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FILM & CINEMA


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1165 risposte a questa discussione

#1156 Edgar 74

Edgar 74

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Inviato 24 aprile 2017 - 11:05

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È morta Erin Moran, la Joanie di 'Happy Days'

 

Aveva 56 anni. Il dolore di "Fonzie": "Ora troverai la pace cercata invano". E quello di Ron Howard: "Illuminava gli schermi tv". Era la sorellina di Ricky Cunningham, nella versione italiana chiamata "sottiletta"

 

ADDIO a Erin Moran, la Joanie di Happy Days. L'attrice resa famosa dalla popolarissima serie tv degli anni '70 e '80 è morta all'età di 56 anni. Il corpo è stato ritrovato nella Harrison County, in Indiana, quando in seguito a una chiamata al numero di emergenza 911 sono arrivati i soccorsi. Ancora sconosciute le cause e le circostanze del decesso, sarà disposta un'autopsia.

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Moran, originaria della California, in Happy Days era la sorella più piccola di Ricky Cunningham, il miglior amico di Fonzie, interpretato da un giovanissimo Ron Howard . Su Twitter il dolore di Henry Winkler, il mitico Fonzie: "Oh Erin... ora finalmente avrai la pace che hai cercato invano su questa terra". Anche il regista Ron Howard ha affidato a un tweet il suo messaggio di saluto: "Una notizia triste, triste. Riposa in pace Erin. Ti ricorderò sempre nel nostro show cercando di recitare sempre meglio, divertendoti e illuminando gli schermi tv".

 

Erin Moran deve tutta la sua popolarità alla serie alla quale partecipò per tutti i dieci anni in cui andò in onda, dal 1974 al 1984, sempre nel ruolo della sorellina di Ricky Cunningham, che nella versione italiana della serie tv veniva chiamata "sottiletta", personaggio che aveva cominciato ad interpretare a dodici anni. Il ruolo di "sottiletta" aveva avuto anche l'onore di uno spin-off grazie alla serie Jenny e Chachi insieme a Scott Baio, che in tv era il cugino di Fonzie di cui si innamorava. Lo spin-off raccontava della coppia di fidanzati che si trasferiva a Chicago a metà degli anni Sessanta per cercare di sfondare come duo musicale. Per il suo ruolo in Happy Days Erin Moran nel 1983 vinse il premio Young Artist Awards.

 

Ha partecipato anche ad altre serie tv come Una famiglia americana (1971), Tre nipoti e un maggiordomo (1966), Io e i miei tre figli (1960), Una moglie per papà (1969), Gunsmoke (1955), La famiglia Smith (1971) e F.B.I. (1965). Anche se Erin Moran, il cui debutto era avvenuto in uno spot televisivo, è stata da sempre considerata un'attrice da piccolo schermo ha recitato anche in qualche film per il cinema: con Debbie Reynolds in Uffa papà quanto rompi (1968), con Godfrey Cambridge in L'uomo caffellatte (1970) e con Wayne Newton in 80 Steps to Jonah (1969).

 

Negli ultimi anni ha avuto problemi economici e sofferto di dipendenze da alcol e droghe. Nel 2012 è stata sfrattata da un camping dove viveva insieme al secondo marito, Steven Fleischmann, in una roulotte della suocera.

Nella versione italiana di Happy Days Joanie era doppiata da Liliana Sorrentino mentre in Jenny e Chachi era Anna Marchesini a prestarle la voce.



#1157 gala

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Inviato 24 aprile 2017 - 11:18

ciao Sottiletta: metti una moneta nel juxe box, e balla il rock n roll anche lassu'



#1158 BiancoeNero

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Inviato 24 aprile 2017 - 11:32

Rip  :facepalm:



#1159 Milena

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Inviato 20 maggio 2017 - 21:25

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Il Giornale



#1160 Milena

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Inviato 21 maggio 2017 - 09:31

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Messaggero



#1161 Milena

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Inviato 25 maggio 2017 - 09:09

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Libero



#1162 BiancoeNero

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Inviato 27 novembre 2017 - 23:13

Borg McEnroe è da vedere!
Quasi mi emozionavo Fatto bene

#1163 CRAZEOLOGY

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    * * * *

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Inviato 24 dicembre 2017 - 14:42

25 dicembre

 

Sono un filo in anticipo, accade domani praticamente ma, visto che devo andare fuori casa per un paio di giorni e non so se riuscirò a connettermi, ho deciso che può andare bene postare anche oggi. 

 

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"Charlot" siamo tutti noi, anche dopo 40 anni!

