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3596 risposte a questa discussione

#3586 Milena

Milena

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Inviato 22 aprile 2019 - 11:15

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Repubblica di qualche giorno fa 



#3587 Milena

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Inviato 22 aprile 2019 - 11:20

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#3588 Edgar 74

Edgar 74

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Inviato 20 settembre 2019 - 18:54

Per un Lebowskiano convinto come me questa rara incisione dei G'nR di Dead Flowers è tanta roba. L'avevo già sentita acustica dal vivo, Modena '93, e registrata su nastro da non so dove, ma questa "studio version" è veramente bella.

 



#3589 Edgar 74

Edgar 74

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Inviato 22 settembre 2019 - 09:03

https://www.lanazion...usica-1.4794838

 

E' in Toscana l'artigiano che realizza le chitarre per i big della musica  

 

Gli strumenti di Paoletti per i Guns’n Roses, Bon Jovi e Ligabue

 

 

Pistoia, 22 settembre 2019 - Le sue ‘Paoletti guitars’ sono chitarre elettriche apprezzate e richieste dai musicisti rock di mezzo mondo, utilizzate dai Guns’n Roses, Bon Jovi o dagli Europe, senza contare artisti testimonial come Ligabue o come i chitarristi di Vasco Rossi e di Laura Pausini. Eppure non tutti sanno che Fabrizio Paoletti, l’artigiano originario di Prato che le produce a mano dal 2009, ha la sua azienda a Quarrata. «Veramente prima eravamo a Montemurlo – precisa Paoletti – ma c’era bisogno di uno spazio più grande e più adatto e abbiamo deciso di trasferirci in questo immobile nella zona industriale di Quarrata». Come Fabrizio Paoletti sia arrivato all’intuizione che con l’artigianato Made in Tuscany poteva «invadere» il mercato di questo genere negli Stati Uniti, in Giappone e in Europa, è lui stesso a raccontarlo.

«Tutto è iniziato quando ero un semplice elettricista che amava le canzoni di De André – spiega – mi iscrissi a un corso di chitarra, ma mi resi conto che con la musica non avevo troppa affinità. Ero invece molto attratto dalla forma della chitarra, tanto che ebbi l’idea di provare a costruirne una per hobby». Dopo i primi tentativi mal riusciti, Paoletti realizzò le sue prime chitarre «ma solo per passatempo – dice –. Poi cominciai a farmi notare nell’ambiente e Maurizio Solieri, chitarrista di Vasco Rossi, volle una chitarra ‘fatta con il legno più vecchio possibile’ che io realizzai con vecchie assi recuperate nella cantina di mio nonno».

Da lì a farsi conoscere da altri musicisti, lasciare il lavoro di elettricista e fondare una ditta, il passo è stato breve «anche se all’inizio sono stati inevitabili i molti sacrifici», ammette Paoletti. Poi grazie anche alla preziosa collaborazione del giovane Filippo Martini di Quarrata, agente che cura le fiere internazionali come il Namm show di Los Angeles, è iniziata l’espansione negli Usa. Adesso la ditta, che lavora solo su esportazione, ha assunto un altro dipendente e arriva a produrre 350 pezzi all’anno, con un catalogo di oltre 50 modelli. «Sono chitarre apprezzate perché sono pezzi unici, prodotte qui da noi in modo artigianale, tagliate con estrema precisione dalla macchina e poi rifinite manualmente – chiarisce Paoletti –. Il pregio non sta solo nel suono ma anche nella bellezza dell’oggetto, che dà all’artista un’immagine ancora più rock».


Daniela Gori

© Riproduzione riservata

 



#3590 BiancoeNero

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Inviato 23 settembre 2019 - 18:36

Auguri The Boss

https://youtu.be/lZD4ezDbbu4

#3591 CRAZEOLOGY

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Inviato 08 ottobre 2019 - 17:35

Ci sono due modi per utilizzare la parola "BLUES". Uno è quello più stretto, e uno è quello più largo che racchiude al suo interno un po' tutti i generi della musica nera in generale. Una sorta di BLACK, diciamo.

In effetti la radice è sempre grossomodo il BLUES, ma poi le ramificazioni sono diventate tante. 

Il JAZZ è più o meno una di queste.

Billie Holiday cantava più il Jazz che il Blues. Questo articolo qua non lo avevo messo.

 

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60 anni fa l'addio a Billie Holiday

Nella sua voce c’era tutto il talento e il dolore del Blues

 

R-2306027-1275756069.jpeg.jpg  The-Hidden-World-Of-Billie-Holiday-Limit

 

 Si chiamava Eleanora Fagan, o Elinore Harris, ma il nome con cui è passata alla storia è Billie Holiday. Morì il 17 luglio del 1959, ed è una leggenda del Jazz e del Blues. Vista la recente ricorrenza, ci sembrava giusto ricordarla non appena il treno di JUVETORO fosse ripartito con la nuova stagione 2019/20. Ed ora finalmente quel momento è arrivato.

La piccola Eleanora ebbe una vita molto tormentata fin dall’inizio, perché i genitori furono praticamente assenti e lei crebbe con parenti vari. Subì uno stupro a 11 anni. Crebbe frequentando bordelli e ascoltando Jazz negli stessi. Divenne per breve tempo una prostituta, insieme a sua madre, nel periodo in cui approdò a New York per raggiungerla. Lavorava nel bordello più famoso di Harlem, poi finì in un penitenziario dopo una retata. In quella sede fu stuprata nuovamente e messa in isolamento. Fa tremare i polsi il pensiero che tutto questo, descritto solo molto brevemente e a grandi linee, avvenne che era ancora minorenne. Ma, uscita dal penitenziario, dopo essersi proposta come cantante in alcuni locali, cominciò finalmente la carriera che successivamente l’ha incastonata come una gemma nella storia della musica moderna. Appena 18enne era già una piccola star, e considerando il corso della sua intera carriera, pur con i fisiologici alti e bassi, collaborò con molti giganti del Jazz come Benny Goodman, Lester Young, Duke Ellington, Louis Armstrong, Count Basie, ecc.

