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Juventus - Atletico Madrid, Martedý 09/12/2014 Ore 20,45 - Champions League

juventus atletico madrid champions league

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240 risposte a questa discussione

#1 paola

paola

    Kapa

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Inviato 08 dicembre 2014 - 13:58

Juventus - Atletico Madrid, Martedì 09/12/2014 Ore 20,45 - Champions League  

 

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La grafica è di Marco (maestro Whyborn)



#2 TRILLY

TRILLY

    Moggi e Giraudo, questa Ú la mia biade

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Inviato 08 dicembre 2014 - 14:01

Marco chi ???

#3 Whyborn

Whyborn

    Solo le cose serie hanno il diritto di essere trattate come tali

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Inviato 08 dicembre 2014 - 14:03

Marco chi ???

boh:



#4 nicola 79

nicola 79

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Inviato 08 dicembre 2014 - 18:39

:tifoso:  :tifoso:  :tifoso:  :tifoso:  :tifoso:  :tifoso:  :tifoso:



#5 Milena

Milena

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Inviato 08 dicembre 2014 - 18:56

sciarpa:  sciarpa:  sciarpa:



#6 ONORE ALLA TRIADE

ONORE ALLA TRIADE

    GI┘ LE MANI DALLA JUVE!

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Inviato 08 dicembre 2014 - 19:45

rulez:

#7 gildo75

gildo75

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Inviato 08 dicembre 2014 - 19:57

sborone:



#8 andrea

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Inviato 09 dicembre 2014 - 01:34

Forza ragazzi con tutta l'anima!!!!!!!!FJ sciarpa: sciarpa: sciarpa: sciarpa: sciarpa: sciarpa:



#9 Milena

Milena

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Inviato 09 dicembre 2014 - 06:49

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pravda:



#10 Milena

Milena

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Inviato 09 dicembre 2014 - 06:59

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pravda:



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#11 paola

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Inviato 09 dicembre 2014 - 07:08

Corsera

 

Il tecnico degli spagnoli
Simeone non conosce
la ricetta del biscotto
«Voglio il primo posto»

 

 

TORINO Ad Atene, sponda Olympiacos, dove
hanno qualche dimestichezza con le partite
accomodate, temono che il pareggio allo
Stadium sia già scritto. Ma la faccia di Diego
Simeone non sembra quella di un aspirante
Master Chef alle prese con biscotti o torte da
infornare e dovrebbe ispirare più fiducia ai
greci che agli juventini. L’Atletico è come il suo
allenatore, solido e scaltro: all’andata lasciò
l’iniziativa ai bianconeri e nell’unica mezza
occasione si prese tutto il malloppo. Anche
adesso, dopo un ritardo aereo per problemi
radar che in Spagna ha fatto scattare un breve
allarme, il Cholo scarica la pressione sui
giocatori di Allegri: «Sarà una partita molto
differente perché in ballo ci sono il primo e il
secondo posto, ma la Juventus se perde rischia
di uscire e non può permettersi un’altra
eliminazione come un anno fa. Ha l’obbligo di
passare il turno per la storia e i giocatori che ha
e mi aspetto una grande notte, in cui noi
dovremo essere all’altezza. In casa la Juve ha un
altro passo e rispetto alla sfida del Calderon ha
Pirlo, un giocatore fantastico». Se la Juve ha
qualche certezza in più rispetto all’incrocio di
inizio ottobre, anche l’Atletico, con 10 vittorie
nelle ultime 11 partite e 0 gol subiti in Europa
nelle ultime 4 gare, sembra tornato vicino ai
livelli della scorsa stagione, quando vinse la
Liga e perse la Champions in finale con il Real.
«Stiamo migliorando, è sotto gli occhi di tutti
ad esempio che l’inserimento di Mandzukic
come terminale d’attacco stia procedendo bene
— riconosce con orgoglio Simeone, candidato
con Low e Ancelotti al premio di allenatore
dell’anno —. Ma ci sono sempre margini di
crescita. Cosa ho imparato allenando in Italia?
Catania è stata molto importante, le difficoltà
mi hanno fatto crescere. E poi nel vostro
campionato gli allenatori cambiano sistema di
gioco in una stessa partita, in Spagna è meno
frequente: in me ho tanto del calcio italiano». È
un complimento, ma per la Juve è anche un
problema in più.

