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All'interista Tito Boeri La Presidenza Dell'inps


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26 risposte a questa discussione

#1 gustavo

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Inviato 24 dicembre 2014 - 20:00

Molti gli scritti dell'economista in oggetto su Farsopoli :

 

http://www.lavoce.in...amo-calciopoli/

 

C'è anche (da qualche parte) un libretto " ricerca " su partite sospette rubate dalla JUVE

e presentato da lui anni fà a Milano, quando i prescritti erano ancora in odore di santità .

 

Con tutta la tigna bavosa da tifoso contro la JUVE che tiene indosso, faccio gli auguri quelli che dovranno 

andare in :D pensione : non dichiarate di essere Gobbi perchè di sicuro l'invalidità non ve la asd: danno .

 

 



:D Togliete la m da imps e mettete la n .



#2 marcolanc

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Inviato 24 dicembre 2014 - 20:10

:D Togliete la m da imps e mettete la n .

ok:

#3 gustavo

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Inviato 25 dicembre 2014 - 08:26

Auguri di buon Natale e per il nuovo incarico a Tito Boeri che su La Voce scriveva ....

 

http://www.lavoce.in...ontro-la-beffa/

 

http://www.lavoce.in...moggi-e-domani/

 

.. ce ne sono altri di pezzi su Farsopoli : basta cercarli .

 

Quello che non dovete cercare sono le udienze Gea e Processo di Napoli e Rosario Coppola .

Manco la :) puzza invece delle telefonate :D nascoste e della relazione Palazzi del 1 luglio 2011 con tanto di prescrizione .

 

Se come docente alla Bocconi trovava il tempo di :)  " dargli alla Juve "

adesso lo trovi finalmente anche per etichettare tutte le patacche e kartoni :D  dai tempi di Selenio fino al 2010 .



#4 vilostra

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Inviato 26 dicembre 2014 - 16:43

Speriamo no faccia come Guido Rossi ovvero che tolga le pensioni agli juventini per darle ai prescritti.



#5 Ghost Dog

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Inviato 27 dicembre 2014 - 14:35

Molti gli scritti dell'economista in oggetto su Farsopoli :

 

http://www.lavoce.in...amo-calciopoli/

 

C'è anche (da qualche parte) un libretto " ricerca " su partite sospette rubate dalla JUVE

e presentato da lui anni fà a Milano, quando i prescritti erano ancora in odore di santità .

 

Credo che il riferimento sia a questo capolavoro, una lunga intervista con gli onori dell'editore "Il Mulino" nel 2012

Parlerò solo di calcio

Spoiler

 

I famigerati tifosi vip, anche juventini, spesso sono strazianti.

 

 

Errata corrige

Quel libretto dovrebbe essere in realtà un seminario alla Bocconi del 2006 intitolato "Il metodo Moggi, concentrazione e corruzione nel calcio italiano" le cui basi probabilmente saranno stata riversate in "Calciopoli anno zero (I tre ingredienti di Calciopoli; Oltre Calciopoli)", contributo del duo Tito Boeri+Battista Sevegnini (non è parente del figlio del notaio) ad un testo del 2008 (Il management del calcio. La partita più lunga) che non ho mai avuto il dispiacere di leggere.

L'opuscolo "Parlerò solo di calcio" è l'ultimo contributo di Tito Boeri nei confronti del suo Calcio: ci sono riferimenti ed integrazioni al lavoro con Battista Severgnini ed alle loro allucinazioni.

 


Messaggio modificato da Ghost Dog, 28 dicembre 2014 - 12:04


#6 gustavo

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Inviato 01 gennaio 2015 - 18:21

 

Credo che il riferimento sia a questo capolavoro, una lunga intervista con gli onori dell'editore "Il Mulino" nel 2012

Parlerò solo di calcio

Spoiler

 

I famigerati tifosi vip, anche juventini, spesso sono strazianti.

 

 

 

Oggi alle 15, SKY ha ritrasmesso ( :) ha avuto il coraggio) sul canale 206 : Inter-Barca 3-1 del 10-aprile-2010 .

 

Riguardata 5 anni dopo con in mente gli episodi sospetti e i titoli spagnoli " Rapina a mano armata "

si esce con nel cervello la conferma che Olegarco Benquerenque ha fatto per i prerscritti un capolavoro esemplare e unico

2° gol dei kartonati nato da un fallo a metà campo - 3° gol 2 volte in ofside - 2 rigori netti negati al Barca - 4 ammoniti al Barca.

 

Allora ci si deve augurare che il duo Boeri - Severgnini trovino il tempo di fare qualche ulteriore ricerca nella partita sopra .

Intanto che ci sono diano un occhiata anche alla gara di ritorno dove Deblechere non è stato da meno del paesano di Murino .