Lei, va doverosamente ricordato, ebbe anche un’importanza storica di tipo sociale nella controversa storia degli States, perché nel 1939, non senza qualche dubbio iniziale sul progetto, cantò un brano che gli venne proposto, intitolato “Strange Fruit”, che divise fortemente il pubblico. La canzone parlava di uno strano frutto appeso a un albero, che in realtà era un uomo di colore impiccato da un gruppo di uomini bianchi. La sua scelta fu una vera e propria sfida alle leggi razziali dell’epoca, che però nel 1978 fece entrare il brano stesso nella leggenda vincendo, anche se molto a posteriori ovviamente, un Grammy Hall of Fame Award. Dal punto di vista del resto della sua vita privata, dalla fama in poi dunque, impossibile non accennare ai tre matrimoni falliti e inutili, e all’abuso costante di droghe e di alcool che l’ha lentamente portata nel baratro. Spesso, proprio per via delle droghe, ebbe a che fare con la giustizia, che la braccava volentieri per creargli difficoltà. A questo proposito tocca ringraziare sarcasticamente anche il celebre, quanto terribile e vendicativo, capo dell’FBI dell’epoca J.Edgar Hoover.

Eppure, nonostante la sua vita avesse diversi tipi di disordine, e la sua carriera ne risentì, tutto sommato il suo carattere molto forte e combattivo gli ha fatto ugualmente collezionare molti successi. Alcuni di questi ogni tanto fanno capolino tuttora in qualche spot pubblicitario, o nel repertorio dei cantanti del genere Jazz in generale. 9106239.jpgLa Holiday aveva infatti un orecchio musicale molto fine, e un modo di interpretare i brani che ha ispirato intere generazioni di cantanti Jazz nel corso del tempo. Certo, forse con “le orecchie di oggi” il suo canto può sembrare molto fuori moda, quasi un lungo e doloroso lamento, rispetto alle voci e alle interpretazioni a cui siamo abituati accendendo una radio o una tv.

Chi è più abituato ad ascoltare il Jazz e il Blues, però, non può che riconoscere la bravura di questa artista un po’ fuori dall’ordinario.

Morì a soli 44 anni, per complicazioni di salute dovute alle sue dipendenze, e oltre alla sua musica ci rimane in eredità anche la sua immagine iconica, arrivata in ogni dove, del suo viso e della gardenia bianca tra i capelli.

 

41rZn7fg-VL-300x298.jpg  Greatest-Hits-alb.jpg

 

Concludiamo il suo ricordo con un piccolo aneddoto riferito proprio a questa immagine. Dopo uno dei suoi arresti, e una relativa campagna diffamatoria ricevuta dai media, (pubblicità negativa eterodiretta da piani alti della politica), ritornò al canto con un concerto dal vivo alla Carnegie Hall (una delle più importanti e storiche sale da concerto del mondo che si trova a Manhattan, New York, tuttora in attività). C’era il pienone quella sera. Un’amica gli regalò come buon auspicio delle gardenie. La Holiday, prima di salire sul palco, se le mise sul vestito e fra i capelli fissandole con una spilla. Durante il concerto la spilla la ferì sulla testa e lei cominciò a sanguinare, ma nessuno si accorse di niente. La sua pelle era scura, il vestito che indossava era scuro, e il rivolo di sangue che scendeva dai capelli fino a terra in sostanza non lo notò quasi nessuno.

C’è qualcosa di stranamente poetico, drammatico e metaforico in questo episodio. Se a questo aggiungiamo la sua vita molto difficile, la sua scelta di qualche anno prima di cantare “Strange Fruit” che gli costò pressioni di ogni genere, l’accerchiamento mediatico di cui ad un certo punto fu vittima, il fatto che il suo canto aveva un che di sensibile e dolce lamento, il fatto che questo specifico concerto fu un successone al punto che ancora oggi viene ricordato, e il fatto che proprio questa delle gardenie bianche sulla testa, diventata poi un’abitudine, è l’immagine che più si ricorda di lei e che più è facile trovare in ogni dove (web, dischi, fotografie, monumenti, murales, ecc), si può capire il perché lei forse è rimasta nella storia più di tantissimi altri artisti nella storia del Jazz e del Blues.

Era lei stessa, simbolicamente parlando, l’incarnazione della storia della musica nera; la storia triste e disperata di un popolo che, dopo essere stato letteralmente “rubato” con violenza ad un altro continente, dopo essere stato schiavizzato per secoli, ci ha messo troppo tempo ad ottenere la propria sacra libertà, ad essere considerato, accettato e integrato al resto del mondo libero. Quel rivolo di sangue che scendeva dai capelli di Billie Holiday, in uno dei suoi momenti di maggior fulgore, era, forse, un modo del destino per ricordare al mondo intero che i tanti applausi ricevuti quella sera erano stati conquistati passando per il dolore. E in fondo, se ci pensiamo bene, questa è esattamente la storia del Blues e di tutti i generi di musica nera in generale che nel corso degli anni ci sono stati tramandati fino ad oggi. Il grande successo della musica nera negli anni è indissolubilmente legato, sia nella forma artistica che nei contenuti, alla cultura, alla triste storia e al dolore di un popolo. Il dolcissimo e talentuoso lamento di Billie Holiday, ancora oggi, meglio forse di ogni altra cosa rappresenta l’idea più pura e fedele di questo triste pezzetto di storia del genere umano.   

 

CRAZEOLOGY

 

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Questo articolo è stato pubblicato nelle pagine di spettacoli e cultura, (pg.14) sul numero di JUVETORO scaricabile gratuitamente qui sotto nell'apposito link.

 

31-08-2019 - Juventus-Napoli

 

https://www.file-pdf...-napolibassaok/



#3592 BiancoeNero

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Inviato 08 ottobre 2019 - 19:44

Grazie Craze, bellissimo pezzo. Interessante e molto commovente!
La musica di per sè ha una forza unica: muove emozioni, sentimenti e stati di animo di una purezza assoluta! E non parlo soltanto di cantanti, ma anche di chi ne usufruisce (non so proprio come se ne potrebbe farne a meno, ma tant.è...).
La storia, tristissima, grossomodo, mi ha riportato a pensare a Nina Simone che adoro ovviamente, perché anche la sua infanzia, fu contrassegnata da vicende molto tristi, proprio come la Holiday e a cui si è ispirata per la ribalta musicale mondiale!
Due donne innanzitutto molto forti che hanno saputo affrontare situazioni molto difficili, ma che oltre al dolore hanno avuto in comune l.amore per la musica!
Grazie di nuovo Craze!

#3593 CRAZEOLOGY

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Inviato 09 ottobre 2019 - 01:53

Grazie Craze, bellissimo pezzo. Interessante e molto commovente!

