Vai al contenuto

Benvenuti sul nostro Forum!

Accedi o Registrati per avere pieno accesso alla nostra community bianconera.

Foto
- - - - -

La Juventus E Le Coppe Europe: Una Storia Difficile, Di A. Pavanello


  • Per cortesia connettiti per rispondere
49 risposte a questa discussione

#1 paola

paola

    Kapa

  • Amministratore
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 154703 messaggi
  • Sesso:Femmina

Inviato 17 aprile 2021 - 07:25

La Juventus e le Coppe Europe: una storia difficile

 

Parte I: Gli anni ’30 e la Coppa Europa Centrale

 

juveed..jpg

 

Di A.Pavanello


La Juventus iniziò a brillare nelle competizioni italiane fin dagli albori (giacché il primo Scudetto fu vinto dalla squadra già nel 1905); in campo internazionale invece le cose furono ben più complesse: infatti, malgrado numerose partecipazioni, si dovette aspettare la fine degli anni ’70 per vedere finalmente i bianconeri sollevare un trofeo. 


La tormentata storia dei bianconeri con le Coppe Europee, inizia con la Coppa Europa Centrale, creata dalla Federazione Internazionale nel 1927. I club partecipanti alla prima edizione però furono solo austriaci, ungheresi, cecoslovacchi, all’epoca tuttavia considerati come l’élite del calcio continentale, con l’aggiunta della Jugoslavia.

Su iniziativa di Arpinati, gerarca e “padrone” del calcio italiano, l’Italia chiese di partecipare alla competizione e nel 1929, le furono attribuiti due posti, in sostituzione della Jugoslavia.
Tuttavia non fu chiaro quali fossero i criteri di selezione per i club invitati e così la Federazione convocò quattro club, in altre parole la Juventus, l’Inter (all’epoca Ambrosiana), il Genoa e il Milan per disputare due match di qualificazione. I vincitori avrebbero potuto partecipare alla competizione.  
La Juventus batté l’Inter e fu la prima a qualificarsi, Genoa e Milan invece finirono in parità e, mancando il tempo per organizzare una bella, si ricorse al sorteggio che premiò i grifoni.

La data del 23 giugno 1929 è da considerarsi storica, perché è la prima partecipazione dei bianconeri a una competizione europea. Sul campo di Torino, i bianconeri furono opposti allo Slavia Praga. La partita fu dura, ma la squadra riuscì a imporsi; i giocatori fecero festa, ma la qualificazione era tutt’altro che assicurata, poiché i bianconeri non erano abituati ai doppi match e nella partita di ritorno, crollarono. Se il primo tempo fu piuttosto equilibrato, alla ripresa lo Slavia aprì le marcature rapidamente per poi raddoppiare al ventitreesimo minuto (anche se i giocatori juventini contestarono il gol, protestando per un presunto fuorigioco); demoralizzata dal doppio svantaggio, la formazione bianconera si arrese e subì il terzo gol. 

Due anni dopo, la Juventus ritrovò la Coppa: la squadra era reduce dallo Scudetto, grazie al trio Combi-Rosetta-Caligaris, ma anche ai centrocampisti Varglien, Bertolini e agli attaccanti Orsi, Cesarini e Ferrari.
La squadra di Carcano affrontò nei quarti di finale lo Sparta Praga, forse meno brillante tecnicamente dello Slavia, ma altrettanto temibile collettivamente.

Il match di andata fu ancora una volta molto duro: dopo l’illusorio gol di Cesarini, gli ospiti pareggiarono e solo il definitivo vantaggio di Munerati consentì qualche speranza.
La partita di ritorno fu ancora una volta difficile e il gol dei padroni di casa costrinse i bianconeri allo spareggio, programmato a Vienna dopo la pausa estiva.
La Juventus tuttavia non riuscì a dare il meglio di sé, a causa del comportamento nervoso di alcuni giocatori: Cesarini e Caligaris, autori di falli plateali furono espulsi e lo Sparta poté agilmente rimontare l’illusorio vantaggio di Orsi e dilagare nel secondo tempo, prima dell’inutile 2-3 di Ferrari. Ancora una volta un’eliminazione bruciante. 