#7 Milena

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Inviato 02 gennaio 2015 - 09:28

Su richiesta di Gustavo riporto  in chiaro l'articolo allegato da Ghost Dog

 

 

Prima di immergerci nel racconto dei fatti di Calciopoli, mi piacerebbe chiederle da cosa è nata l’idea di applicare a quelle vicende gli strumenti dell’economia.
Nel giugno 2006 aspettavamo tutti l’inizio dei Mondiali di calcio, quando incominciarono ad arrivare le prime rivelazioni sulle telefonate fra Luciano Moggi e alcuni arbitri di serie A. Gli inquirenti avevano messo sotto controllo i telefoni di alcuni manager nel corso di un’indagine sull’uso di doping nella Juventus. Scoprirono che il direttore generale della Juve, Luciano Moggi, aveva esercitato pressioni su arbitri, funzionari di federazione e giornalisti, alla vigilia di partite decisive della stessa Juventus o di qualche sua rivale. Allora gli arbitri venivano selezionati da un team di ex arbitri chiamati «designatori», con cui Moggi era solito intrattenere lunghe conversazioni telefoniche, benché ciò fosse espressamente vietato dalle regole della federazione. L’indagine fu subito estesa a tutti i designatori e ai manager che li chiamavano in violazione delle norme federali. In quel periodo stavo leggendo un lavoro di Steve Levitt (conosciuto per la sua freakonomics) che riusciva a identificare esami scolastici truccati guardando a deviazioni da una distribuzione di voti tipo. Qualcuno ha denigrato queste tecniche parlando di «economia dell’immaginazione», perché compie inferenze su fenomeni che non è possibile osservare. Ma il metodo si è rivelato spesso molto efficace nel segnalare possibili episodi di corruzione; nel nostro caso, avevamo il vantaggio di sapere dalle intercettazioni quali partite erano state manipolate. A quell’epoca avevo cominciato a raccogliere dati sulla produttività dei calciatori. La caratteristica fondamentale dei dati sportivi (caso raro nel mercato del lavoro) è infatti che permettono di misurare con relativa precisione la produttività dei calciatori: attraverso vari indicatori, come il numero dei gol e dei calci d’angolo, i falli commessi e subiti, nonché parate, rigori e chilometri percorsi, è possibile avere una stima abbastanza precisa di quanto riesce a «produrre» ogni singolo calciatore. Ebbene, quando vennero alla luce i primi episodi di Calciopoli, chiesi a Battista Severgnini, con cui stavo raccogliendo questi dati sulla produttività dei calciatori, se non potevamo indirizzare i nostri sforzi sull’analisi di questi episodi di corruzione che cominciavano a venire a galla. Abbiamo così deciso di analizzare metodicamente il caso di Calciopoli, cercando di capire quanto sia diffusa la corruzione nel calcio italiano. E abbiamo scoperto delle cose molto interessanti. Questa indagine ci ha permesso di capire che il modo con cui venivano alterati gli esiti delle partite era molto fine: non si pagavano gli arbitri, ma si esercitava una pressione molto forte su di loro, quando questi si trovavano in una fase particolarmente delicata della loro carriera, in attesa di essere promossi allo status di arbitri internazionali. Messi di fronte all’alternativa fra collaborare con manager senza principi e non fare il salto di carriera, alcuni arbitri (che non a caso si trovavano in quella posizione) hanno scelto la prima opzione. I nostri studi mostrano che sono proprio gli arbitri in questa fase cruciale della loro carriera a essere stati coinvolti nelle partite oggetto di indagine. Ma per apprezzare i meriti di queste analisi bisogna capire come funzionava il sistema corruttivo che si era cristallizzato intorno agli arbitri negli anni che precedono l’esplosione di Calciopoli.

III. La cattura dei regolatori

Prima di entrare nei dettagli di Calciopoli, vorrei capire come sia possibile che gli arbitri abbiano avuto un ruolo così determinante in quella vicenda.

Ci sono almeno due ragioni per cui gli arbitri hanno avuto (e in generale, possono avere) un ruolo cruciale nella manipolazione delle partite. In primo luogo, dispongono di un ricco ventaglio di strumenti per alterare l’andamento di una partita abbastanza equilibrata: calci di rigore, cartellini gialli e rossi, fuorigioco e durata dei tempi di recupero. In secondo luogo, nelle vicende di Calciopoli la loro collaborazione nella manipolazione delle partite veniva ottenuta a un costo relativamente basso. Mentre un arbitro di livello medio guadagna circa 50 mila euro a stagione, un giocatore di medio calibro di una squadra di prima divisione guadagna almeno dieci volte tanto. I giocatori che da soli (cioè con le loro giocate) possono alterare il risultato di una partita guadagnano solitamente cifre da superstar, fino a cento volte il guadagno medio di un arbitro. I direttori di gara, in altre parole, sono l’anello debole dell’industria calcistica. Questa circostanza è stata ampiamente sfruttata nell’alterazione delle partite molto prima di Calciopoli. La novità di Calciopoli sta nel fatto che in quel sistema la collaborazione degli arbitri veniva ottenuta minacciando di escluderli dalle partite della cosiddetta Griglia A, che risultavano cruciali ai fini della loro carriera.

Possibile che un intero sistema di corruzione ruoti intorno al ruolo dell’arbitro?
È così. Chi non segue il calcio, pensa che l’arbitro sia ininfluente: sembra impossibile che una sola persona possa avere il potere di alterare il risultato di una partita. Le racconto un aneddoto: uno degli articoli che abbiamo scritto sul calcio, l’abbiamo mandato a una rivista referata a livello internazionale, e abbiamo avuto la cosiddetta desk rejection, che si ha quando l’editor legge l’abstract e, senza neanche leggere il paper o sottoporlo ai referee, decide che non gli interessa. Ebbene: la motivazione della sua desk rejection diceva che è impensabile che un solo arbitro possa alterare il risultato di un match in cui sono coinvolte 22 persone. Mi chiedo se questo editor abbia mai visto una partita di calcio in vita sua; probabilmente no, altrimenti si sarebbe reso conto dell’importanza dell’arbitro. Negli stadi italiani l’arbitro viene sistematicamente fischiato non appena fa ingresso in campo, tanto che un marziano potrebbe pensare che sia lì per quello. Bisognerebbe apprezzarli di più, non solo perché ci sono arbitri davvero bravi, ma perché il loro compito è estremamente importante.