 

Grazie. Sono contento che piaccia a qualcuno, anche perché non è che riguardi un'artista molto ascoltata al giorno d'oggi. A dire il vero neanche io l'ascolto molto, pur avendo diversi suoi dischi. Ma ne ho sempre compreso l'importanza. 

Ormai preferisco scrivere più di musica che di Juve. 

Posto un paio di altre robe di qualche mese fa. 

 

 

 

10 ANNI SENZA MICHAEL JACKSON

 

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Quasi dieci anni fa, ossia il 25 giugno del 2009, moriva Michael Jackson, la più grande popstar di tutti i tempi. Anche se in questo periodo vi sono ancora degli strascichi delle polemiche innescate dal discusso e discutibile documentario/pasticcio ‘Leaving Neverland’ (di cui abbiamo parlato nel numero di JUVETORO del 06-04-2019 relativo a Juventus-Milan), vale decisamente la pena ricordare l’artista tralasciando tutto il resto. La sua carriera è decisamente interessante guardandola a ritroso, perché le diverse fasi fanno capire quanto egli si sia evoluto nel corso del tempo, e come. Cominciò a cantare da bambino in casa, nei primi anni 60, insieme ai suoi fratelli, un pomeriggio in cui il televisore si era guastato e loro si annoiavano. E nel giro di poco tempo si ritrovarono tutti, come una vera e propria band, a vincere dei talent show locali, nello stato dell’Indiana dove abitavano. E a Michael piaceva anche ballare, imitando personaggi come James Brown e Jackie Wilson. Il manager del gruppo era lo stesso padre dei ragazzi che, viste le potenzialità economiche dell’affare, utilizzò dei metodi anche abbastanza severi per istruirli allo show. Poi, ad un certo punto, approdarono alla casa discografica nera Motown e, nel giro di poco tempo, non solo la vera star del gruppo ‘Jackson 5’ divenne Michael, ma il gruppo stesso ebbe anche un grande successo. Il loro Rhythm and Blues fresco e allegro, impostato su uno stile un po’ teen pop, finì immediatamente in testa alle classifiche. Piaceva molto sia ai bianchi che ai neri, e il piccolo Michael aveva una incredibile autorevolezza nel canto e una forte sensibilità interpretativa anche quando cantava dei testi che poco avevano a che fare con un bambino. Inoltre, come scuderia la Motown vedeva al suo interno altri grandissimi cavalli di razza da cui imparare, come Marvin Gaye, Stevie Wonder, Diana Ross, ecc. Poi cominciò, insieme all’adolescenza, una seconda fase denominata “Jacksons” e la musica, grazie all’ingresso del funk, divenne sempre più vicina alla Discomusic anni 70. E mentre nacque parallelamente una sua carriera solista, dopo poco tempo la forza esplosiva di Michael sbocciò con una nuova casa discografica, che vide una storia musicale a dir poco leggendaria, con una quantità di successi incredibile. Il suo stile musicale, ossia un Pop infarcito di Soul, Rhythm and Blues, e Rock, arrivò ad una definizione molto personale e non replicabile da altri artisti. E la sua esplosività creativa si concretizzò definitivamente quando realizzò l’album “Thriller” nel 1982, perché da quel momento in poi il ballo diventò parte integrante del suo lavoro rispetto alle semplici coreografie che fino a quel momento avevano caratterizzato la sua carriera e quella dei suoi fratelli. I suoi video diventarono dei cult assoluti, dei piccoli film musicali, dei veri pezzi di storia della musica pop, e all’uscita di ogni album successivo si creava sempre una fibrillante attesa nei milioni di fans e negli osservatori, che morivano dalla curiosità di vedere cosa si sarebbe inventato di volta in volta. Il suo ballo era la fusione di tantissimi generi e i suoi passi erano l’evoluzione di tantissimi passi di artisti e ballerini del passato; li faceva suoi e li trasformava in qualcosa di diverso. Jackson era curioso e attento di natura, guardava i migliori, assorbiva, provava, e con un lavoro stakanovista portava il tutto su un’altra e nuova dimensione. E così continuò quasi fino alla fine dei suoi giorni. Sui numeri complessivi delle vendite dei suoi dischi e dei suoi guadagni, per quanto le cifre diffuse da varie fonti non siano sempre concordanti, siamo nell’ordine delle centinaia e centinaia di milioni di copie nel mondo, e in diversi miliardi di dollari realizzati attraverso le tante attività che ha svolto dal punto di vista artistico (dischi, concerti, diritti d’autore, pubblicità, ecc), perché lavorò per diversi decenni e perché era un cantante, un autore, un ballerino, un produttore discografico, e un attore. Fattura tantissimo tuttora. Questo a grandi linee il breve ritratto dell’artista, ma si deve anche ricordare qualcosa dell’uomo. Spesso si è parlato delle sue stranezze, come quella del colore della pelle, che da nera divenne bianca, grossomodo dall’album “Bad” in poi. Oppure delle tante plastiche facciali subite (ma da lui negate). In pochi sanno però che egli soffriva di una malattia che provoca la perdita del colore della pelle che si chiama vitiligine, che rende l’epidermide dell'individuo che ne soffre a macchie più chiare, e che nel suo caso arrivò a distruggere quasi completamente la sua pigmentazione. Dopo aver provato per molti anni a colorare artificialmente le macchie con del trucco, per nascondere la malattia durante i concerti e simili, dal 1984 in poi Jackson si sottopose ad alcune terapie uniformanti della pelle, per portarla tutta al colore dominante, che ormai era il “bianco”. Le plastiche facciali (troppe) molto probabilmente sono la conseguenza della prima scelta, ossia quella di arrivare a dei tratti somatici più adatti ad una pelle chiara. Inoltre soffriva anche di una forma di “lupus” (altra malattia della pelle). Queste patologie, confermate anche dall’autopsia del suo corpo dopo la morte, causano elevata fotosensibilità ai raggi solari e danni cutanei (in particolare il lupus), specie alle parti del corpo molto esposte alla luce come il viso, e provocano anche alopecia. Come se non bastasse, nel 1984 durante la registrazione di uno spot pubblicitario della Pepsi, si verificò un incidente in cui i suoi capelli presero fuoco, ed egli si procurò delle ustioni di secondo e terzo grado al cuoio capelluto. Fece uso di antidolorifici per un lungo periodo, diventandone dipendente per molti anni, e dovette subire alcuni interventi chirurgici dolorosissimi come l'espansione tissutale del cuoio capelluto. Ma non è tutto, perché nel 1999 egli ebbe anche un incidente sul palco durante un’esibizione, quando una struttura della scenografia su cui lui sostava, simile ad un ponte e sollevata a diversi metri da terra, precipitò schiantandosi e il contraccolpo che egli subì gli provocò problemi alla schiena che si portò fino alla tomba. Inoltre durante i tour e durante il celebre processo penale che lo vide come accusato, Jackson ha sofferto comprensibilmente di insonnia e stress, e spesso accettò di farsi somministrare alcuni farmaci con lo scopo di curarsi. Uno di quei farmaci è proprio l’anestetico che poi lo ha portato alla morte a soli 50 anni.