L’anno successivo (1932) le cose andarono meglio per i bianconeri, almeno agli inizi. Lo Scudetto in saccoccia, la Juventus affrontò il Ferencvaros e s’impose facilmente (4-0), ipotecando così il passaggio al turno. La partita di ritorno vide una parziale rimonta dei padroni di casa, ma non sufficiente per rimettere in discussione il risultato finale.
La squadra di Carcano così passò al turno successivo per affrontare di nuovo lo Slavia Praga.
Il contesto in cui si svolse il match fu più simile ad una bolgia, con un pubblico numeroso e assiepato ai bordi del terreno.
La formazione ospite, ebbe un gioco fin dall’inizio violento e la Juventus si adeguò…  
In una situazione ove accadde di tutto, a rimetterci fu il gioco e la Juventus. I bianconeri alla fine del primo tempo erano già sotto di due gol e subirono gli altri due alla ripresa. L’atmosfera divenne incandescente dopo che lo Slavia segnò il terzo gol: risse continue e fallo di Cesarini, che poi sarà espulso. I padroni di casa arrotondarono poi il punteggio in quella che ormai era divenuta una bolgia.
Nel match di ritorno furono prese delle misure di sicurezza eccezionali per l’epoca e la partita sembrò mettersi al meglio, giacché la Juventus, grazie a Cesarini e Orsi, era già sul 2-0. A inizio ripresa però il portiere dello Slavia, fu colto da malore e dopo una decina di minuti il club ospite decise di ritirarsi.
I bianconeri andarono in vacanza; spettava ora alla Federazione pronunciarsi sul caso, ma la società era convinta di poter disputare la finale. Una finale tutta italiana, perché l’altra finalista era il Bologna.  
Il 16 agosto vi fu il colpo di scena: il comitato organizzatore della Coppa escluse Juventus e Slavia, assegnando la coppa al Bologna. La Juventus tentò di ricorrere contro la decisione, ma fu invano; vani furono anche i tentativi dei dirigenti del Bologna di far organizzare nuovamente l’incontro tra Slavia e Juventus.

Nel 1933, la Juventus, Campione d’Italia, partecipò nuovamente alla Coppa e affrontò l’Ujpest a Budapest. Il match terminò con un 4-2 per i bianconeri, che poterono preparare tranquillamente il ritorno e in effetti, così fu: festival del gol con un Orsi scatenato, autore di ben quattro reti. Il risultato finale fu di 6-2, il che voleva dire passaggio alle semifinali contro l’Austria Vienna. Il match di andata si svolse al Prater, ma gli avversari si dimostrarono assai più forti collettivamente, segnando ai primi minuti del primo tempo e opponendosi agli attacchi degli ospiti. All’inizio del secondo tempo il raddoppio, l’espulsione di Monti verso la fine del secondo tempo costrinse la Juventus a giocare in inferiorità numerica e gli avversari ne approfittarono per fissare il punteggio sul 3-0.
Il ritorno a Torino non cambiò le cose, fu solo un pareggio (1-1) che lasciò ancora una volta la Juventus fuori dalla finale.

Nel 1934, con la Coppa del Mondo appena disputata e vinta, la Juventus dal canto sua, ancora Campione d’Italia, affrontò il Teplitzer, club emergente dell’allora Cecoslovacchia. Da notare che un turno supplementare fu introdotto, per cui la competizione iniziò dagli ottavi.
I bianconeri dopo essersi imposti in casa per 4-2 (grazie a Borel II), si imposero di misura nella gara di ritorno  
Il turno successivo è l’Ujpest a dover contendere ai bianconeri la qualificazione alle semifinali; tuttavia furono due match senza storia: 3-1 per i bianconeri all’andata a Budapest e 1-1 nel match di ritorno.
Dopo una pausa di ben quindici giorni, si ritornò in campo per le semifinali, ma il contesto internazionale, già di per sé preoccupante, prese il sopravvento sul calcio. A Vienna, il Cancelliere austriaco Dollfuss venne assassinato dai nazisti. Vienna dove appunto la Juventus doveva giocare con l’Admira…
In un clima da guerra civile il match si svolse ugualmente, ma le comunicazioni vennero interrotte e il risultato fu possibile conoscerlo solo dopo che la squadra e i cronisti al seguito poterono ritornare in Italia: sportivamente fu una sconfitta pesante per i bianconeri (3-1), che mai riuscirono a contrastare i padroni di casa, malgrado il loro impegno per tutta la gara.
Gli austriaci furono però più abili a sfruttare le occasioni presentatisi…
La speranza di un ribaltamento nel match di ritorno si vanificò verso la fine del primo tempo, quando gli ospiti accorciarono le distanze. Il punteggio rimase così fissato sul 2-1. Una vittoria che per la Juventus fu perfettamente inutile.