Ma allora perché si lascia che tutte le colpe ricadano su di loro?
Sono l’anello debole della catena, in quanto sono i meno pagati. Inoltre, la loro carriera dipende (oggi come ai tempi di Calciopoli) dalle scelte discrezionali dei designatori e dall’atteggiamento dei media. Mancando una valutazione trasparente della performance dei singoli direttori di gara da parte dell’Associazione italiana arbitri (Aia), i commenti dei giornalisti incidono fortemente sulla loro carriera, decidendo del loro accesso a competizioni internazionali, la strada maestra per incrementare i loro redditi. Questo meccanismo ha contribuito a trasformare la cosiddetta «sudditanza psicologica» in una vera e propria forma di corruzione ai danni degli arbitri e della sana competizione sportiva.

Al di là di questa immagine dell’arbitro come anello debole, è possibile stabilire una connessione fra carriera degli arbitri e manipolazione delle partite?
È quello che abbiamo fatto negli articoli di cui parlavo, scritti con Battista Severgnini, dove abbiamo analizzato la relazione fra corruzione e carriere arbitrali utilizzando le informazioni raccolte sulla manipolazione delle partite, le promozioni e la performance degli arbitri nel contesto di Calciopoli. A differenza di studi precedenti sulla corruzione negli sport professionistici, abbiamo potuto basarci su evidenze di pressioni esercitate dai manager ai danni degli arbitri, pressioni documentate da molte intercettazioni telefoniche. Abbiamo anche potuto guardare ai fattori che determinano l’allocazione degli arbitri a quelle partite che risultano cruciali ai fini della loro carriera e porre in relazione queste scelte con una valutazione ufficiale delle prestazioni passate e presenti degli arbitri. I nostri risultati indicano che gli avanzamenti di carriera sono stati in molti casi il sostituto delle tangenti monetarie, riducendo in modo netto l’esborso economico richiesto per aggiustare gli incontri.

In un libro dal titolo «Come il calcio spiega il mondo», il giornalista americano Franklin Foer ha descritto in termini molto pittoreschi queste pressioni sugli arbitri italiani: «Durante le partite i giocatori crollano al suolo nella speranza di ingannare l’arbitro e farsi assegnare un rigore. . . Dopo ogni rete, i difensori alzano un braccio per indurre il guardalinee a sollevare la bandierina per segnalare un fuorigioco. . . Se la stampa lancia una crociata contro un certo arbitro, questi è costretto a stare molto attento. Farà qualsiasi cosa per dimostrare di essere imparziale. . . Anche le squadre fanno tutto il possibile per influenzarli. Quasi ogni anno viene messo in discussione il metodo di designazione arbitrale... e Juve e Milan riescono sempre a influire sul sorteggio in modo che vengano loro assegnati arbitri mediocri, dalla mentalità provinciale e che soffrono di una forma di sudditanza inconscia nei confronti del loro prestigio». Un ritratto lucidamente impietoso del nostro calcio.
Purtroppo, stando a quanto è poi emerso dalle intercettazioni telefoniche, la situazione era ancora più grave di quanto supposto da Foer; ed è interessante notare che il suo libro è del 2004. Più che essere inconsciamente deferenti, gli arbitri erano direttamente o indirettamente minacciati dai manager di alcune squadre. Mentre non ci sono prove di pagamenti in denaro a favore degli arbitri coinvolti in Calciopoli, c’è evidenza di arbitri ricattati da dirigenti implicati nei casi di frode sportiva. Le pressioni indirette sono state ancora più forti. Queste si esercitavano agendo sulla selezione degli arbitri per le partite più importanti, le partite della cosiddetta Griglia A, che costituivano un passo decisivo per diventare arbitri di livello internazionale. Per influenzare le decisioni arbitrali si faceva ricorso a campagne diffamatorie: le principali trasmissioni televisive di sport e i giornalisti che vi partecipavano usavano criticare pesantemente (sempre secondo i giudici) le decisioni di quei direttori di gara che non collaboravano. La reputazione è essenziale nella carriera di un arbitro ed essere pesantemente criticati in una trasmissione televisiva, come Il processo del lunedì, poteva ridurre la probabilità di essere selezionati per le partite internazionali.

Quanto guadagnava mediamente un arbitro ai tempi di Calciopoli?
Nel periodo a cui si riferiscono i nostri dati, gli arbitri italiani erano pagati principalmente a partita. In particolare, ricevevano in serie A circa 5.100 euro a partita e in serie B 2.500 più il rimborso delle spese sostenute «nell’esercizio delle funzioni». Accanto a questo schema di pagamento a partita, esisteva uno stipendio fisso legato allo status dell’arbitro: gli arbitri internazionali avevano diritto a 37 mila euro l’anno, gli arbitri della fascia più alta (ma non internazionali) a 31 mila euro, mentre i nuovi arrivati (o emergenti) di serie B prendevano 13 mila euro. La partecipazione alle partite più importanti aumentava in modo sostanziale la probabilità di accedere al ruolo internazionale, e ciò implicava un forte incremento nel guadagno totale nella vita di un arbitro. Solo chi riusciva ad accedere al rango internazionale poteva infatti continuare ad arbitrare in serie A fino all’età di 45 anni, mentre gli arbitri di livello non internazionale andavano in pensione (o venivano esclusi dagli incontri importanti) molto prima, in certi casi 10 anni prima. Inoltre, le competizioni internazionali pagano il 20 per cento in più delle partite di serie A. Se si considera che i guadagni annui degli arbitri internazionali erano dell’ordine di 200 mila euro, e assumendo un tasso di sconto del 3 per cento, l’aumento nell’arco di una vita nei compensi associati al raggiungimento del rango internazionale può essere stimato (in termini di valore netto presente) intorno a 1 milione e 750 mila euro.

