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In Principio Fu La Fiat - 24 Luglio 1923. Di S. Bianchi

Storia della Juve Agnelli-Juventus

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#1 gildo75

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Inviato 24 luglio 2019 - 08:06

In principio fu la FIAT (prima parte)

 

umberto-gianni-agnelli-juventus-1960.jpg

 

di S. Bianchi

Tra le squadre calcistiche di rango, solo la Juventus ha un connubio così duraturo con la stessa proprietà: fondata dai famosi studenti del D’Azeglio il primo novembre del 1897, è divenuta proprietà degli Agnelli ventisei anni dopo, il 24 luglio 1923. Novantasei anni di amore, storia sportiva, industriale e politica, con un solo periodo di disimpegno, negli anni che vanno dal 1936 al 1947.

 

Giovanni Francesco Luigi Edoardo Aniceto Lorenzo Agnelli nacque nella casa del nonno, proprietario terriero, a Villar Perosa. Dopo gli studi classici divenne ufficiale del Savoia Cavalleria, che presto abbandonò per interessarsi, grazie al diffondersi del positivismo, allo sviluppo tecnologico. Dal matrimonio con Clara Boselli nacquero Aniceta Caterina e Edoardo, che sposerà Donna Virginia Bourbon del Monte. Al Caffè di Madame Burello conobbe altri aristocratici appassionati di modernismo e, nel 1896 acquistò una compartecipazione delle Officine Storero, con cui iniziò l’importazione di tricicli con motore a scoppio De Dion-Bouton.

 

Nel frattempo, a Torino, il meccanico Giovanni Battista Ceirano iniziò a costruire un’automobile biposto, la “Welleyes”, ritrovandosi però nell’incapacità di far fronte alle numerose richieste d’acquisto, che esorbitavano le possibilità della piccola industria. Così il cavalier Agnelli, con un gruppo di possidenti, nobili e professionisti piemontesi, tra cui il marchese Alfonso Ferrero de Gubernatis Ventimiglia, i conti Emanuele Cacherano di Bricherasio e Roberto Biscaretti di Ruffia, il cavalier Giovanni Agnelli e gli avvocati Cesare Goria-Gatti e Lodovico Scarfiotti fondarono la “Società Anonima Fabbrica Italiana di Automobili – Torino”. L’evento si tenne l’11 luglio del 1899, nella sede del Banco di Sconto e Sete di Torino, con un capitale iniziale di 890.000 lire; Ceirano fu liquidato in cambio della struttura produttiva, delle maestranze e dei brevetti.

 

La Fiat ha un rapido sviluppo, anche grazie all’amicizia del cavaliere col ministro Giovanni Giolitti, tanto che, nel 1906 la prima società Fiat è liquidata è ricostituita con un capitale di molto superiore, detenuto in maggioranza da Giovanni Agnelli. Essa amplia la propria la produzione a treni, navi e aeroplani e, con la Grande Guerra, anche alle armi, divenendo il terzo gruppo industriale italiano. Qualche disavventura borsistica, risolta nel 1909, poi, negli anni ’20, Agnelli acquisisce il quotidiano “La Stampa”, mette in essere la prima catena di montaggio italiana al nuovo stabilimento del Lingotto, diviene Senatore del Regno e fonda la stazione sciistica del Sestriere.

 

Bruna e Zambelli furono i “colpevoli” della nascita del trinomio Agnelli, FIAT, Juventus. Antonio Bruna era, contemporaneamente, terzino nella Juventus e operaio in FIAT: il suo caporeparto non intendeva derogare, concedendogli permessi per potersi allenare, cosicché il nostro si rivolse a Zambelli, dirigente bianconero, che chiese tali permessi direttamente a Giovanni Agnelli. Egli concesse tali permessi, e comprendendo come il calcio potesse divenire un importante modo di favorire indirettamente la propria industria, prese al volo l’idea dello stesso Zambelli di acquistare la squadra. Lo fece il 24 luglio 1923, dandone la gestione al figlio Edoardo, meno impegnato in FIAT a livello dirigenziale. Il rampollo del Senatore, dando alla squadra un’impostazione aziendale moderna, svolse alla grande quella ricerca di consenso di cui aveva avuto mandato dal padre: in dodici anni, dopo che nei precedenti ventisei la Juventus aveva conquistato il solo Scudetto del 1905, ne vinse sei, di cui cinque di fila, inaugurando con il Barone Mazzonis, due entità che da allora andranno a braccetto, la “Fidanzata d’Italia” e lo “Stile Juventus”.