Nel 1935, nuovo tentativo dei bianconeri, vincitori del loro quinto titolo. Avversario di turno il Viktoria Pilsen; nella gara di andata, contro un avversario tecnicamente inferiore, i bianconeri seppur distratti, ottennero un 3-3. Il passaggio del turno fu comunque assicurato da Borel II e Ferrari, che permisero un comodo 5-1.
Nemmeno i quarti riservarono grosse sorprese a Borel e compagni: l’Hungaria, battuta in casa 3-1, non riuscì che a pareggiare nel match di ritorno (1-1).
La semifinale vide i bianconeri opposti allo Sparta Praga, che già li aveva eliminati nel 1931. Prima della partita di andata, giunse improvvisa la notizia della tragica morte di Edoardo Agnelli. La squadra, terribilmente scossa, non poté giocare con la giusta concentrazione e i locali s’imposero 2-0.
Tuttavia nel match di ritorno, una Juventus vogliosa di riscatto e di rendere omaggio allo scomparso presidente, giocò una partita impeccabile e a lungo la qualificazione sembrò acquisita, quando il gol degli ospiti nel finale rinviò tutto allo spareggio.
A Basilea, dove si disputò la bella, purtroppo i bianconeri non ripeterono la precedente performance e subirono una pesantissima sconfitta; già sotto di tre gol alla fine del primo tempo (subendo peraltro due gol nel giro di due minuti), crollarono definitivamente nella ripresa; risultato: 5-1 e amaro ritorno in Italia.

Dopo un’assenza di tre anni, la Juventus ritrovò la Coppa Europa Centrale, nel 1938; secondo le regole vigenti, il vincitore della Coppa Italia poteva partecipare alla competizione e giustappunto i bianconeri avevano vinto tale Coppa. Ma la squadra che si presentò al via era molto diversa…del quinquennio ormai non restavano che Depetrini, Monti e Varglien, peraltro già in là con gli anni. Se il nuovo trio difensivo, Bodoira-Foni-Rava, non faceva rimpiangere il Combi-Rosetta-Caligaris, in attacco solo Gabetto pareva essere sopra la media.  
L’Hungaria costrinse i bianconeri a un 3-3, specie perché la squadra dopo l’iniziale vantaggio si adagiò; ma la qualificazione non fu in discussione anche grazie al 6-1 del ritorno.  
Il turno successivo, contro il Kladno, una Juventus non insuperabile s’impose 4-2 all’andata e 2-0 al ritorno (doppietta di Gabetto).  
Tuttavia alle semifinali, il tenore dell’avversario cambia: si tratta del Ferencvaros; a Torino i bianconeri vinsero di misura, 3-2, il che lasciò aperti tutti gli scenari, anche quelli meno favorevoli.
E difatti a Budapest, una formazione assai difensiva (Gabetto non giocò) subì il gioco del Ferencvaros e fu logicamente sconfitta (2-0).

Per i bianconeri si trattò dell’ultima partecipazione alla Coppa e si tratta pure dell’ultima edizione completa del torneo.
Nel 1939 la guerra impedì' lo svolgimento della competizione.
Per rivedere la Juventus in una coppa europea, bisognerà aspettare gli anni cinquanta…



#2 Jen84

Jen84

    gia pilota Auto Union

  • Utenti
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 1467 messaggi
  • Sesso:Maschio
  • Luogo:Ferrara
  • Interessi:Fantascienza, automobilismo e poi Juve, Juve ed Juve!!!!!

Inviato 17 aprile 2021 - 14:47

questi articoli sono strordinari (e lo dice chi, per diletto, ha raccolto cronaca e risultati di tutte le competizioni automobilistiche per vetture con ruote scoperte dal 1878 al 1942.......)