Come si faceva a conseguire questo rango internazionale?
Il passo decisivo per accedere al rango internazionale era arbitrare partite della Griglia A. Se si compara il numero medio di partite della Griglia A assegnate ad arbitri promossi a incontri internazionali a un certo punto della loro carriera prima della promozione con il numero di partite assegnate ad arbitri che non hanno mai ottenuto lo status internazionale nella loro carriera, si vede che in media gli arbitri promossi avevano arbitrato, rispetto agli altri, una quota più ampia di partite della Griglia A (circa il 20 per cento in più) in ogni campionato, erano più vecchi di circa 3 anni e avevano anche 3 anni in più di esperienza in serie A o B.

Cosa non ha funzionato nella valutazione degli arbitri e nelle loro regole di promozione?
A differenza di altre professioni, il lavoro dell’arbitro è soggetto a valutazioni molto frequenti, e le informazioni su cui si basano le valutazioni sono di pubblico dominio. Si conosce quasi tutto della prestazione di un arbitro in una data partita. Inoltre, accanto alle valutazioni formali compiute (ma non rese pubbliche) dall’associazione calcistica, ci sono i voti e le «pagelle» compilate da molti giornali e da molte trasmissioni televisive. Perciò è possibile analizzare i voti assegnati ai direttori di gara in quegli incontri su cui esistono evidenze di manipolazione dei risultati. Ora, la disponibilità ad aggiustare qualche partita (fatto certificato dalle intercettazioni) aumentava la probabilità di vedersi assegnare gli incontri più importanti del torneo, e questo incremento riguardava proprio i direttori di gara candidati alla promozione come arbitri internazionali. Passando alle valutazioni formali degli arbitri fornite dalla federazione, abbiamo scoperto che i voti non erano affatto inferiori (come ci si potrebbe aspettare) in quelle partite in cui sussistevano forti evidenze di manipolazione. In queste valutazioni una conduzione di gara favorevole alla squadra di casa, misurata per esempio dal numero di cartellini gialli e rossi rifilati agli ospiti, non veniva sanzionata, anche se i documenti della federazione raccomandano di evitare ogni atteggiamento deferenziale nei confronti delle squadre ospitanti, ciò che gli economisti definiscono home bias, distorsione a favore della squadra di casa.

Possibile che sia stata tutta colpa del sistema di selezione degli arbitri?
È stato un concorso di cause a rendere possibile la costruzione di quel sistema corruttivo. Un ruolo centrale lo ha avuto però il meccanismo di allocazione degli arbitri, anche prima del campionato 2004-2005. Secondo quanto emerge dal libro di Luigi Garlando sui rigori della Juventus dal 1929 al 2005, Nostra Signora del dischetto, almeno 20 partite potrebbero essere interessate da manipolazione e dubbie decisioni arbitrali nel decennio 1994-2004. La cosa interessante è che Garlando non ha identificato neanche un episodio di potenziale manipolazione nel campionato 1998-1999, quando la Figc modificò il sistema per l’assegnazione degli arbitri, passando da assegnazioni discrezionali ad assegnazioni casuali. Nel campionato successivo, il sistema di allocazione degli arbitri fu nuovamente modificato, diventando più complesso e discrezionale. Le partite venivano classificate in un certo numero di griglie, a seconda dell’importanza ai fini del torneo. A ciascuna di queste griglie venivano assegnati solo alcuni arbitri, in base a una valutazione delle loro prestazioni passate. Gli arbitri venivano quindi pescati da questo sottoinsieme associato alla griglia e assegnati a ciascun match. C’erano però diverse «preclusioni». Per esempio, un arbitro potenzialmente candidato ad arbitrare le partite della griglia più elevata poteva essere escluso prima di una partita per motivi imprecisati. Ogni griglia aveva in media 5 partite e 5 arbitri e la combinazione di griglie e preclusioni permetteva in molti casi di scegliere a quale direttore di gara affidare la partita più importante.

In concreto, come facevano gli arbitri a incidere sul risultato di una partita?
Dai documenti giudiziari emerge una varietà di metodi. A volte un giocatore forte veniva espulso senza una ragione credibile proprio nella partita che precedeva l’incontro con la Juventus; un caso emblematico fu l’espulsione del giocatore dell’Udinese Marek Jankulowski durante la partita Udinese-Brescia, a pochi giorni dal match fra Juventus e Udinese. In altri casi, l’arbitro concedeva un rigore o non dava un fuorigioco favorendo così una delle due squadre. In tutti questi casi, le conversazioni intercettate certificano la sussistenza di contatti diretti fra i manager coinvolti nella manipolazione, i designatori e in certi casi gli stessi arbitri.