 

quinquennio-wp-777x437.jpg

 

Edoardo muore tragicamente il 14 luglio 1935: alla sua morte segue un periodo di appannamento sportivo e l’allontanamento degli Agnelli dalla squadra, acuito dalla guerra, finché, nel 1947, Gianni, il primo dei figli maschi di Edoardo, torna, di fatto, a capo della Juventus. L’effetto della famiglia si fa presto sentire, col ritorno allo Scudetto nel 1950. Sta nascendo la seconda grande Juventus, quella dei Parola, Boniperti, degli Hansen e di Praest. Nel 1955, Gianni, l’“Avvocato” lascia la presidenza: il misero periodo dei “puppanti”, con due noni posti consecutivi, lo convince a lasciare la Juventus, poiché la Fiat gli lascia poco tempo per occuparsi della squadra. A ventidue anni, ne diviene presidente Umberto, il futuro “Dottore”, che apre alla terza grande Juventus, quella del “Trio Magico” di Boniperti, Charles e Sivori, quella della prima Stella. Un’idea di opportunità sociale, (difficoltà produttive, i prodromi dell’“autunno caldo”) consiglia agli Agnelli di defilarsi parzialmente dalla squadra, demandando a Vittore Catella la “normalizzazione” di giocatori un po’ indisciplinati (primo tra tutti il “mio” Sivori) e tenere un basso profilo economico per la squadra. Sotto l’occhio vigile della famiglia, i successi tornano ad arriderci abbondanti con il quarto grande ciclo bianconero, quello con Boniperti presidente e Trapattoni in panchina: quindici anni di vittorie con nove scudetti, tre coppe Italia e tutti i trofei a livello europeo e mondiale. Sono gli anni di Haller, Anastasi e Salvadore, di Tardelli, Causio e Bettega, di Cabrini, Gentile e Scirea, di Zoff e Tacconi, di Rossi, Platini e Boniek. Sono gli anni che l’Avvocato torna a spendere per la squadra, pur minimizzando gli esborsi, come quando, riferendosi a Platini, pronunciò la famosa frase “L’abbiamo comprato per un tozzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras”.

 

Una certa inadeguatezza di Boniperti al confronto con un nuovo mercato dei calciatori, in cui più del prestigio dell’indossare i colori bianconeri valgono i miliardi di un tycoon dalle arrembanti strategie di calciomercato (metodi a cui la storia di questi anni sta presentando il conto...), fa sì che il grande Giampiero lasci, sostituito da Vittorio Caissotti di Chiusano, “uomo Agnelli” per antonomasia, oltre che “avvocato dell’Avvocato”. Gianni Agnelli, mal consigliato da un qualcuno che nel tempo si rivelerà particolarmente nocivo per i colori bianconeri, accetta, con Maifredi, la costruzione di una squadra senza capo né coda. Il risultato di questo modernismo non suffragato da conoscenze calcistiche porta, dopo ben ventotto anni consecutivi, all’esclusione dalle coppe europee per la stagione seguente. Rapido ritorno all’usato sicuro firmato Trapattoni, fin quando Umberto Agnelli, il “Dottore”, stanco di una squadra che non domina più come un tempo, pur restando dietro le quinte, opera la rivoluzione della “Triade”. Rinasce un'altra grande Juventus, quella di Moggi, Giraudo e Bettega, con “Yanez” Lippi in panchina, a ripetere i fasti trapattoniani: dal 1994 al 2006 vince sette Scudetti, una Coppa Italia, quattro Supercoppe di Lega, Champions League, Coppa intercontinentale e Supercoppa UEFA, senza contare la disputa di altre tre finali europee, un’UEFA Cup e due Champions. Senza contare che getta le basi per lo stadio di proprietà, lo Juventus Stadium e il centro polifunzionale della Continassa.

 

http://www.giulemani...lio.asp?id=5725



#2 SHOVELHEAD

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Inviato 24 luglio 2019 - 15:16

Scusate: la mia antica professoressa d’italiano, al liceo, mi raccomandava sempre componimenti corti, su cui è più facile mantenere il controllo. Stavolta, oltre che lungo, il componimento è in due puntate: nonostante le riletture ci sono due refusi. Eccoli, con le relative correzioni: me ne scuso con i lettori.