 

 

Juventus, qui si fa la Champions
Gli scherzi non sono ammessi
Allegri & Marchisio in coro: «Battere l’Atletico, la qualificazione non deve sfuggirci»

 

TORINO Che Europa è quella che
spinge decine di persone a
mettersi in fila sotto il cielo di
Vinovo? Qui si fa la Champions.
Fine. Altro finale non è noto.
Uscire per la seconda volta consecutiva
nel girone di qualificazione
non è ammesso anche se
Claudio Marchisio difende le
campagne precedenti: «Il primo
anno siamo arrivati nei
quarti di Champions, poi in semifinale
di Europa League.
Non mi sembra così negativo».
Per il terzo anno consecutivo,
da quando si è riaffacciata nella
Grande Europa, Madama arriva
all’ultimo appuntamento, versus
l’Atletico Madrid, con due
risultati a disposizione su tre,
ma questa volta l’impegno è
nell’amico Stadium. Per stare
in tema: adelante o con juicio?
Azzannare l’avversario puntando
alla vittoria con due gol di
scarto o custodire il punto qualificazione?
Per Claudio Marchisio «bisogna
cercare di vincere, siamo
in grado di farlo, rimanendo
determinati e concentrati».
Massimiliano Allegri non ha
dubbi. Gestire è un po’ morire.
«L’obiettivo è il passaggio del
turno, ma cercheremo di vincere
e con due gol di scarto, anche
se loro concedono poco e
sono bravi sui calci piazzati.
Vogliamo arrivare primi perché
questo ci aiuterebbe nel sorteggio
». La tattica di controllo di
Madrid non ha pagato. «Qui sarà
diverso, ci saranno i tifosi a
sostenerci. Non dobbiamo farci
sfuggire la qualificazione. All’Europa
League non ci penso
nemmeno. È una partita talmente
importante che avremo
voglia, entusiasmo e forza per
vincere. Ma vincere può non
bastare ad arrivare primi».
A Firenze Allegri ha cambiato
diversi giocatori (ma la parola
turnover non piace a lui come
non piaceva a Conte) e pur
non subendo, i bianconeri non
hanno creato nulla. «È vero, abbiamo
costruito poco ma la
partita è stata molto difficile,
con due squadre speculari. Si
va in campo sempre per vincere,
però è un punto importante
». Simeone fa lo spavaldo,
dall’alto della qualificazione
già sicura, sostiene che la Juventus
può uscire. Pallottoliere
alla mano, non sbaglia. «Ma io
sono tranquillo, ho una squadra
forte, in grado di affrontare
una partita così, come dimostrano
anche le altre del girone.
Abbiamo perso da polli a Madrid
e ad Atene non abbiamo
segnato malgrado il tirassegno.
All’Atletico non invidio
nulla, io alleno la Juventus, una
squadra di ottimi giocatori con
grandi valori morali».
Siamo al primo snodo stagionale.
La prima partita più
importante della stagione.
«Per migliorare in Europa bisogna
passare il turno, questo è il
primo obiettivo stagionale, tra
meno di quindici giorni ne abbiamo
un altro, la Supercoppa.
Al momento questo è l’obiettivo
numero 1». Quindi da numeri
1. Il ballottaggio tra Llorente
e Morata, dalle parole del
tecnico, pare vinto dal primo.
«Ha fatto gol importanti in Europa
». E l’Europa questo pretende.
Gol.