In che cosa consistevano le minacce?
Alcune conversazioni intercettate chiamano in causa diversi giornalisti sportivi, frequentatori di trasmissioni televisive. I manager che truccavano le partite minacciavano per telefono gli arbitri di distruggere la loro reputazione usando il potere che avevano sui media se non avessero esaudito le loro richieste. Con la sola eccezione della Reggina, tutte le squadre coinvolte in Calciopoli erano proprietà di personaggi che avevano un controllo diretto o indiretto sui media e detenevano una porzione significativa di diritti televisivi. Questo potere mediatico era anche esercitato nelle più importanti trasmissioni televisive sul calcio, come Il processo del lunedì, la Domenica sportiva e Controcampo: i giornalisti ospiti (più o meno fissi) di queste trasmissioni erano rappresentanti (più o meno espliciti) degli interessi di questa o quella squadra. Un arbitro con una cattiva reputazione, e in queste trasmissioni era facile renderla tale, faceva fatica a ottenere una promozione al rango internazionale.

Come era finito il campionato sotto inchiesta?
Il campionato 2004-2005 era stato vinto dalla Juventus; Milan, Inter e Udinese si erano qualificate per la Champions League; e Bologna, Brescia e Atalanta erano finite in B. L’elenco degli incontri sotto inchiesta è lungo. Diciamo che i risultati di queste partite possono essere confrontati con un indice chiamato Ivs (Indice di Valutazione di Squadra) che misura la forza relativa delle due squadre che si affrontano basandosi sulla misura delle prestazioni individuali. Questo indice si basa sulla rosa dei giocatori di cui un allenatore effettivamente dispone (escludendo quelli colpiti da misure disciplinari o infortunati) come anche sulla prestazione collettiva della squadra nelle partite precedenti. In quel campionato ci sono un totale di 78 partite, circa due alla settimana, che appaiono manipolate. La cosa interessante è che pur non essendo soltanto partite della Juve, sono quasi sempre manipolate a suo vantaggio. Le altre squadre coinvolte nello scandalo erano Milan, Fiorentina, Lazio e Reggina. Il Milan fu accusato di avere influenzato la scelta dei guardalinee per la sua partita contro il Chievo nell’aprile 2005. Mentre la Fiorentina di Diego Della Valle e la Lazio di Claudio Lotito furono accusate di aver usato metodi simili a Luciano Moggi nel manipolare le partite attraverso la designazione arbitrale. Le imputazioni a carico della Reggina erano dello stesso tipo.

Quali sono state le sanzioni irrogate dalla giustizia sportiva?
Mentre l’inchiesta della magistratura è ancora in corso, la giustizia sportiva ha già emesso il suo verdetto e ha comminato le sue (miti) sanzioni. Anche se le partite della stagione 2005-2006 non erano sotto inchiesta, lo scudetto vinto dalla Juventus fu invalidato e successivamente assegnato all’Inter. Altre sanzioni furono comminate. In particolare la Figc ha deciso che la Juventus doveva essere retrocessa alla Serie B con una deduzione di 9 punti nel campionato 2006-2007. Il Milan rimase in A ma subì una penalità di 8 punti. La Fiorentina fu esclusa dalla Champions League e penalizzata con una deduzione di 15 punti. La Lazio fu sanzionata con una riduzione di 3 punti e l’esclusione dalla coppa Uefa. Infine, la Reggina fu sanzionata con una deduzione di 15 punti in serie A.

Fra le varie obiezioni mosse all’inchiesta di Calciopoli c’è l’accusa di incompletezza (o parzialità) del dato. Quali informazioni avete preso in considerazione nella vostra analisi?
I dati che abbiamo raccolto provengono da diverse fonti. Le informazioni riguardanti le caratteristiche personali e le carriere di arbitri e guardalinee, come anche le loro decisioni durante ogni partita, le abbiamo ricavate dai siti e dalle edizioni cartacee dei quotidiani «La Gazzetta dello Sport» e «la Repubblica». I voti dati ad arbitri e guardalinee provengono dalle valutazioni ufficiali fornite dall’Associazione italiana arbitri (Aia) a cui abbiamo potuto accedere. Il già citato Indice di Valutazione di Squadra (Ivs) è fornito dal gruppo Panini, l’azienda che produce i principali album di figurine italiane. L’elenco delle partite manipolate è tratto dalla documentazione giudiziaria ufficiale (tabulati di Carabinieri, Ros e Antimafia). Va detto che le intercettazioni telefoniche erano molto chiare ed eloquenti, e l’accusa ne ha fatto ampio uso per dimostrare l’esistenza di una vera e propria organizzazione volta ad alterare i risultati delle partite, con finalità di natura sportiva e indirettamente economica. Ci sono quindi le registrazioni (alcune passate in televisione) e ci sono i tracciati che permettono di capire come veniva esercitata questa pressione e quali erano le persone coinvolte. Per avere un’idea dei tabulati, si pensi a una mappa della metropolitana di Parigi, dove al posto delle fermate ci sono i nomi di arbitri, designatori, direttori sportivi e in qualche caso giornalisti. Ebbene, questi diagrammi riproducono abbastanza fedelmente il network dei rapporti messi in piedi a seconda delle diverse partite. Il manager di una squadra non dovrebbe mai parlare con un arbitro, secondo il codice deontologico. Invece, i direttori sportivi delle squadre coinvolte parlavano eccome, sia con la terna sia con gli arbitri; e naturalmente, con gli onnipresenti giornalisti. Credo che la forza della nostra analisi stia in due aspetti. In primo luogo, l’accesso a evidenze forti di aggiustamenti di partite, vale a dire le trascrizioni di conversazioni telefoniche. In secondo luogo, lo sviluppo di una banca dati sui voti che gli arbitri si sono visti assegnare con riferimento alle loro prestazioni (anche quelle manipolate) nelle partite precedenti e nel corso della loro carriera.