#3 Stejuve

Stejuve

    Allievi

  • Utenti
  • StellettaStellettaStelletta
  • 531 messaggi
  • Sesso:Maschio
  • Luogo:Puglia

Inviato 17 aprile 2021 - 15:16

Bellissimo articolo. Purtroppo conferma la nostra idiosincrasia per le competizioni europee, specie quando giochiamo in trasferta su campi difficili

#4 gildo75

gildo75

    Prima Squadra

  • Coordinatore
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 32294 messaggi
  • Sesso:Maschio

Inviato 18 aprile 2021 - 11:34

In quel primo decennio di partecipazioni europee scorgo una Juve alquanto svogliata...

Ps.: Ferencvaros-Juve del 1938 ha gettato il seme del difensivismo speculativo dei bianconeri in Europa. rotfl:

#5 iena

iena

    Prima Squadra

  • Utenti
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 13319 messaggi
  • Sesso:Maschio

Inviato 18 aprile 2021 - 11:46

In quel primo decennio di partecipazioni europee scorgo una Juve alquanto svogliata...

Ps.: Ferencvaros-Juve del 1938 ha gettato il seme del difensivismo speculativo dei bianconeri in Europa. rotfl:

devi aspettare i '50 meglio il 1/10/1958.

 

Quella è la data della "programmazione"; della dichiarazione di intenti... rotfl:



#6 Manuju

Manuju

    Gaetano Scirea unico grande vero juventino. LA LEGGENDA

  • Utenti
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 22646 messaggi
  • Sesso:Maschio
  • Luogo:San Severo (Foggia)
  • Interessi:I miei figli,Le belle donne,la Juve,la musica,la buona cucina:

Inviato 19 aprile 2021 - 09:29

devi aspettare i '50 meglio il 1/10/1958.

 

Quella è la data della "programmazione"; della dichiarazione di intenti... rotfl:

intendi il 7-0?



Articolo meraviglioso di una storia di una Coppa che all'epoca era considerata la Champions League attuale e che oggi mi sembra non mettono nemmeno nei titoli internazionali vinti come competizioni UEFA.

A proposito ma questa infatti non lo era come competizione UEFA.

 

La Storia è questa e mentre scrivo c'è in atto un cambiamento radicale voluto proprio in primis da Florentino Perez il masimo rappresentante delle vittorie in Champiobs League e Andrea Agnelli il massimo delle finali perse.

 

Sta nascendo la Superlega e mi auguro che serva a cambiare per sempre la nostra storia con le competizioni internazionali.



#7 paola

paola

    Kapa

  • Amministratore
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 154703 messaggi
  • Sesso:Femmina

Inviato 19 aprile 2021 - 11:41

è un lavoro unico in tutto ... ci vuole tempo e passione 

 

però dimostra come già storicamente la juve ha dato precedenza alle competizioni nazionali, una scelta...

 

grazie



#8 gildo75

gildo75

    Prima Squadra

  • Coordinatore
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 32294 messaggi
  • Sesso:Maschio

Inviato 12 maggio 2021 - 07:10

La Juve e le Coppe, parte II: la nascita delle Coppe Europee (anni ’50 e ’60)
LogoJuveanni40_71.jpg

di A. Pavanello
 
Dopo il periodo bellico che travolse l’Europa, se le competizioni nazionali ripartirono rapidamente, bisognò pazientare per ritrovare dei tornei internazionali.
La Juventus, nuovamente in mano ad un Agnelli, Giovanni, dopo aver vinto il campionato nel 1949/50, nella stagione successiva fu invitata a partecipare a un torneo internazionale, abbozzo di quella che sarà la Coppa dei Campioni: si tratta della “Copa Rio”, che si svolse in Brasile, a Rio de Janeiro. I partecipanti, oltre ai bianconeri, furono, il Vasco da Gama, lo Sporting Lisbona, l’FK Austria, il Nacional CF, l’SE Palmeiras, l’Olympique Club Gymnaste de Nice e l’FK Crvena Zveda (Stella Rossa di Belgrado). La competizione riunì tutti i partecipanti Campioni nei rispettivi Paesi e suddivisi in vari gruppi.
 