 

Il ricordo di Charlie Chaplin a 4 decadi dalla sua scomparsa. Uomo geniale, i temi dei suoi film erano orientati ad una riflessione sulla condizione umana

 

 

40 anni fa, esattamente il 25 dicembre del 1977, in Svizzera, moriva Charlie Chaplin. Sir Charles Spencer “Charlie” Chaplin è stato tante cose nella sua vita artistica:

attore, comico, regista, sceneggiatore, compositore, produttore cinematografico,

e chissà quanto altro. Era anche una sorta di atleta dilettante, aveva un fisico elastico,

e un talento per la mimica inarrivabile. Cosa dire su di lui oggi, nel 2017, per celebrare degnamente questa ricorrenza? E’ un personaggio che tutti conoscono, ma questo solo in teoria, perché probabilmente le nuove generazioni, perse tra playstation, smartphone, grandi fratelli, reality sciocchi e osceni, talent show con tanto talent di plastica, ecc, non sanno chi è. Ricordano solo di aver visto qua e là, forse, nella loro breve vita, qualche frame, o la caricatura di uno strano Tizio con bombetta, bastone e baffetti alla Hitler. Magari ad una festa in maschera, a carnevale, o in qualche spot pubblicitario, chissà dove lo hanno visto... E chi era quel Tizio? Se qualcuno ponesse una domanda del genere a chi Chaplin lo conosce, la risposta che bisognerebbe dare è sostanzialmente solo una: era un genio. Un genio del Cinema (quello con la C maiuscola). E l’adolescente o il ragazzino, giustamente, farebbe notare che lui in tv non ha mai visto i film di questo attore. E avrebbe ragione, perché a parte qualche breve spezzone, capitato forse per caso da qualche parte, o per dare un tono culturale ad un servizio giornalistico, negli ultimi anni i suoi film ormai vengono dati molto poco in tv. Molti poi sono muti, e con gli occhi scioccamente moderni di oggi, sono molto difficili da vedere e digerire. Tutti noi ormai siamo abituati a suoni esagerati, dialoghi forti e fuori dal mondo e dalla realtà, e ad una qualità dell’immagine molto alta; quindi, per vedere un film muto dei primi decenni del secolo 900, bisogna per forza di cose entrare in un’altra dimensione mentale. E poi c’è sempre quella maledetta audience, che è quella che porta i soldi in cassa, quindi se i suoi film passano in tv, passano sempre ad orari improbabili, magari in piena notte, ossia quando la tv non la guarda quasi nessuno. E allora proviamo noi, nel nostro piccolissimo, ad incuriosirle un po’ le nuove generazioni che forse non conoscono questo genio del 900. Charlie, che era in grado di fare moltissime cose (mica per niente è sostanzialmente uno degli inventori del Cinema come lo intendiamo oggi), principalmente però, aveva inventato un personaggio, “il vagabondo”, che in Italia chiamiamo generalmente “Charlot”, che film dopo film, si trovava nelle situazioni comiche più disparate, ove ne combinava di tutti i colori e gliene capitavano di tutti i colori. Ma il bello è che nell’interpretarlo, oltre a delle gag e a delle pantomime geniali da tutti i punti di vista, è riuscito a raccontare le diverse sfaccettature, belle e brutte, della vita e dell’umanità. Con raffinatezza, con intensità e con leggerezza, con gioia e con malinconia, con concretezza e con poesia. Guardando i suoi lavori, soprattutto quelli più “autoriali” e con trame più lunghe delle sue iniziali e brevi “comiche”, si potevano avere lacrime agli occhi sia per le grasse risate e sia per la grande commozione.

Non si trattava affatto di un semplice attore comico, perché i temi dei suoi film erano sempre orientati ad una riflessione sulla condizione umana, soprattutto quella dei più deboli. Mettevano in qualche modo in discussione tutte le fragilissime e posticce certezze della modernità. Sono ancora oggi, e forse anche più di allora, tremendamente attuali. Ha anticipato molto di tutto quello che poi è avvenuto. In buona sostanza i suoi film ci hanno raccontato chi siamo e dove stiamo andando, quali sono i motivi e gli obbiettivi, giusti e sbagliati, che ci guidano nella nostra piccola e insulsa esistenza. Non usava molti escamotage narrativi, di quelli un po’ ostici da capire, o che magari portano a riflessioni più “alte” solo post visione, in genere le sue opere sono molto dirette e immediate, e hanno una semplicità di fondo che le rende comprensibili anche ai bambini (che ai suoi tempi lo adoravano quanto gli adulti). E il ragazzino di oggi, quello di cui sopra, potrebbe risponderci o chiederci, forse, se in sostanza questo artista è una specie di Totò. Ecco, quello in effetti è un altro genio del 900 e, nonostante le dovute differenze di contesto, vi è in effetti qualche piccola analogia, ma Totò purtroppo è rimasto sostanzialmente entro i confini italiani. “Italiani” intesi sia come nazione che come precisa identità culturale. Chaplin invece ha respirato l’arte del cinema in un modo molto più ampio, infatti metaforicamente ha “vagabondato” per il mondo ed è arrivato in ogni dove. Lui è morto 40 anni fa, ed era già molto anziano, ma le sue opere lo hanno reso immortale e soprattutto universale. E nel tempo hanno persino messo un po’ in disparte le riflessioni sulla sua vita sentimentale travagliata con ragazze troppo giovani per lui, e le accuse ricevute per una supposta vicinanza ad idee filo comuniste. E’ così strano oggi, pensare che era nato alla fine del secolo 800, quattro giorni prima di Hitler, sul set ne portava gli stessi strani baffetti (in realtà Chaplin li portava già da molto prima dell’ascesa del dittatore tedesco sanguinario), e ha anche realizzato un film, “il grande dittatore”, dove con una incredibile eleganza ridicolizzava il dittatore vero. Il secolo 900 ha dato all’umanità tante cose brutte: due guerre mondiali, tante altre guerre in tante parti del mondo, bombe atomiche, incidenti nucleari, dittature, milioni di morti un po’ ovunque, inquinamento, alienazione e mercificazione industriale del genere umano, la diffusione delle droghe su scala mondiale, ecc. Ma tra le poche cose belle che ci ha dato, uno dei doni più belli è sicuramente stato il suo straordinario talento, che attraverso la fisiologica ridicolizzazione del dramma ha toccato, divertito, commosso e accarezzato l’anima di