Fatti e informazioni non precedono le interpretazioni, ma le rendono necessarie. Quali tecniche di analisi avete usato per «far parlare» i dati raccolti?
Cercando ispirazione in altri campi di ricerca, ci siamo imbattuti in uno studio interessante fatto da uno statistico belga, Adolphe Quetelet, che a metà Ottocento aveva studiato la statura dei giovani francesi, sulla base dei dati raccolti nelle visite mediche necessarie per essere arruolati nell’esercito. Quetelet aveva notato una sorprendente assenza di persone con stature fra 1,57 e 1,597. Il fatto è che a quel tempo l’altezza minima per essere ammessi al servizio di leva era 1 metro e 60. Lo statistico belga si chiese se non fosse operante qualche fenomeno di corruzione: se qualche militare non fosse stato pagato per chiudere un occhio e falsificare le altezze. Applicando lo stesso metodo, abbiamo pensato di analizzare i dati riguardanti le vittorie e le sconfitte di tutte le squadre, per vedere se erano distribuiti secondo un pattern regolare, o secondo qualche altra distribuzione, che potesse rivelarsi tipica nel mondo dello sport. Di solito, per capire e identificare i casi di corruzione gli economisti cercano i cosiddetti outlier. Si osservano i comportamenti tipici e si stabilisce cosa ci si aspetta da certe competizioni sportive, sulla base dei dati storici, o del merito sportivo o ancora della forza e competitività dei giocatori delle varie squadre. Nel momento in cui emergono deviazioni troppo grandi (dette appunto outlier) rispetto alle predizioni del modello, è possibile che ci siano delle irregolarità. È un metodo che può portare a fare degli errori, perché nel calcio c’è una forte componente di aleatorietà. Tuttavia, è il metodo seguito quando non si ha nessun dato che consenta di identificare a colpo sicuro i casi di corruzione. Pensiamo, per esempio, agli studi di settore utilizzati nel contrastare l’evasione fiscale: si basano su un principio molto simile in quanto permettono di identificare deviazioni significative rispetto al reddito che può essere presunto sulla base di comportamenti generali, per diverse tipologie di attività. È chiaro che questo metodo funziona solo se i comportamenti devianti, la corruzione o l’evasione fiscale, non sono la norma. Nel nostro caso, lavorando sui fatti di Calciopoli avevamo qualcosa di meglio da cui partire, perché sapevamo quali partite erano state truccate, perciò abbiamo potuto guardare alle caratteristiche di queste partite, capire il meccanismo che c’era dietro, e poi sviluppare un modello per identificare potenziali episodi (non visti) di corruzione. Il nostro vantaggio, rispetto a studi precedenti, è stato proprio avere a disposizione i dati emersi dalle inchieste. Indipendentemente dal loro valore probante nel processo, le informazioni tratte dalle intercettazioni sono molto importanti dal punto di vista dell’analisi economica. Siamo partiti dalle notizie di reato relative al campionato sotto inchiesta (2004-2005) dove avevamo una corrispondenza diretta, perché sapevamo cosa era avvenuto nelle partite manipolate. Così abbiamo costruito un modello di previsione, e lo abbiamo fatto «girare» sul campionato 2004-2005, fingendo di non sapere quali partite erano state truccate. I risultati ci sono subito apparsi molto promettenti, perché permettevano di predire un gran numero di partite che effettivamente sono state corrotte. Il secondo passo è stato assumere che questa corrispondenza fosse valida in generale, per avere indicazioni di partite corrotte in altri campionati. Abbiamo anche usato altre tecniche per misurare i tempi della corruzione. Spesso in economia del lavoro si usano modelli econometrici che provengono dalla biologia e dall’oncologia. Noi abbiamo usato dei modelli di duration per misurare la durata massima o minima dei tentativi di corruzione: per comprendere quando sia meglio agire per manipolare un determinato evento sportivo, in questo caso un incontro di calcio.

E cosa avete scoperto?
Che le partite manipolate si localizzano molto spesso nei mesi invernali. Questo corrisponde a una scelta efficiente: è in questa fase che si decidono le sorti del campionato. La gerarchia si sta definendo, alcune squadre si stanno sfilando dal gruppo delle potenziali vincitrici del torneo. La logica alla base di questi interventi sembra chiara: se devi intervenire con la corruzione per condizionare l’esito finale del campionato, e se puoi farlo (per motivi economici) una sola volta (o un numero limitato di volte) per stagione, ti conviene agire nelle partite centrali del torneo. Seconda regola: scegli possibilmente quegli incontri il cui risultato sulla carta sia abbastanza equilibrato. È così che queste partite venivano condizionate a favore di una squadra, ma la cosa non era talmente stridente da suscitare particolare attenzione da parte del pubblico o dei media. Si condizionavano i risultati di partite abbastanza incerte, anche perché l’arbitro non può alterare il risultato di una partita in cui i valori in campo sono molto diversi. Infine, come abbiamo visto, la terza regola dice: parla direttamente con arbitri e designatori, anziché ricorrere a pagamenti monetari a favore dei calciatori: primo, perché può essere molto costoso se questi sono delle star; poi perché dovresti trovare un calciatore disponibile a farsi corrompere, il che non è scontato; infine, come detto, per condizionare una partita di calcio bisognerebbe corrompere giocatori che hanno un ruolo decisivo, per esempio un portiere o un attaccante di punta, altrimenti è difficile che incida sul risultato di un match.