La Juventus si ritrovò nel “gruppo Sao Paolo” con Palmeiras, Nizza e Stella Rossa di Belgrado; gli uomini di Carver vinsero tutti gli incontri e finirono il girone al primo posto. In semifinale i bianconeri ritrovarono l’Austra Vienna, vecchio avversario dell’epoca della Coppa Europa Centrale, ma questa volta le cose andarono diversamente. Gli austriaci, dapprima in vantaggio, furono raggiunti grazie a Muccinelli; la doppietta di Praest avrebbe potuto qualificare la Juventus, ma alla fine fu 3-3 dopo il rigore vittorioso di Stojaspal.
Si dovette così disputare la bella, vinta confortevolmente da Viola e compagni (3-1).  
In finale i bianconeri affrontarono il Palmeiras a San Paolo. I locali s’imposero di misura all’andata e il match di ritorno non fu sufficiente a ribaltare le cose: in vantaggio con Praest fino alla fine del primo tempo, i bianconeri furono prima raggiunti a inizio della ripresa (particolarmente sfortunato Viola che aveva parato un tentativo insidioso, ma un altro giocatore segnò col portiere  a terra); Boniperti ridiede speranza ai suoi compagni, ma al 32’ il pareggio del Palmeiras fissò il risultato sul 2-2 e gli attacchi della Juventus non riusciranno a modificare il risultato.
 
L’anno successivo, il club, nuovamente Campione partecipò a un’altra competizione internazionale, la Coppa Latina che riuniva i Campioni di Spagna, Francia, Portogallo e appunto Italia. Il torneo si svolgeva contemporaneamente nei quattro paesi coinvolti e consisteva solamente in una semifinale e una finale. 
La Juventus si presentò a Parigi per contendere al Barcellona l’accesso alla finale, ma l’incontro non lasciò scampo a Viola, Boniperti e compagni. La partita fu in salita da subito: sotto di un gol dopo appena tre minuti, i bianconeri subivano il raddoppio al ventesimo. Il gol di Boniperti prima dell’intervallo fece sperare in una reazione migliore nel secondo tempo…reazione che non ci fu, poiché i catalani segnarono il terzo gol su calcio di rigore (anche se i giocatori della Juve contestarono il fallo) al quinto di gioco e il quarto gol arrivò cinque minuti dopo. I bianconeri, che fallirono pure un rigore, accorciarono le distanze con Boniperti. Ancora una volta una finale mancata.
Boniperti e compagni si consolarono con la finale per il 3° posto, battendo lo Sporting Lisbona per 3-2, grazie ai gol di Boniperti, Hansen e Vivolo…
 
Bisogna attendere il 1958 per vedere la Juventus partecipare a una competizione nazionale ufficiale dell’UEFA; nel 1955 era, in effetti, stata creata la Coppa dei Campioni cui partecipavano tutti i club Europei vincitori dei rispettivi campionati. Tale torneo era più esteso rispetto alla Coppa Europa Centrale o alla Coppa Latina.   
Vincitrice del Campionato 1957/58, la Juventus presieduta dal fratello di Giovanni, Umberto Agnelli, partecipò per la prima volta della sua storia alla competizione. L’avversario del turno preliminare fu lo Wiener SK.
La partita di andata sul campo di Torino fu relativamente agevole per i bianconeri, grazie ad uno scatenato Sivori, autore di una tripletta (gli ospiti segnarono comunque il gol del momentaneo pareggio) e questo induceva a un certo ottimismo per il match di ritorno.
Invece fu un disastro…la formazione allenata da Depretrini si chiuse in difesa fin dagli inizi. I padroni di casa, sospinti dal pubblico, andarono in vantaggio alla mezz’ora, per poi raddoppiare nove minuti dopo; al 38’, il terzo gol. Il gioco si fece pure violento e si rischiò la zuffa. L’unico tentativo di attacco bianconero avvenne al 13’, quando Charles calciò poco sopra la barra trasversale; cinque minuti dopo gli austriaci segnavano il quarto gol e da allora la formazione torinese lasciò fare tutto agli avversari; il quinto gol fu una ripetizione del quarto, ci si mise pure Colombo, che stese platealmente la mezz’ala in area di rigore. Il supplizio ebbe fine al 40’ col settimo gol. La partita finì ancora con un accenno di zuffa e la polizia austriaca che dovette scortare i giocatori bianconeri fuori dal terreno.
 