 

Nel terzo capoverso:

errata: il cavalier Giovanni Agnelli

corrige: lo stesso cavalier Giovanni Agnelli

 

Penultimo capoverso:

errata: che l’Avvocato

corrige: in cui l’Avvocato



#3 aguidot

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Inviato 24 luglio 2019 - 15:27

Scusate: la mia antica professoressa d’italiano, al liceo, mi raccomandava sempre componimenti corti, su cui è più facile mantenere il controllo. Stavolta, oltre che lungo, il componimento è in due puntate: nonostante le riletture ci sono due refusi. Eccoli, con le relative correzioni: me ne scuso con i lettori.

 

Nel terzo capoverso:

errata: il cavalier Giovanni Agnelli

corrige: lo stesso cavalier Giovanni Agnelli

 

Penultimo capoverso:

errata: che l’Avvocato

corrige: in cui l’Avvocato

Leggere racconti interessanti, è un piacere.

Leggere racconti interessanti e ben scritti è un privilegio.

 

Grazie



#4 gildo75

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Inviato 01 agosto 2019 - 07:39

In principio fu la FIAT (seconda parte)

ElkannMontezemolo.jpg

 

di S. Bianchi

Con la morte di Gianni nel 2003 (e di Umberto 2004) i beni di Famiglia, la Fiat e la Juventus sono controllate dai plenipotenziari scelti dall’Avvocato, Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, quest’ultimo anche presidente dalla Juventus dal 2003: essi devono gestire l’intronizzazione dell’erede designato, l’ancora imberbe John Elkann, detto “Jaki”, figlio di Margherita, sorella di Gianni, e del primo marito di lei, Alain Elkann. Andrea Agnelli, figlio di Umberto, potrebbe costituire un ostacolo, sia per il cognome che porta, sia perché, “allevato” da Moggi e Giraudo come futuribile presidente bianconero, acquisisce prestigio proprio per i successi targati Triade. Bisogna depotenziarlo: sul cognome non si può far nulla, ma il prestigio derivante dalle vittorie bianconere, può essere annullato.

 

Scrive Gigi Moncalvo (“Agnelli Segreti”): «L’operazione, tesa a far fuori Luciano Moggi e Antonio Giraudo ma soprattutto a impedire che Andrea Agnelli diventasse presidente del club, fu ordita a favore di Jaki Elkann ed ebbe tra i protagonisti occulti proprio Montezemolo e Gabetti, timorosi che Andrea potesse ostacolare con la sua popolarità e il suo cognome l’ascesa al trono di Jaki. (omissis) Mentre alla fine del 2005 Jaki ingaggiava di nascosto il catastrofico manager francese Jean-Claude Blanc, (omissis) Montezemolo, in una cena di capodanno della Ferrari in un paese orientale, girando tra i tavoli annunciò festoso: “Giraudo e Moggi hanno le ore contate”. (omissis) In quello stesso periodo, Giuliano Tavaroli (omissis) ricevette da Tronchetti Provera, alla presenza di Massimo Moratti e Giacinto Facchetti, cioè il vertice dell’Inter, l’ordine di controllare alcuni arbitri e dirigenti calcistici al fine di raccogliere prove d’accusa contro la Juventus, dando vita ai dossier della "Operazione ladroni". Quando il capo della security Telecom chiese dettagli sui bersagli da tenere d’occhio, venne inviato a Torino per incontrare un personaggio del giro Fiat. “Su mia precisa domanda, sia a Milano che a Torino, su chi avesse indicato quelle persone e fornito notizie concrete mi venne fatto il nome di Montezemolo”, ha raccontato Tavaroli. Mentre Grande Stevens faceva in modo che l’avvocato Cesare Zaccone, difensore della Juve, in sede di processo sportivo chiedesse la condanna e la retrocessione per la squadra, Montezemolo continuava a lavorare dietro le quinte contro la società bianconera. A svelare il suo ruolo, è stato nientemeno che il presidente della Fifa, Sepp Blatter, il 22 dicembre 2007. Qualche anno dopo lo scandalo calcistico, ringraziò Montezemolo: “È gran parte merito suo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari dopo le sanzioni conseguenti allo scandalo”».

 

Su come andò Farsopoli (scusate, ma continuo a chiamarla così), non credo ci sia necessità di spendere altre parole. Dal 2006, la proprietà sostituisce Franzo Grande Stevens con una triade di Serie B (in tutti i sensi): Giovanni Cobolli-Gigli presidente, il già citato Jean-Claude Blanc amministratore delegato e Alessio Secco direttore sportivo. Un trio calcisticamente ignorante, forse per mantenere un basso profilo. Basti dire che l’unico che teoricamente doveva capire qualcosa di calcio, Secco, fu chi acquistò Andrade.