Perché è così importante agire a metà campionato?
A inizio campionato c’è una squadra favorita, poi le gerarchie si modificano, e il grosso del cambiamento e della gerarchia finale si determina a metà stagione. È quello il momento in cui si divaricano le probabilità nelle quotazioni degli scommettitori sulla vittoria finale nel campionato; quindi, se qualcuno vuole incidere sull’esito finale di un campionato a favore di una squadra, deve cercare di alterare le partite in questo periodo. Ci sono processi cumulativi che vengono a crearsi: la squadra che comincia a perdere punti, perde motivazione, si creano tensioni all’interno della squadra; allo stesso tempo, chi va bene e vince continua a essere motivato. Ciò sembra confermato dall’andamento delle probabilità di vittoria finale, stando alle quote degli scommettitori: è in genere verso la metà del campionato che la valutazione delle probabilità di vittoria delle diverse squadre tende a diversificarsi.

Quali conclusioni si possono trarre (ed eventualmente generalizzare ad altri contesti) da questo studio sulla cattura dei regolatori?
Nell’insieme i nostri risultati suggeriscono che le preoccupazioni di carriera sono molto importanti ai fini della corruzione. Sono anche coerenti con una possibile collusione fra il team che valutava e selezionava gli arbitri e i manager coinvolti nella manipolazione delle partite. Un’implicazione dei nostri risultati è che i deterrenti contro questa forma di manipolazione si trovano rendendo più trasparenti le valutazioni e l’allocazione degli arbitri alle partite, ma anche fornendo maggiore sicurezza finanziaria agli arbitri: per esempio, passando a sistemi di remunerazione basati su un salario fisso, come in parte è stato fatto. Anche se questa indagine riguarda l’industria del calcio, ha implicazioni che vanno al di là dell’economia dello sport. Il ruolo delle aspirazioni di carriera nei fenomeni di corruzione non è stato molto indagato dalla ricerca empirica.

La corruzione permea il nostro calcio e Calciopoli ha illuminato solo la punta di un iceberg o le aberrazioni scoperte dai magistrati sono un virus ormai debellato?
Il metodo scientifico con cui era organizzata la corruzione, cioè il modo con cui si alteravano le partite nel 2004-2005, fa pensare che questo metodo fosse in vigore da anni. Applicando il metodo che ho descritto, abbiamo identificato alcune partite sospette nei campionati precedenti a quello di Calciopoli, dopodiché siamo andati a riguardarci gli articoli e i resoconti giornalistici di quelle giornate sportive, e in effetti in alcune partite c’erano stati episodi contestati e scelte arbitrali molto discutibili, che facevano pensare che gli errori avessero qualcosa di metodico. Calciopoli non è stato un incidente occasionale o estemporaneo, perché alcuni manager hanno agito alterando scientificamente gli esiti delle partite, e le proprietà probabilmente erano al corrente di queste manovre. Ancora in questi giorni leggiamo sui giornali che le proprietà giustificano l’operato dei loro manager e continuano a non fare i nomi dei responsabili. Il fatto stesso che i manager abbiano continuato a guadagnare, anche quando le società sono state penalizzate (sul piano sportivo e quindi economico) la dice lunga sul reale coinvolgimento dei vertici. Alla fine, a perderci sono stati soprattutto i tifosi, e non solo quelli delle squadre retrocesse per via di torti arbitrali. I sostenitori delle squadre «colpevoli» hanno appreso di aver gioito per titoli conquistati e partite vinte con l’aiuto di pratiche illecite. I tifosi delle altre hanno scoperto di aver sofferto invano, perché la loro squadra era stata fatta perdere o retrocessa per favorirne irregolarmente un’altra. Sono dunque gli appassionati di calcio le vere vittime di Calciopoli. Eppure, non solo non hanno riavuto i soldi spesi per i biglietti dello stadio, per le trasferte e per l’abbonamento alla pay per view, ma hanno pure subito gli effetti delle (miti) sanzioni della giustizia sportiva: le retrocessioni e i punti di penalità tolgono interesse al campionato e fanno fuggire altrove i giocatori migliori.



#8 gustavo

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Inviato 02 gennaio 2015 - 10:46

Volevo solo la conferma che l'autore della ventina di risposte sopra è Tito Boeri .



#9 Milena

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Inviato 02 gennaio 2015 - 11:05

Volevo solo la conferma che l'autore della ventina di risposte sopra è Tito Boeri .

La conferma viene anche dal sito FIRST ON LINE  che pubblica in data 08/06/2012 12:46

 

 

Boeri: un governo tecnico del pallone Proponiamo una parte dell'intervista, anticipata dal sito "Lavoce.info" all'economista ed editorialista di Repubblica, Tito Boeri, che affronta in termini economici le cause del declino del calcio italiano negli ultimi anni - Nel libro "Parlerò solo di calcio" (108 pagine, il Mulino, 10 €) Boeri viene intervistato da Sergio Levi.

