impresa ?

 

Aricomplimenti !

 

In quanto ad andar via dall'Itaglia , coraggio : totti-desanctis-galliani-zamparini-moratti-pallotta-delaurentis-dellavalle-beretta-berlusconi

ferrero-preziosi-pozzo-lotito-macalli-tavecchio-borrelli-palazzi-narducci-auricchio-guariniello-galdi-travaglio-crosetti-dipietro-depaola-etc

son quattordici anni (dal 2000) che aspettiamo una vostra richiesta-petizione all'UEFA di mandarci finalmente a giocare con il Mendrisio .



#28 vitto81

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Inviato 19 ottobre 2014 - 11:45

Non è la Juventus padrona del potere, come dice questo ladruncolo s****. Sono gli Agnelli che da sempre hanno grande influenza e peso politico-economico-finanziario-mediatico.

Loro hanno creato la Juventus così come la conosciamo, hanno creato la squadra con il più grande bacino di utenza. Di questo va dato loro atto.

Però poi per molti versi questa loro creatura l'hanno usata, strumentalizzata, per i loro comodi, per i loro affari più grossi, al cui cospetto il calcio è robetta.

 

Ritengo che oggi, ma già da qualche decennio, la Juventus senza di loro vincerebbe molto di più.

E' una mia convinzione.

 

Ma il punto non è neppure tanto questo.

 

Il punto è che finché le squadre di calcio che si contendono le vittorie resteranno in mano a chi  controlla al tempo stesso gruppi editoriali, mediatici, industriali, a chi si siede allo stesso tavolo per fare affari grossi, il calcio resterà una patacca, uno spettacolo finto di cui è impossibile non sospettare.

E questo a prescindere da chi vinca.

Il calcio a mio modesto parere non è truccato dagli arbitri, che forse sono proprio l'ingranaggio meno sporco, ma è truccato a monte, per esempio da una mancato rafforzamento di una rosa di calciatori.

 

Via gli Agnelli dalla Juventus e viva l'azionariato popolare.



#29 PIER69

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Inviato 19 ottobre 2014 - 12:57

vecchio zampalesta basta rilasciare interviste dopo serate tra viagra e neve fresca.

Non ne possiamo piu' di sentir parlare questi cafoni rincoglionxiti.



#30 gustavo

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Inviato 19 ottobre 2014 - 18:04

vecchio zampalesta basta rilasciare interviste dopo serate tra viagra e neve fresca.

Non ne possiamo piu' di sentir parlare questi cafoni rincoglionxiti.

 

Zampa Lesta nel quinquennio (2006-2010) consacrato ai milanesi

stè kazzate non le ha mai dette : a lui facevano comodo Cobolli & Blanc a cui rifilava sole da 25 milioni di euro .

 

Adesso ha capito che Andrea, se si vuol far inkulare, non lo consentirà di sicuro ad un quadrupede un indigeno .







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