 

A seguire anche un biennio di presidenza Blanc, nulla succede fino al 2010, se non effimeri e contraddittori tentativi di ridare un volto vincente alla Juventus: piccolo cabotaggio da società di provincia. Nel 2010, consolidata la posizione di Elkann a capo della finanza del gruppo, ad Andrea Agnelli è finalmente dato il via libera come presidente bianconero. Non sono rose e fiori, tra i rampolli dei due rami della famiglia. A sentire Moncalvo (intervista a Radio Radio, 5 gennaio 2017): «John Elkann, azionista di maggioranza, è molto geloso delle vittorie di Andrea Agnelli. Al punto che ad Andrea non viene perdonato nulla, non solo dal punto di vista sportivo ma anche personale (omissis), il fatto che Andrea abbia lasciato la moglie e due bambini e si sia messo con questa ragazza turca, e soprattutto che lei aspetti un figlio. (omissis) Andrea nel CdA bianconero è in minoranza. Il presidente regna ma non governa. Se deve fare acquisti, deve passare dall’approvazione del cugino che lo detesta». Fatto sta che con Andrea al timone, prima con Conte, poi con Allegri in panchina, con Buffon, Chiellini, Vidal, Pirlo, Tevez, Pogba, Dybala e Ronaldo tra gli artefici di questa cavalcata trionfale, la Juventus inanella una serie di otto scudetti consecutivi, spesso accompagnati da un secondo trofeo nazionale, in una stagione addirittura dal terzo, arrivando anche per due volte a disputare la finale di Champions.

 

Certamente, senza gli Agnelli non parleremmo di Juventus fidanzata d’Italia e squadra regina. La Juventus si è servita degli Agnelli per diventare, o restare, o ritornare grande, e gli Agnelli si sono serviti della Juventus per creare consenso. Prima di Edoardo Agnelli, la Juve aveva vinto lo Scudetto (ma ancora non si chiamava così) nel 1905, ripetendosi nel 1908 e 1909 nei Campionati Federali, misteriosamente con conteggiabili per la Federazione. Nei dodici anni di presidenza del figlio del Senatore, gli scudetti sono sei. Dal 1936, una Juve fascistizzata e deagnellizzata, fino al 1947 conquista due Coppe Italia con i presidenti de la Forest de Divonne e Piero Dusio: poi solo Agnelli, prima Gianni, poi Umberto, ancora Gianni, di nuovo Umberto per arrivare ad Andrea.

 

Una storia di trionfi che ha portato per trentanove volte a conquistare il massimo trofeo nazionale. Abbiamo detto come i due Scudetti Federali (per ora) non facciano parte del conto, un conto che dichiara trentasette Scudetti, che comunque non combacia tra le nostre vittorie vere, sul campo, e quelle che ci assegna la Federazione. Chi dobbiamo ringraziare per questa differenza ormai lo sappiamo, e questo, a maggior ragione, fa di Farsopoli un profondo dolore che sento mio, che certamente sentiamo nostro. Per carità, niente a che vedere con la tragedia del Torino del 1949 o con quella del Manchester United del 1958, ma pur sempre, per chi ama, una tragedia. D’altra parte anche i Savoia hanno avuto il loro Vittorio Emanuele III.

 

http://www.giulemani...lio.asp?id=5730



#5 Antipatico

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Inviato 01 agosto 2019 - 10:11

Chi dobbiamo ringraziare per questa differenza ormai lo sappiamo, e questo, a maggior ragione, fa di Farsopoli un profondo dolore che sento mio, che certamente sentiamo nostro. Per carità, niente a che vedere con la tragedia del Torino del 1949 o con quella del Manchester United del 1958, ma pur sempre, per chi ama, una tragedia. D’altra parte anche i Savoia hanno avuto il loro Vittorio Emanuele III.

Niente a che vedere con le tragedie di Torino o ManUtd soprattutto perché quelle furono caso o destino: Farsopoli invece fu voluta, quindi è tradimento e vergogna. E se nelle disgrazie il tempo allevia il dolore, nel nostro caso non cancella la rabbia. Anche perché quegli aerei si schiantarono sul colpo, ma molti di coloro che furono artefici del nostro male sono ancora qua a goderne.

 

Per il resto, bell'articolo.







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