 

 

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MJ era un uomo che in fondo non crebbe mai davvero, perché fin da bambino ebbe una disponibilità finanziaria spropositata che gli permise di vivere come una sorta di PeterPan per tutta la vita. E quanto meno in due fasi differenti della sua vita, in particolare nella seconda, ebbe una fama talmente strabordante ed esagerata, per cui egli non potè mai avere una vita “normale” e delle esperienze di vita “normali”. Molte delle sue stranezze per cui viene ricordato, anche riguardo ai suoi rapporti sociali in generale e al suo stile di vita, hanno a che fare proprio con questa sua personalissima esistenza. Tuttavia era una persona molto dolce, sensibile, che ha dato in beneficenza molte centinaia di milioni di dollari e ha aiutato di tasca propria tantissime persone. Si interessava anche molto alle cose del mondo in generale, agli animali e alla natura.  

Era una persona molto intelligente e un gran lavoratore. Sapeva pianificare tante cose della sua vita, da tanti punti di vista (immobili, finanze, progetti personali, ecc). A dispetto di quello di cui è stato accusato, e dei supposti gusti sessuali deviati, egli invece ebbe molte fidanzate, si sposò due volte, ed ebbe tre figli.

 

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Ma per dare un’idea definitiva di ciò che era come artista, e del perché è diventato ciò che tutti oggi conoscono, in tutto il mondo, riportiamo fedelmente quanto egli scrisse in una lettera privata il 6 novembre 1979, all’età di soli 21 anni, durante la promozione dell'album “Destiny” dei Jacksons: 

“MJ sarà il mio nuovo nome, non più Michael Jackson. Voglio un personaggio tutto nuovo e un nuovo look. Voglio essere una persona totalmente differente. Le persone non dovranno più pensare a me come al bambino che cantava “ABC” o “I want you back” (grandi successi dei Jackson 5, ndr). Diventerò un nuovo incredibile attore, cantante e ballerino, che stupirà il mondo. Non darò interviste, avrò un’aura magica, sarò un perfezionista, un ricercatore, un allenatore, un maestro. Sarò migliore della somma di tutti i più grandi attori. Troverò uno sbalorditivo metodo di preparazione, che mi consentirà di cercare e cercare fino a quando non avrò trovato qualcosa. Studierò e analizzerò tutto il mondo dell’intrattenimento e lo perfezionerò, partendo da dove sono approdati i più grandi”.

Cari lettori, da queste sue poche parole si capisce perfettamente perché in questa sede lo stiamo ricordando. Non vi pare?  

 

CRAZEOLOGY

 

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Questo articolo è stato pubblicato nel freepress JUVETORO del 26 maggio 2019, (Torino-Lazio) a pg. 13.

Si, lo so che qui giustamente non interessa a nessuno visto che è un numero sul Toro, ma non si sa mai...

Per correttezza lo dico, e metto pure il pdf scaricabile. Poi voi non scaricatevelo. 

Link: 

https://www.file-pdf...o-laziobassaok/



#3594 CRAZEOLOGY

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Inviato 09 ottobre 2019 - 02:14

“Leaving Neverland”, il docu-film anti-Jackson che ha scandalizzato e diviso l’America

 

Le nuove accuse di pedofilia a Michael Jackson, in versione cinematografica.

Lungometraggio a senso unico che non convince

 

 

“Leaving Neverland” è un documentario per la tv prodotto dalla HBO e da Channel Four all’inizio di quest’anno (2019). Come molti lettori forse sanno già, si tratta sostanzialmente del racconto di due persone (Wade Robson e James Safechuck), che con dettagli raccapriccianti, ripercorrono i supposti abusi sessuali che avrebbero subito dal cantante Michael Jackson quando erano bambini.

Il film è stato trasmesso in tv in molti paesi, e un paio di settimane fa anche in Italia, sul digitale terrestre, Canale Nove. L’America (e non solo) si è nuovamente schierata contro Jackson, anche se defunto ormai quasi 10 anni fa, come accadde nel 2003, all’epoca del celebre processo subito dalla popstar con accuse simili. Alcuni locali hanno vietato al loro interno l’ascolto dei suoi brani, alcune radio non li trasmettono più, è stata ritirata dalla circolazione una puntata dei Simpson dove MJ molti anni fa aveva doppiato un personaggio, il marchio Louis Vuitton che aveva deciso di celebrare MJ per la collezione uomo ha ritirato dal commercio tutti i capi e i modelli a lui dedicati, ecc, ecc. L’America, sempre assetata di scandali a buon mercato, ha deciso per la colpevolezza, senza farsi nessuna domanda, senza la doverosa ricerca della verità; ma i numerosissimi fan di “Jacko” sono addirittura inferociti per quello che ritengono un attacco vile e vergognoso. Molti di loro sono passati alle vie di fatto, lanciando minacce verbali di vario genere a destra e a manca, e boicottando a loro volta tutti coloro che boicottano il lavoro artistico di MJ. Il tema, dunque, è tuttora caldissimo e vale la pena parlarne.    

Il film, dal punto di vista visivo, è confezionato abbastanza bene, pieno di immagini relative alla fantastica tenuta di Jackson, il ranch “Neverland” nella Contea di Santa Barbara in California, e non mancano altre piccole chicche riguardo ai suoi concerti e simili. Invece, dal punto di vista dei contenuti e della verità su quanto i due accusatori raccontano, il risultato è talmente dilettantistico da risultare un pastrocchio micidiale. La visione del supposto accaduto è totalmente a senso unico, talmente a senso unico che non c’è stata nessuna seria verifica dei luoghi, delle date, e della reale possibilità che quei fatti potessero essere potenzialmente avvenuti. Infatti, non c’è assolutamente nulla nel film che possa ricordare anche solo lontanamente una seria inchiesta giornalistica. Si sono dati per buoni i racconti dei due protagonisti (e indirettamente dei loro famigliari che ai supposti tragici eventi non erano presenti), senza nessuna verifica e senza nessun senso critico. Nessuna prova, solo chiacchiere. Un disastro su tutta la linea.