#12 paola

paola

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Inviato 09 dicembre 2014 - 07:31

Juve, il futuro in una notte
Allegri al bivio Atletico
“Tutti ci giochiamo tutto”

 

LA JUVENTUS resterà in
Champions League se soltanto
muoverà un piccolo
passo, se aggiungerà alla classifica
un comodo pareggio
contro una squadra già sazia e
che sarebbe completamente
appagata da quello stesso comodo
pareggio che le consentirebbe
il vincere il gruppo A, e
di gonfiare i muscoli assieme
alle altre teste di serie. Ma sarebbe
un passo enorme per la
Juve e il calcio italiano tutto se
stasera i bianconeri provassero
sfacciatamente a ottenere il
massimo, cioè quella vittoria
con due gol di scarto che consentirebbe
ai bianconeri di
vincere il girone, schiudendo
prospettive diverse sul futuro.
«Il primo obiettivo è la qualificazione
» ha infine concesso ieri
Allegri, ridimensionando
un poco quella voglia di esagerare
che aveva sbandierato fino
a venerdì. Ma se la Juve
avesse il coraggio di provarci
senza pensare di rischiare l’osso
del collo, la sua storia europea
potrebbe essere a una
svolta: perché serve uno scarto
di mentalità, uno scatto di
personalità, un salto dimensionale.
«Non invidio nulla all’Atletico
», ha quasi ringhiato
Allegri: è un buon punto di partenza.
Pareggiare o stravincere?
Accontentarsi o rischiare? Biscottare
o esagerare? I dubbi
sono questi. La logica, e la storia
recente, dice che schiaffeggiare
di gol l’Atletico Madrid è
quasi impossibile, lo è stato
persino per Real e Barcellona.
Può capitare di batterlo, soprattutto
in serate come questa
in cui non avrà la bava alla
bocca, ma è difficile avere la
presunzione di demolirlo senza
rischiarne il suo micidiale
contropiede, senza esporsi alla
sua chirurgica sapienza nel
colpire. Ma è anche vero che
arrivare primi o secondi fa la
differenza: chi vince il girone
ha la certezza di evitare, oltre
al Porto, anche Bayern Monaco,
Chelsea, Real Madrid e una
tra Paris Saint Germain e Barcellona,
cioè quattro squadre
probabilmente fuori portata:
la posta in palio è questa, mentre
la qualificazione è difficile
metterla in dubbio. «È la partita
più importante della stagione
», ha riconosciuto Marchisio.
«Ci giochiamo tutto, io e la
società. La qualificazione è il
primo obiettivo della stagione.
Se vogliamo migliorare rispetto
allo scorso anno dobbiamo
raggiungerlo». Allegri
è stato chiamato proprio per
questo: per dare respiro europeo
al club, lui dice che ci sta
riuscendo. «Abbiamo perso
due partite, ma a Madrid siamo
stati polli e ad Atene non lo
meritavamo». Il sottinteso è:
stiamo andando benone, ri-

spetto alle abitudini. Basta
quel piccolo passo, che tra le altre
cose garantisce, come minimo,
ulteriori sei milioni di
euro oltre ai 38 già incassati
fin qui tra premi, diritti televisivi
e incassi ai botteghini. In
teoria, la Champions può arrivare
a valere addirittura cento
milioni di euro. Come minimo,
con la qualificazione ne arriveranno
una cinquantina. Mica
male.
L’occasione Allegri se la giocherà
con il meglio che ha, anche
se ieri ha perso il talento
fresco di Coman per un guaio
muscolare. L’unico dubbio rimane
tra Llorente e Morata,
ma negli ultimi due giorni le
quotazioni del navarro sono risalite:
la sua esperienza è giudicata
più affidabile del talento
ancora un po’ ondivago dell’ex
Real, il cui impiego è tuttavia
programmato perlomeno
a partita in corso. Il dubbio
verrò sciolto solamente oggi,
in tutti i casi.