ognuno di noi. Per invitare le nuove generazioni a guardare i suoi film, bisogna raccontargli che Charlie Chaplin, e il suo “Charlot” in particolare, sono il primo motivo per cui bisognerebbe amare il Cinema. Bisogna anche oggi guardare i suoi film, perché Charlot sei tu, Charlot sono io, Charlot siamo tutti noi.

 

Crazeology

 

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NOTE:

1 - Questo articolo è pubblicato anche nel Freepress cartaceo JUVETORO del 23-12-2017 (Juventus-Roma), a pagina 15 (pagina culturale). Per scaricare e salvare GRATUITAMENTE una copia in PDF dell'INTERO giornale, clicca sul tasto rosso in basso nella pagina che si apre cliccando qui:

https://www.file-pdf...uve-roma-bassa/

 

2- Il titolo e il sottotitolo li ha fatti il titolista del giornale, non sono miei. 

 

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Un po' di piccole schegge...  

 

 



#1164 Edgar 74

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Inviato 16 aprile 2018 - 11:36

http://www.repubblic...0-C4-P1-S1.4-T1

 

È morto Ronald Lee Ermey, maggiore Hartman in 'Full Metal Jacket'

 

 

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Aveva 74 anni. Golden Globe per il suo ruolo nel film di Kubrick

 

"Se voi signorine finirete questo corso sarete un'arma, sarete dispensatori di morte, pregherete per combattere ma fino a quel giorno siete uno sputo, la più bassa forma di vita che ci sia nel globo, non siete neppure fottuti esseri umani, sarete solo pezzi informi di materia organica comunicamente detta merda". L'attore Ronald Lee Ermey, noto ai più per aver interpretato il brutale sergente maggiore Hartman nel capolavoro Full Metal Jacket, è morto all'età di 74 anni. A dare il triste annuncio è stato via Twitter il suo manager di lunga data, Bill Rogin: "È con enorme dispiacere che mi duole informarvi che R. Lee Ermey (The Gunny) è morto questa mattina a causa di alcune complicazioni dovute a una polmonite. Mancherà moltissimo a tutti noi".

Oltre che per il suo ruolo più famoso nel capolavoro di Stanley Kubrick del 1987, che gli è valso una nomination al Golden Globe come Miglior attore non protagonista, Ermey era conosciuto per aver vestito i panni anche di altre figure autoritarie. È stato il sindaco Tilman nel film Mississippi Burning - Le Radici dell'Odio del 1988, il capitano di polizia in Seven del 1995, il capo ufficio Frank Martin in Willard il paranoico del 2003, il sadico sceriffo Hoyt nel remake di Non aprite quella portadiretto da Marcus Nispel e ha prestato la sua voce al Sergente, il comandante dei soldatini verdi di plastica nella saga di Toy Story.

Prima di intraprendere la carriera cinematografica Ermey è stato sergente della Marina e d'artiglieria ed è stato istruttore tra il 1961 e il 1972 dove ha accumulato l'esperienza che poi gli è servita nel film di Kubrick. Per un anno nel 1968 è stato stanziato a Okinawa, in Giappone finché è stato inviato in Vietnam dove ha combattuto per 14 mesi. Il suo primo ruolo cinematografico è stato in Apocalypse Now (1969), mentre si trovava nelle Filippine come studente, per Francis Ford Coppola ha interpretato un elicotterista ma è stato anche consulente tecnico. Lascia la moglie e quattro figli.

 

Maggiore... Sergente, non maggiore...  :facepalm:  :facepalm:  :facepalm:



#1165 SVPPB

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Inviato 16 aprile 2018 - 19:28

Sergente Maggiore, gnuranti :facepalm:

RIP :lode:

Vi ammazzo a forza di ginnastica, vi faccio venire i muscoli al buco del culo, che ci potrete succhiare il latte senza cannuccia!

Strano, io ho sempre saputo che nel Texas ci nascono solo tori e checche, soldato Cowboy. Tu l'aria del toro non ce l'hai manco un po' e quindi il cerchio si restringe

rotfl:

RIP :lode:

Messaggio modificato da SVPPB, 16 aprile 2018 - 19:34


#1166 BiancoeNero

BiancoeNero

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Inviato 16 aprile 2018 - 21:33

Rip




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