Il regista, Dan Reed, è ideologicamente schierato da anni contro Jackson e ha partorito un lavoro completamente inaffidabile. Le cose inoltre, si stanno complicando, perché nelle ultime settimane vi sono molti personaggi di vario genere che stanno verificando pezzo per pezzo ogni singola parola del film, e stanno conseguentemente venendo fuori sempre più elementi che dimostrano, senza dubbio, che al suo interno ci sono molte bugie. Forse non lo sono tutte, e non sappiamo se più avanti si scopriranno nuove cose, ma la credibilità di tutti i racconti al suo interno ormai è minata alle fondamenta. Sul web è facile trovare liste di errori acclarati, imprecisioni, e stranezze, con tanto di documentazioni, e i lettori possono cercarle laddove fossero interessati. Del resto stiamo parlando di due persone che solo dopo qualche anno dalla morte di Jackson si sono ricordati degli abusi subiti alcuni decenni prima, e hanno chiesto ai famigliari del “Re del pop” un risarcimento civile per danni da più di un miliardo di dollari a testa (avete letto bene: “miliardo” di dollari), e non solo hanno perso in tribunale, ma hanno anche dovuto pagare le spese legali complessive, e questo di sicuro non li ha resi felici.

In passato costoro avevano avuto dei benefici economici e professionali notevoli grazie alla loro amicizia con Jacko. Benefici che ormai sono terminati da un pezzo.

Non va dimenticato che MJ ha subito un processo vero, penale, per vicende analoghe contestategli da un altro ragazzino, e ha subito a sua insaputa indagini vere, per 13 anni, con tanto di verifiche bancarie, intercettazioni telefoniche e ambientali (microspie), e ispezioni di decine e decine di agenti di polizia in tutta la sua tenuta, e non è mai stato trovato nulla di “strano” o che potesse far pensare a una sua reale deviazione sessuale. E’stato assolto. Qualcosa vorrà pur dire.

Ricordiamo che sulla vita sessuale di MJ esistono anche altri tipi di ricostruzioni e testimonianze (Roberta Flack, Madonna, Lisa Marie Presley, ecc).

Detto questo, passiamo ora a qualche riflessione un po’ più “alta”.

Dal punto di vista etico e morale, al di là di come siano andate davvero le cose (non lo sapremo mai), è giusto accusare qualcuno, chiedendo anche un esborso economico ai suoi eredi, quando costui non può più difendersi? Chi subisce un torto di questa portata, dovrebbe volere solo giustizia e il responsabile, giustamente, dietro le sbarre. Non dovrebbe essere una vile questione di denaro, e visto che il supposto responsabile è morto, perché chiedere soldi a chi di fatto non ha nessuna colpa dell’accaduto? Dov’è finita la dignità delle persone? 

Inoltre, se si è tenuta un’altra posizione in passato, forse sarebbe il caso, quando si decide di cambiare rotta per ottenere giustizia, di rendersi disponibili a restituire all’istante, sotto forma di denaro, tutti i vantaggi economici ottenuti, prima di procedere contro Tizio o Caio. Troppo facile prendere i soldi e il resto, e dopo qualche anno, sporgere denuncia per prenderne ancora (discorso analogo dovrebbe valere anche per la ragazza americana che ha accusato di stupro CR7 qualche tempo fa).

E la casta di persone influenti di cui si è parlato poco sopra, che amministrano  emittenti televisive, radio, aziende di abbigliamento, ecc, e che hanno deciso di boicottare il lavoro di MJ, a quale titolo lo fanno? Cosa diamine c’entrano le canzoni e il lavoro artistico dell’individuo, con la sua vita privata? Bisogna sempre crearla mentalmente una dicotomia tra i due ambiti, perché altrimenti se si prendono decisioni frettolose e di pancia allora, buttiamo via il bambino con l’acqua sporca. Per esempio, dovremmo abbattere un ponte se scopriamo che l’architetto che l’ha progettato ha stuprato la sua segretaria? Nel mondo dell’arte in generale poi, fin dalla notte dei tempi, ci sono stati moltissimi artisti con una vita privata a dir poco vergognosa. Stupri, violenze, furti, falsificazioni di vario genere, ricatti, evasioni fiscali, droghe, spaccio, tradimenti, esperimenti su cadaveri, omicidi, mafia, satanismo, più tutto quello che di peggio si può pensare. I soloni, bacchettoni, bigotti e tontoloni che hanno bevuto questo film tutto d’un fiato, evidentemente non hanno senso critico, e soprattutto non hanno la minima idea di quello che dovrebbero essere la giustizia e la verità. La cosa è parecchio preoccupante, anche perché è più ampia di ciò che si potrebbe pensare. Questo atteggiamento mentale è diventato di moda, una sorta di “politicamente corretto” portato all’estremo al punto da diventare idiozia. Anche riguardo ad opere d’arte di secoli fa. In quel caso, più che di boicottarle, sempre più spesso si chiede di modificarle (opere liriche considerate maschiliste, e amenità simili). Anche solo chiedere qualcosa del genere senza ottenerlo, è già di per se a tutti gli effetti uno scempio culturale perpetrato nascondendosi dietro a supposti valori morali, che rendono la realtà del tutto i**** rispetto all’arte, la quale quasi sempre è molto più nobile dell’artista che l’ha generata. E va bene allora, cari lettori, continuiamo a farci del male. Boicottiamo le canzoni di MJ perché qualcuno dice che fosse un pedofilo, boicottiamo le opere di Franz Schubert perché ai suoi tempi frequentava prostitute e si beccò persino la sifilide (di cui morì), togliamo i quadri di Caravaggio dalle pareti di tutti i musei perché era un assassino che per tanto tempo scappò per non essere arrestato e giustiziato, non guardiamo i vecchi film di Elia Kazan perché il regista era un maccartista spione che di fatto rovinò la carriera a molte persone di Hollywood, e via così.

Chiudiamo con un paio di domande: nell’era del digitale, dei social, dei reality schiocchi e sporcaccioni, degli smartphone che vivono la vita al posto nostro, non sarà il caso di tornare ad accendere il cervello prima di scegliere da che parte stare, in quale modo e perché?  