Due anni dopo, con un nuovo Scudetto in saccoccia, la formazione allenata da Carlo Parola (che fino a pochi anni prima aveva vestito la maglia bianconera), ritentò l’avventura in Coppa Campioni, purtroppo con lo stesso esito negativo: eliminazione al primo turno, stavolta a causa del CSKA Sofia. La partita di andata aveva visto i bianconeri imporsi 2-0, grazie a Lojodice e Sivori, ma i problemi avvennero ancora una volta al ritorno: la squadra subì troppo le iniziative dei padroni di casa. In vantaggio fin dal primo tempo, i romeni raddoppiarono dopo dodici minuti dall’inizio della ripresa e dilagarono nel corso del match. Unico gol bianconero, quello di Nicolé poco prima della fine della partita…
 
L’anno successivo, nuovamente qualificata, una Juventus da fine ciclo (Boniperti si era ritirato, Sivori e Charles mostravano gli acciacchi) riuscì a passare il turno preliminare, non senza soffrire. Di fronte ai greci del Panathinaikos, i bianconeri pareggiarono il match di andata e s’imposero nell’incontro di ritorno, non senza difficoltà: doppiamente in vantaggio nel primo tempo, la squadra si adagiò poi permettendo agli ospiti di ridurre le distanze e di insidiare la difesa bianconera fino all’ultimo.
Al primo turno, i bianconeri affrontarono il Partizan e dopo essersi imposti a Belgrado per 2-1, vinsero ancor più facilmente (5-0) a Torino nella gara di ritorno.
La Juventus accedette così ai quarti di finale, dove la aspettava un avversario temibile: il Real Madrid.
Nella prima gara, a Torino, furono gli spagnoli a vincere grazie a Di Stefano, ma la Juventus pareggiò i conti vincendo sul campo di Madrid, con un gol di Sivori.
Si dovette ricorrere alla bella per decretare la semifinalista: sul neutro di Parigi, la Juventus riuscì a giocare all’altezza degli spagnoli per un tempo, pareggiando l’iniziale vantaggio madrileno. Tuttavia a metà del secondo tempo Dal Sol (che in seguito sarebbe diventato bianconero) riportò in vantaggio i bianchi; il gol inferse un duro colpo ai bianconeri e il Real segnò il definitivo 3-1 verso la fine della gara.
 
Nella stagione 1963/64, la Juventus partecipò alla Coppa delle Fiere. Tale competizione nacque nel 1955 su iniziativa del vicepresidente della FIFA, del segretario della Football Association e dal presidente della FIGC. Lo scopo principale era di generare introiti al rilancio economico delle città che avevano subito ingenti danni durante la seconda guerra mondiale; la particolarità della Coppa Fiere è che vi partecipavano solo squadre di città ove si tenevano delle fiere internazionali (secondo il progetto del Piano Marshall). La formula dapprima fu triennale, ma dal 1960 divenne annuale: la Coppa Fiere prevedeva l’eliminazione diretta.
  
Nei sedicesimi di finale la Juventus affrontò l’OFK Belgrado e fu necessaria una bella per decidere la qualificazione. I bianconeri avevano vinto la partita di andata 2-1, perdendo quella di ritorno con lo stesso identico punteggio. Fu grazie ad un gol di Menichelli all’82simo minuto che la squadra poté qualificarsi per il turno successivo e affrontare l’Atletico Madrid. Vincitrice nel match di andata, la Juventus s’impose anche a Madrid, piegando le sorti della gara già nei primi minuti del primo tempo.
In semifinale il Saragozza si rivelò ben più ostico: nella partita di andata, una squadra bianconera rinunciataria subì tre gol, prima di accorciare le distanze a venti minuti dal termine, grazie a Del Sol e Dell’Omodarme. Il risultato lasciò qualche speranza, ma nella gara di ritorno non ci fu spazio per nessun miracolo, con gli spagnoli chiusi in difesa e gli avversari che attaccarono sterilmente. Nel secondo tempo poi gli animi si surriscaldarono e l’incontro “divenne una mischia” secondo Vittorio Pozzo. Alla fine fu 0-0 e ancora una volta la Juventus fu eliminata.
 
