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L’Italia Perde Di Credibilità? - Di P. Cicconofri

competitività riforme confltti violenza stadi

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Inviato 29 dicembre 2014 - 07:00

L’Italia perde di credibilità?

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di P. Cicconofri

Intervenuto al Global Soccer Forum Andrea Agnelli ta le altre cose ha dichiarato «il campionato italiano deve assolutamente recuperare posizioni, eravamo un campionato di fuoriclasse, adesso siamo un campionato di passaggio».

 

Frasi del tipo “Il nostro calcio ha perso credibilità” sono oramai entrate nel gergo quotidiano dei tifosi da bar sport. Per tutti gli altri, quelli che dal 2006 ad oggi hanno passato ore a seguire in modo più approfondito l’evolversi del nostro sport nazionale, non è una novità ma solo la logica conseguenza dovuta all’incapacità di chi lo amministra.

 

Non ci siamo ad esempio sorpresi di leggere dell’ennesimo abuso mediatico di Galliani che, per coprire un evidente favore arbitrale al Milan, ha cercato di imporsi sul gol/non gol urlando più forte, ottenendo l’immediato appoggio di Tavecchio, che si è dichiarato pronto ad accogliere la tecnologia in campo fissando addirittura i primi paletti nel giro di qualche giorno.

 

Così come non ci meraviglia l’annuncio in pompa magna della cessione del Parma non si sa bene a chi. D’altra parte la logica che porta ad accogliere con i lucciconi agli occhi chi “mette i soldi nel calcio”, è oramai un tradizione italiana. Poco importa se in Inghilterra, come nel caso di Cellino, un club può anche essere portato al fallimento se il proprietario non ha le fedina penale pulita. Tavecchio invece "vigila" sull’operazione (ma come?) che sarà vagliata dalla Covisoc. Una situazione alquanto bizzarra e certamente poco chiara che non fa bene al calcio. Un tipo di situazioni che sembra riecheggiare nella parole di Agnelli: «Sono contro gli investitori stranieri i cui investimenti risultano poi fini a sé stessi. Progetti che possono sembrare interessanti, ma poi si rivelano non essere all'altezza».

 

Vogliamo anche ricordare la terza perquisizione della finanza alla famiglia Pozzo (Udinese)? Ci sono società che più o meno apertamente, solo grazie a magheggi di bilancio, scatole cinesi, debiti su debiti, plusvalenze fittizie, tengono in piedi la baracca senza mai subire controlli. Tranne poi essere “multate” dalla Uefa perché, nonostante gli strani aggiustamenti non sono comunque in regola con le norme sul fair play finanziario.

 

Senza dimenticare la questione dei ”nuovi stadi”. Mai una situazione che sia chiara, mai un progetto definitivo, mai un impegno economico concreto, ma molto spesso semplici speculazioni che il calcio potrebbe permettere più facilmente. Anche su questo si è soffermato il presidente bianconero («Non possiamo reggere il confronto con chi ha strutture con altre tecnologie: i nostri stadi hanno in media 64 anni di vita, mentre all'estero ci sono impianti all'avanguardia, moderni e ben più capienti»)

 

E la violenza? Fin quando si multeranno i bambini che emulano gli adulti gridando “merda” e si lasciano passare quelle barbarie di teppisti che la fanno franca solo perché agiscono nelle immediate vicinanze dello stadio e non al loro interno, le cose cambieranno poco.

 

Però si dedicano interi mesi di cronaca sportiva a fare da megafono all’allenatore giallorosso permettendogli di mettere in dubbio la buona fede arbitrale e soprattutto di eludere il rispetto delle regole per oltre un anno (come nel caso dell’uso delle ricetrasmittenti).

 

Se questo è l’andazzo, stigmatizzato anche da Andrea Agnelli al Globe Soccer Forum definendo la Serie A un «campionato di passaggio», come sarà possibile risalire la china senza il fattivo contributo di tutti?

 







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