Seconda domanda: cari lettori, sapete cosa rimarrebbe se adottassimo un atteggiamento così stringente per godere delle opere d’arte in generale? Ossia quante opere rimarrebbero nella nostra disponibilità se mettessimo sempre al centro del giudizio prima di tutto la vita personale dell’artista e i suoi valori morali?  La risposta è semplice. L’arte sarebbe da boicottare in gran parte.

 

Crazeology

 

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Questo articolo è pubblicato...

in una delle ultime pagine del freepress JUVETORO il cui PDF è scaricabile qui:

 

06-04-2019 - Juventus-Milan

https://www.file-pdf...usmilanbassaok/



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Inviato 10 ottobre 2019 - 13:26

 

Grazie. Sono contento che piaccia a qualcuno, anche perché non è che riguardi un'artista molto ascoltata al giorno d'oggi. A dire il vero neanche io l'ascolto molto, pur avendo diversi suoi dischi. Ma ne ho sempre compreso l'importanza. 

Ormai preferisco scrivere più di musica che di Juve. 

Posto un paio di altre robe di qualche mese fa. 

 

 

 

10 ANNI SENZA MICHAEL JACKSON

 

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Quasi dieci anni fa, ossia il 25 giugno del 2009, moriva Michael Jackson, la più grande popstar di tutti i tempi. Anche se in questo periodo vi sono ancora degli strascichi delle polemiche innescate dal discusso e discutibile documentario/pasticcio ‘Leaving Neverland’ (di cui abbiamo parlato nel numero di JUVETORO del 06-04-2019 relativo a Juventus-Milan), vale decisamente la pena ricordare l’artista tralasciando tutto il resto. La sua carriera è decisamente interessante guardandola a ritroso, perché le diverse fasi fanno capire quanto egli si sia evoluto nel corso del tempo, e come. Cominciò a cantare da bambino in casa, nei primi anni 60, insieme ai suoi fratelli, un pomeriggio in cui il televisore si era guastato e loro si annoiavano. E nel giro di poco tempo si ritrovarono tutti, come una vera e propria band, a vincere dei talent show locali, nello stato dell’Indiana dove abitavano. E a Michael piaceva anche ballare, imitando personaggi come James Brown e Jackie Wilson. Il manager del gruppo era lo stesso padre dei ragazzi che, viste le potenzialità economiche dell’affare, utilizzò dei metodi anche abbastanza severi per istruirli allo show. Poi, ad un certo punto, approdarono alla casa discografica nera Motown e, nel giro di poco tempo, non solo la vera star del gruppo ‘Jackson 5’ divenne Michael, ma il gruppo stesso ebbe anche un grande successo. Il loro Rhythm and Blues fresco e allegro, impostato su uno stile un po’ teen pop, finì immediatamente in testa alle classifiche. Piaceva molto sia ai bianchi che ai neri, e il piccolo Michael aveva una incredibile autorevolezza nel canto e una forte sensibilità interpretativa anche quando cantava dei testi che poco avevano a che fare con un bambino. Inoltre, come scuderia la Motown vedeva al suo interno altri grandissimi cavalli di razza da cui imparare, come Marvin Gaye, Stevie Wonder, Diana Ross, ecc. Poi cominciò, insieme all’adolescenza, una seconda fase denominata “Jacksons” e la musica, grazie all’ingresso del funk, divenne sempre più vicina alla Discomusic anni 70. E mentre nacque parallelamente una sua carriera solista, dopo poco tempo la forza esplosiva di Michael sbocciò con una nuova casa discografica, che vide una storia musicale a dir poco leggendaria, con una quantità di successi incredibile. Il suo stile musicale, ossia un Pop infarcito di Soul, Rhythm and Blues, e Rock, arrivò ad una definizione molto personale e non replicabile da altri artisti. E la sua esplosività creativa si concretizzò definitivamente quando realizzò l’album “Thriller” nel 1982, perché da quel momento in poi il ballo diventò parte integrante del suo lavoro rispetto alle semplici coreografie che fino a quel momento avevano caratterizzato la sua carriera e quella dei suoi fratelli. I suoi video diventarono dei cult assoluti, dei piccoli film musicali, dei veri pezzi di storia della musica pop, e all’uscita di ogni album successivo si creava sempre una fibrillante attesa nei milioni di fans e negli osservatori, che morivano dalla curiosità di vedere cosa si sarebbe inventato di volta in volta. Il suo ballo era la fusione di tantissimi generi e i suoi passi erano l’evoluzione di tantissimi passi di artisti e ballerini del passato; li faceva suoi e li trasformava in qualcosa di diverso. Jackson era curioso e attento di natura, guardava i migliori, assorbiva, provava, e con un lavoro stakanovista portava il tutto su un’altra e nuova dimensione. E così continuò quasi fino alla fine dei suoi giorni. Sui numeri complessivi delle vendite dei suoi dischi e dei suoi guadagni, per quanto le cifre diffuse da varie fonti non siano sempre concordanti, siamo nell’ordine delle centinaia e centinaia di milioni di copie nel mondo, e in diversi miliardi di dollari realizzati attraverso le tante attività che ha svolto dal punto di vista artistico (dischi, concerti, diritti d’autore, pubblicità, ecc), perché lavorò per diversi decenni e perché era un cantante, un autore, un ballerino, un produttore discografico, e un attore. Fattura tantissimo tuttora. Questo a grandi linee il breve ritratto dell’artista, ma si deve anche ricordare qualcosa dell’uomo. Spesso si è parlato delle sue stranezze, come quella del colore della pelle, che da nera divenne bianca, grossomodo dall’album “Bad” in poi. Oppure delle tante plastiche facciali subite (ma da lui negate). In pochi sanno però che egli soffriva di una malattia che provoca la perdita del colore della pelle che si chiama vitiligine, che rende l’epidermide dell'individuo che ne soffre a macchie più chiare, e che nel suo caso arrivò a distruggere quasi completamente la sua pigmentazione. Dopo aver provato per molti anni a colorare artificialmente le macchie con del trucco, per nascondere la malattia durante i concerti e simili, dal 1984 in poi Jackson si sottopose ad alcune terapie uniformanti della pelle, per portarla tutta al colore dominante, che ormai era il “bianco”. Le plastiche facciali (troppe) molto probabilmente sono la conseguenza della prima scelta, ossia quella di arrivare a dei tratti somatici più adatti ad una pelle chiara. Inoltre soffriva anche di una forma di “lupus” (altra malattia della pelle). Queste patologie, confermate anche dall’autopsia del suo corpo dopo la morte, causano elevata fotosensibilità ai raggi solari e danni cutanei (in particolare il lupus), specie alle parti del corpo molto esposte alla luce come il viso, e provocano anche alopecia. Come se non bastasse, nel 1984 durante la registrazione di uno spot pubblicitario della Pepsi, si verificò un incidente in cui i suoi capelli presero fuoco, ed egli si procurò delle ustioni di secondo e terzo grado al cuoio capelluto. Fece uso di antidolorifici per un lungo periodo, diventandone dipendente per molti anni, e dovette subire alcuni interventi chirurgici dolorosissimi come l'espansione tissutale del cuoio capelluto. Ma non è tutto, perché nel 1999 egli ebbe anche un incidente sul palco durante un’esibizione, quando una struttura della scenografia su cui lui sostava, simile ad un ponte e sollevata a diversi metri da terra, precipitò schiantandosi e il contraccolpo che egli subì gli provocò problemi alla schiena che si portò fino alla tomba. Inoltre durante i tour e durante il celebre processo penale che lo vide come accusato, Jackson ha sofferto comprensibilmente di insonnia e stress, e spesso accettò di farsi somministrare alcuni farmaci con lo scopo di curarsi. Uno di quei farmaci è proprio l’anestetico che poi lo ha portato alla morte a soli 50 anni.