L’anno successivo (1964/65) la formazione del neoallenatore Heriberto Herrera e del suo “movimiento”, partecipò nuovamente alla competizione.
Dopo aver eliminato ai trentaduesimi l’Union Saint-Gilloise (entrambi i match videro vittoriosi i bianconeri, anche se di misura), i bianconeri eliminarono lo Stade Français (dopo aver pareggiato 0-0 l’andata; decisivo fu il gol di da Costa al 49’).
Agli ottavi di finale, la Juventus affrontò il Lokomotiv Plovdiv e fu necessaria non solo una bella (i due incontri erano terminati in parità), ma addirittura i tempi supplementari per decretare il vincitore: i bianconeri, in vantaggio con Sivori, erano stati poi raggiunti e sarà ancora l’argentino a segnare il gol decisivo.A causa del numero di squadre iscritte inizialmente al torneo (48), ai quarti ne rimasero solo sei, per cui fu necessario il sorteggio: gli uomini di Heriberto Herrera furono così sorteggiati e passarono automaticamente alle semifinali, per affrontare l’Atletico Madrid, peraltro già battuto l’annata precedente. Il doppio confronto non lasciò spazio a sorprese, con i bianconeri che dominarono gli spagnoli per 3-1 in entrambe le gare.    Per la prima volta nella sua storia, la Juventus accedeva così a una finale di coppa europea: avversario il Ferencvaros dal prestigioso passato. La finale unica si svolse a Torino, ma questo non fu di alcuna utilità alla squadra: in una partita dominata più dalle difese che dagli attacchi, privata di Sivori (già era in atto la “guerra intestina” tra il focoso attaccante e l’allenatore), mai i bianconeri sembrarono poter anche solo dominare la partita. Furono soprattutto la stanchezza e l’esperienza dei magiari a fare la differenza e alla mezz’ora del secondo tempo il Ferencvaros segnò l’unico gol (ma decisivo) dell’incontro.Nel 1965/66, la prima partecipazione della Juventus alla Coppa delle Coppe, competizione nata nel 1960 e riservata ai vincitori delle Coppe nazionali; tuttavia non si può dire che questa prima esperienza si rivelò soddisfacente per la squadra: al primo turno i bianconeri si trovarono di fronte il temibile Liverpool e se riuscirono a vincere a Torino (gol di Leoncini verso la fine della gara), nel ritorno subirono costantemente la supremazia dei padroni di casa e furono incapace di fare un’azione. Il risultato fu un 2-0 già acquisito alla metà del primo tempo.  Nel 1966/67 la Juventus partecipò nuovamente all’edizione della Coppa delle Fiere. Dopo aver eliminato facilmente l’Aris Salonicco (2-0 all’andata e 5-0 al ritorno), i bianconeri ebbero gioco facile pure col Vitor Setubal (3-1 a Torino e 2-0 a Lisbona). De Paoli, Zigoni e compagni affrontarono agli ottavi il Dundee: la vittoria per 3-0 fu sufficientemente rassicurante in vista del ritorno e la vittoria degli olandesi, con un gol segnato verso la fine della partita non cambiò le cose.  Ai quarti di finale, i bianconeri trovarono sulla loro strada la Dinamo Zagabria. A Torino, la Juventus non poté far di meglio che pareggiare (2-2), dopo essere stata in svantaggio. Il ritorno a Zagabria fu deludente: mai Zigoni e compagni furono in grado di impensierire i padroni di casa, subendo il gol dello svantaggio nei primi minuti del primo tempo e altri due verso la metà del secondo e a gara in pratica conclusa. Pozzo, che seguì la partita, scrisse “la Juventus deve avere una specie di allergia per la Coppa delle Fiere. Pare che ne rifugga quasi”.La stagione 1967/68 vide il ritorno della Juventus in Coppa dei Campioni. La formazione di Heriberto era riuscita l’anno precedente a vincere lo Scudetto sul filo di lana a discapito dell’Inter. Dopo aver eliminato l’Olympiakos (fu decisiva la gara di ritorno a Torino che vide i bianconeri imporsi 2-0) ed il Rapid Bucarest (ancora una volta decisivo il ritorno), più difficile fu affrontare l’Eintracht Braunschweig. Nella gara di andata i bianconeri persero di misura 3-2), al ritorno l’unica rete di Bercellino permise alla squadra di passare il turno e di accedere alle semifinali col Benfica.Tuttavia i lusitani, guidati dalla “Perla Nera” Eusebio, riuscirono a vincere in casa (anche se il risultato maturò solo nel secondo tempo) e anche a Torino (grazie ad Eusebio), nonostante l’insistenza della Juventus.L’anno successivo, la formazione di Herrera partecipò nuovamente alla Coppa delle Fiere, ma il risultato fu ancora una volta deludente: dopo aver facilmente eliminato il Losanna, i bianconeri furono eliminati ai sedicesimi dall’Eintracht Francoforte. La partita di andata terminò 0-0 e alla fine dei tempi regolamentari del ritorno, il punteggio era lo stesso: furono i supplementari a premiare i modesti tedeschi (tredicesimi del loro campionato), ma la formazione del tecnico del “movimiento” non riuscì mai veramente a impensierire gli avversari. Lo scenario si ripeté la stagione successiva, sempre in Coppa delle Fiere e a nulla valsero il cambiamento di allenatore e alcuni rinforzi: se il Lokomotiv Plovdiv si rivelò facile avversario e fu eliminato (3-1 all’andata e 2-1 al ritorno), il cammino in coppa dei bianconeri finì ai sedicesimi a causa dell’Herta Berlino. Nella partita di andata i bianconeri segnarono per primi, ma poi subirono la reazione tedesca, anche a causa di titolari assenti e per colmo di sfortuna,  dell’infortunio di Anastasi, autore del gol dell’iniziale vantaggio; alla fine fu 3-1 per i padroni di casa. Il ritorno vide una Juventus certo rabbiosa ma inconcludente e così l’incontro finì 0-0.La bacheca dei trofei internazionali restava ancora disperatamente vuota…