 

37278-medium.jpg

 

 

Non mi sembra vero di poter parlare di calcio (e non di lavoro, né di economia) con un economista del lavoro! Ma scherzi a parte, da cosa nasce la sua decisione di applicare al pallone i metodi rigorosi dell’economia?

Può sembrare strano che un economista si interessi di calcio. In realtà, ci sono varie ragioni per cui altri economisti, prima di me, si sono dedicati allo studio di questo sport, benché dal punto di vista industriale abbia un’importanza relativamente marginale. Il motivo principale è che il calcio catalizza una delle risorse più scarse che ci siano al mondo, vale a dire l’attenzione umana, e in questo momento poche altre cose riescono a farlo così bene. Nell’era di Internet siamo continuamente bombardati da ogni sorta di messaggi, avendo accesso a innumerevoli fonti d’informazione. 

In questa selva di stimoli, il calcio riesce a esercitare un forte appeal, attirando su di sé l’attenzione di molti individui. Cito solo un dato: la finale di Coppa del Mondo del 2010 è stata seguita, in 200 paesi, da circa 700 milioni di persone. Si tratta di una risorsa che altre attività umane semplicemente non riescono a catalizzare. Forse perché il calcio suscita in noi istinti primordiali, rivalità sopite: fatto sta che il calcio cattura l’attenzione umana e, come tale, merita grande attenzione da parte di chi, come l’economista, studia l’allocazione di risorse scarse. (...)

 

 

......e poi continua on l'intervista riportata sopra.

.........



#10 gustavo

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Inviato 02 gennaio 2015 - 11:23

Grazie Giami !

Ebbene dopo quanto emerso dalle udienze nei tribunali

(sandulli-sportivo (" campionati regolari ") & casoria-ordinario (" delibero alla :D carta sotto il peso di 3 ricusazioni ")

tutte le 20 risposte sopra sono delle emerite cavolate scritte da uno che oltre tutto non a seguito minimamente i processi .

 

Se l'INPS è stata data in mano ad un economista che si perde nelle :)  leggerezze :D pesantissime di quella Farsa

(e manco si corregge) che speranza possiamo avere che i giudici della Cassazione leggano le Carte di Farsopoli come Dio comanda ?

 

:) Nessuna !



rotfl: Jankuloschi !



#11 Ghost Dog

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Inviato 02 gennaio 2015 - 12:10

Volevo solo la conferma che l'autore della ventina di risposte sopra è Tito Boeri .

 
Sì, è lui l'intervistato.
Inserisco anche l'ultimo paragrafo dell'intervista da cui si evince che Boeri ha seguito solo il sentimento popolare più becero senza analizzare nel dettaglio omissioni ed errori dell'accusa.
Poi volendo si potrebbe malignare sui suoi interventi tendenziosi in Farsopoli, come un avv.Grassani qualunque che sproloquia di giustizia sportiva a piacimento del committente.
 
Spoiler

Messaggio modificato da Ghost Dog, 02 gennaio 2015 - 12:11


#12 gustavo

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Inviato 02 gennaio 2015 - 15:14

Quando a Tito Boeri arriverà la pratica di Franco Carraro che chiede la pensione, si ricordi ...

 

 

... e di conseguenza dia un occhio anche a quella di :D Cozzolino .



#13 gustavo

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Inviato 07 gennaio 2015 - 07:22

Cosa ne pensa l'economista ;P Tito Boeri del richiestissimo romano-milanese :

" Heidge Fund Rocchy : rendita 800% in tre mesi "

------------------------------------------------------------------------------

Come si può consegnare l'INPS ad un economista che nel :D 2011 passava il tempo ad organizzare pure ...

 

http://www.ju29ro.co...noi-sulla-terra

 

 

... e questo dopo che :D Palazzi . :D . i tribunali . :D . i campi di calcio : per 5 anni avevano stabilito fatti diversi ?



#14 Ghost Dog

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Inviato 13 gennaio 2015 - 22:18

Ecco il rapporto breve degli scienziati (recuperato per sor gustavo e gli altri dannati)
 

Spoiler



#15 gustavo

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Inviato 14 gennaio 2015 - 07:01

Ecco il rapporto breve degli scienziati (recuperato per sor gustavo e gli altri dannati)
 

Spoiler

 

Grazie .

 

E' certamente una bavosa ricerca non contro il sistema, ma contro la JUVE .

Lo si nota bene perchè certi F.C. che hanno fatto di peggio e tutto e di più, non sono stati minimamente nominati .

 

Un mare di cazzate sputtanate con grafici, statistiche, scoperte, nascondini, elementi contrari e ricusazioni nei tribunali . 

Un mare di cazzate che al limite, trovano il massimo riscontro nei tornei secchi (C.L.) ma che non sono nominati .

Un mare di cazzate che dal 2006 al 2011 sono diventate una regola perchè la Juve perdeva e altri sguazzavano .

Un mare di cazzate mediaticamente pronte a essere prese ancora in mano per una nuova farsopoli contro la Juve .

Un mare di cazzate come l'abuso di farmaci dove tutti ci nuotavano ma solo la Juve è stata accusata e portata a processo .

Un mare di cazzate come la maggior parte di stadi che cadono a pezzi ma solo quello nuovo della Juve è stato indagato .

 

Auguri !


 

Un mare di cazzate come l'abuso di farmaci dove tutti ci nuotavano ma solo la Juve è stata accusata e portata a processo e assolta .






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