 

 

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MJ era un uomo che in fondo non crebbe mai davvero, perché fin da bambino ebbe una disponibilità finanziaria spropositata che gli permise di vivere come una sorta di PeterPan per tutta la vita. E quanto meno in due fasi differenti della sua vita, in particolare nella seconda, ebbe una fama talmente strabordante ed esagerata, per cui egli non potè mai avere una vita “normale” e delle esperienze di vita “normali”. Molte delle sue stranezze per cui viene ricordato, anche riguardo ai suoi rapporti sociali in generale e al suo stile di vita, hanno a che fare proprio con questa sua personalissima esistenza. Tuttavia era una persona molto dolce, sensibile, che ha dato in beneficenza molte centinaia di milioni di dollari e ha aiutato di tasca propria tantissime persone. Si interessava anche molto alle cose del mondo in generale, agli animali e alla natura.  

Era una persona molto intelligente e un gran lavoratore. Sapeva pianificare tante cose della sua vita, da tanti punti di vista (immobili, finanze, progetti personali, ecc). A dispetto di quello di cui è stato accusato, e dei supposti gusti sessuali deviati, egli invece ebbe molte fidanzate, si sposò due volte, ed ebbe tre figli.

 

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Ma per dare un’idea definitiva di ciò che era come artista, e del perché è diventato ciò che tutti oggi conoscono, in tutto il mondo, riportiamo fedelmente quanto egli scrisse in una lettera privata il 6 novembre 1979, all’età di soli 21 anni, durante la promozione dell'album “Destiny” dei Jacksons: 

“MJ sarà il mio nuovo nome, non più Michael Jackson. Voglio un personaggio tutto nuovo e un nuovo look. Voglio essere una persona totalmente differente. Le persone non dovranno più pensare a me come al bambino che cantava “ABC” o “I want you back” (grandi successi dei Jackson 5, ndr). Diventerò un nuovo incredibile attore, cantante e ballerino, che stupirà il mondo. Non darò interviste, avrò un’aura magica, sarò un perfezionista, un ricercatore, un allenatore, un maestro. Sarò migliore della somma di tutti i più grandi attori. Troverò uno sbalorditivo metodo di preparazione, che mi consentirà di cercare e cercare fino a quando non avrò trovato qualcosa. Studierò e analizzerò tutto il mondo dell’intrattenimento e lo perfezionerò, partendo da dove sono approdati i più grandi”.

Cari lettori, da queste sue poche parole si capisce perfettamente perché in questa sede lo stiamo ricordando. Non vi pare?  

 

CRAZEOLOGY

 

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Questo articolo è stato pubblicato nel freepress JUVETORO del 26 maggio 2019, (Torino-Lazio) a pg. 13.

Si, lo so che qui giustamente non interessa a nessuno visto che è un numero sul Toro, ma non si sa mai...

Per correttezza lo dico, e metto pure il pdf scaricabile. Poi voi non scaricatevelo. 

Link: 

https://www.file-pdf...o-laziobassaok/

 

Ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo, eravamo a Bangkok, in vacanza, ma non sapevamo facesse un concerto lì

Trovammo i biglietti 

 

Un grandissimo artista

Esagerato


Messaggio modificato da ClaD, 10 ottobre 2019 - 13:27


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Inviato 31 ottobre 2019 - 17:38

Due anni fa moriva Fats Domino,

una delle più grandi leggende del Rock ‘n’ Roll

 

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Il 24 ottobre del 2017, i media italici in particolare, evidentemente erano in altre faccende affaccendati, e così quasi unanimemente si sono scordati di dare una triste notizia, ossia la morte a 89 anni di Antoine Dominique Domino,  al secolo Fats Domino, uno dei più grandi artisti della musica del 900. A due anni esatti dalla sua scomparsa, ha la sua importanza morale ricordarlo almeno per un attimo, anche se solo nelle pagine culturali di un piccolo freepress sportivo. Forse per molti lettori, quelli giovani soprattutto, ma non solo, il suo nome potrebbe risultare sconosciuto o quasi. In realtà però “Fats”, di professione cantautore/pianista, è stato uno dei più importanti musicisti di sempre. La sua importanza storica poggia su diversi elementi. Il primo di questi è il numero impressionante di successi e relative vendite di dischi nei paesi anglosassoni nel periodo clou della sua carriera, ossia dalla fine degli anni 50 all’inizio degli anni 60. Stiamo parlando di decine e decine di milioni di copie vendute, anche molto successivamente a dire il vero, quando ancora la musica non si ascoltava gratis su youtube come oggi. Tempi in cui la radio promuoveva e gli ascoltatori, portafogli alla mano, acquistavano. Ma ci sono altre riflessioni da fare. Fats Domino ai suoi tempi è stato, proprio grazie ai suoi successi che hanno fatto il giro del mondo, ispirazione artistica per tanti altri grossi nomi, gente del calibro dei Beatles, Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, e via dicendo.

 

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Ma la sua importanza storica non si ferma qua, perché il vero succo di tutta la questione è che lui è stato il passaggio concreto dal Blues al Rock ‘n’ Roll.

Di fondo infatti, il Blues velocizzato è diventato il Rhythm ‘n’ Blues, il genere di Domino per l’appunto, e questo riverniciato con delle striature di bianco e con l’aggiunta di uno stile leggermente più aggressivo e fresco è diventato il Rock ‘n’ Roll.