 

http://www.giulemani...lio.asp?id=6271

 



#9 Stejuve

Stejuve

    Allievi

  • Utenti
  • StellettaStellettaStelletta
  • 531 messaggi
  • Sesso:Maschio
  • Luogo:Puglia

Inviato 12 maggio 2021 - 08:20

Questo articolo spiega tante cose...

#10 paola

paola

    Kapa

  • Amministratore
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 154703 messaggi
  • Sesso:Femmina

Inviato 12 maggio 2021 - 08:29

lo credo anche io



#11 Edgar 74

Edgar 74

    capitano

  • Moderatori
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 73389 messaggi
  • Sesso:Maschio
  • Luogo:Nampara, Cornovaglia
  • Interessi:Grey Pass

Inviato 12 maggio 2021 - 08:49

Grande Alino. Splendido lavoro.



#12 vilostra

vilostra

    Rancoroso serie C

  • Utenti
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 6349 messaggi
  • Sesso:Maschio
  • Luogo:abruzzo

Inviato 12 maggio 2021 - 09:22

Storia maestra di vita ed i corsi e ricorsi di vichiana memoria stanno li a dimostrarlo.



#13 Antipatico

Antipatico

    Prima Squadra

  • Utenti
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 3452 messaggi
  • Sesso:Maschio
  • Luogo:Busto Arsizio (VA)

Inviato 12 maggio 2021 - 10:19

Pozzo, che seguì la partita, scrisse “la Juventus deve avere una specie di allergia per la Coppa delle Fiere. Pare che ne rifugga quasi”.

Meno male: l'allergia era solo per la Coppa delle Fiere ...   :dull:

 

Bell'articolo   ok:  


Messaggio modificato da Antipatico, 12 maggio 2021 - 10:20


#14 paola

paola

    Kapa

  • Amministratore
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 154703 messaggi
  • Sesso:Femmina

Inviato 13 maggio 2021 - 07:08

Meno male: l'allergia era solo per la Coppa delle Fiere ...   :dull:

 

Bell'articolo   ok:  

 

a me ha impressionato leggere questa parte della storia... perchè è rimasta una costante

 

ha fatto un grande lavoro Alain



#15 Edgar 74

Edgar 74

    capitano

  • Moderatori
  • StellettaStellettaStellettaStellettaStelletta
  • 73389 messaggi
  • Sesso:Maschio
  • Luogo:Nampara, Cornovaglia
  • Interessi:Grey Pass

Inviato 13 maggio 2021 - 09:00

Come ho sempre detto, ovviamente non con la maestria narrativa di Alain, è un fatto culturale. E' bene che ci siano persone preparate, che studiano la storia, a diffondere queste notizie, a riportare racconti persi nel tempo. Indro Montanelli diceva: un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente. Questa cosa la riscontro tutti i giorni, soprattutto parlando di Juve.






0 utente(i) stanno leggendo questa discussione

0 utenti, 0 visitatori, 0 utenti anonimi