Sia chiaro, non sono affatto mancati altri grandi pianisti/musicisti che hanno suonato e cantato benissimo il R&B, anzi, ma sono rimasti tutti grossomodo all’interno di circuiti di ascolto e di pubblicazioni molto più circoscritti. Solo Fats ha saputo davvero, per un tempo sufficientemente lungo, anche se non lunghissimo, costruire tante vere e proprie hit che hanno di fatto spaccato le classifiche, e abituato l’orecchio degli ascoltatori a quella novità ritmica. In buona sostanza egli più di tutti è colui che ha aperto la porta da cui poi sono entrati tutti gli altri grandi che già stavano cercando di costruire una nuova strada musicale. Anche perché molti altri grandi della musica nera di quegli anni, Ray Charles su tutti, sono certamente passati dal Blues al R&B, ma sono poi quasi immediatamente approdati al Soul e ad altri generi ancora molto neri, anche se di successo, e altri artisti invece quel passo evolutivo non lo hanno mai nemmeno fatto.

Domino invece, oltre a collezionare decine di classici della storia della musica statunitense, senza premeditazione, di fatto più di tutti ha messo il seme che poi ha generato l’albero del Rock ‘n’ Roll e tutto ciò che poi ne è derivato nelle ere successive.   

Elvis una volta in un’intervista infatti disse: “ Pare che molte persone siano convinte che io sia stato l'iniziatore, ma il Rock 'n' Roll esisteva già molto prima del mio arrivo. Nessuno può cantare quella musica meglio degli afroamericani. Siamo sinceri: io non riesco a cantare come Fats Domino. Ne sono conscio. Ma mi è sempre piaciuto questo genere musicale” . Si può dire infatti che Elvis, pur partendo da un’idea iniziale probabilmente un po’ più vicina al Country, è colui che poi più di altri ha coltivato quell’albero spargendo i frutti praticamente ovunque, aggiungendogli un tocco di trasgressione e portandolo su un nuovo livello, meno ancorato alla tradizione .  

 

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Ma c’è un’altra questione da affrontare quando si racconta di questo straordinario artista di colore, molto permeato dalle variegate atmosfere musicali della sua New Orleans, ossia che è anche uno degli artisti più sottovalutati di sempre. Il motivo per cui forse molti media, (in Italia la maggior parte), hanno dedicato poco spazio alla notizia del suo ingaggio a tempo pieno nell’orchestra di Dio, è proprio questo. I suoi successi riguardano un passato lontano, la sua immagine è stata sempre molto pulita (senza eccessi, senza trasgressioni, senza dei look esagerati, ecc), gli è mancata la pubblicità insomma, sia positiva che negativa. Ha suonato complessivamente per moltissimi anni, ma la sua carriera subì una sorta di arresto nei fatti con l’arrivo dell’era del British Pop e del primo Rock all’inizio degli anni 60, anche se lui incise ancora parecchio anche dopo. Non era neanche un fanatico delle tournè e dei revival in giro per l’America tanto per fare soldi, infatti si muoveva dalla sua amata città il meno possibile. Viveva prima di tutto con i succosi proventi dei diritti. Non ebbe modo di evolversi insomma, anche perché il suo stile canoro in effetti non era più abbastanza fresco per le nuove generazioni, e così nella memoria collettiva fu presto accantonato, anche se ovviamente nel tempo ha collezionato onorificenze di ogni genere e comparsate varie in giro per l’America. Inoltre va sottolineato con forza che tutte le registrazioni delle sue hit non mettono affatto in risalto il suo grande talento. Purtroppo egli ha avuto la sfortuna di vivere in un periodo storico in cui le apparecchiature professionali di registrazione non erano sufficientemente efficienti per offrire, con la dovuta fedeltà, lo spettacolo sonoro delle sue mani che con sicurezza, forza, dolcezza, fantasia e piacevolezza, correvano su e giù per i tasti del piano. Anche nelle versioni dei suoi brani ripubblicate negli ultimi anni, ripulite e rimasterizzate, il risultato complessivo comunque è decisamente più “piatto” di quello che la storia meriterebbe. All’ascolto di questi infatti, per sopperire almeno in parte a questo disagio, è sempre fortemente consigliato di concentrarsi attentamente con l’orecchio su quello che sta suonando il piano. Comunque, tutti coloro che a vario titolo nel corso degli anni lo hanno sentito suonare dal vivo, con le proprie orecchie, sono rimasti sempre impressionati molto positivamente. Non a caso sono in tantissimi ad aver parlato bene delle sue dita un po’ cicciottelle che schiacciavano con agilità i tasti bianchi e neri.

Non è un fatto di tecnica, perché di pianisti bravi ce ne sono stati tanti nella storia e tanti ce ne saranno ancora, è più un fatto di stile, di fantasia e di armonia.

 

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A questo proposito, in chiusura, può essere interessante raccontare un piccolo episodio curioso. Una volta, precisamente nel 1980, il celebre attore/regista Clint Eastwood, (anche discreto pianista per hobby), per le prove di un film, insieme ad una troupe, portò Fats Domino sulle grandi pianure verdi del Wyoming insieme ad un pianoforte a coda. Il pianoforte venne appoggiato su un prato, e senza nessun tipo di accompagnamento Fats cominciò a suonare. Ad un certo punto tutti i presenti si fermarono in silenzio assoluto ad ascoltare, e dal bosco che c’era al fondo di quel prato, uscirono degli alci che si sedettero sull’erba con le orecchie tese e la testa inclinata ad ascoltare, affascinati anche loro. Quando Domino smise di suonare, gli alci se ne andarono. Potenza della buona musica…  

 

Crazeology

 

Questo articolo è stato pubblicato nelle pagine culturali del frepress JUVETORO per la partita del derby.

Il PDF del giornale è scaricabile GRATUITAMENTE al link qui sotto:

 

02-11-2019 - Torino-Juventus

https://www.file-pdf...uventus-web-ok/



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Inviato 02 novembre 2019 - 02:07

Grazie grazie e ancora grazie per queste chicche di storia della musica!
Si può tracciare così dai tuoi doviziosi racconti, un profilo sociale e sociologico, della nostra società e anche della musica, che da sempre, ha accompagnato la nostra vita, senza magari che ce ne rendessimo conto fino in fondo!
D.altronde si dice che la musica è vita!!
Grazie mille Craze!




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