 

Il Cholo, che sfide con i bianconeri

 

QUEST’UOMO è pieno di Juve,
pienissimo. Diego Pablo
Simeone era in campo
nell’Inter, quando Ronaldo
si schiantò contro Iuliano nel
basso Medioevo dei veleni, 26
aprile 1998. Era laziale e segnò
a Torino, prendendosi di fatto
lo scudetto sempre ad aprile,
però del 2000. E c’era anche nel
famoso 5 maggio 2002 – Simeone
procede a scatti biennali
– ma quella volta in qualche
modo giocò per la Juventus e
non contro, visto che umiliò
l’Inter di Ronaldo in lacrime (4-
2), segnando e consegnando il
campionato ai bianconeri. Dove
passa la storia juventina, se
guardate bene ci trovate Simeone.
Quest’uomo è pieno di tante
cose, mica per niente il suo soprannome
(Cholo) deriva dall’azteco
“xoloitzcuintii” e significa,
più o meno, mescolanza.
Lui infatti mescola Inter e Juve,
Lazio e Italia, Italia e Spagna,
Juve e Atletico Madrid, calcio
giocato (Pisa, Inter, Lazio) e
calcio insegnato (Catania). Un
argentino di mondo, come capita
a molti tra la sua gente.
«C’è davvero tanta Italia in me,
a Catania ho conosciuto la parola
difficoltà e imparato che il vostro
calcio è il più complicato».
Simeone ha ancora la faccia
da duro di centrocampo, c’è il
gelo nel suo sguardo di lama.
Pare sempre il calciatore che fu.
E mentre il suo allievo prediletto
Koke, tuttocampista quasi
quanto lui, dice «noi non siamo
capaci di giocare per non vincere
», il Cholo annuisce. Se qualcuno
si aspetta un biscotto da
un tipo così, cioè il pareggio che
porterebbe tutti agli ottavi in
carrozza, ha sbagliato pasticciere.
«Molte sono le cose della
Juventus che mi preoccupano,
ma soprattutto il loro obbligo di
vincere: non possono essere di
nuovo eliminati, i tifosi bianconeri
non lo accetterebbero. E
poi la Juve ha campioni fortissimi,
specialmente Pirlo, fantastico:
sarà un piacere ammirarlo,
visto che a Madrid non c’era
». Poi, di certi piaceri si farebbe
anche a meno. «Il loro centrocampo
è tra i migliori al mondo,
avremo bisogno di mucha
cabeza». La testa che tutto governa,
e che è la prima spiegazione
del “cholismo”, quella
specie di transfert dall’allenatore
ai giocatori, plasmati e
quasi plagiati. Perché poche
squadre assomigliano a chi le
comanda più dell’Atletico Madrid:
duro, tattico, feroce, veloce,
infido, proprio com’era Simeone
quando giocava. «Però
si può ancora migliorare, e parecchio
». Migliorare? Con l’unico
portiere imbattuto della
Champions? (Moya, visto che
due gol li prese Oblak). Con la
porta intatta da 386 minuti, e in
Coppa dal 16 settembre? Dopo
avere vinto 5 delle ultime 8 trasferte
europee, e 10 delle ultime
11 partite? Con appena 3
sconfitte quest’anno? Dopo 14
reti fatte, e solo una presa, nelle
ultime 4 gare? Con 4 vittorie
in 5 partite di Champions? Migliorare
fino a dove? «Non lo so,
se decidi che lo sai poi smetti di
crescere».
Per la Fifa, il Cholo è uno dei
tre migliori tecnici al mondo nel
2014, gli altri due sono Loew e
Ancelotti, un campione mondiale
e un campione d’Europa.
Da giocatore ha battuto quattro
volte la Juve e una sola volta
fu sconfitto, la fermò anche col
Catania (2-2). Allegri, al Calderon,
ha perso la prima partita

proprio contro di lui, basta sbagliare
una volta e la lama del
Cholo ti affetta. «Mi attendo la
migliore Juventus possibile,
con Morata avrebbe più velocità,
con Llorente più esperienza,
per noi non cambia niente
perché giochiamo per vincere».
Da 18 anni i colchoneros non
vincevano la Liga e con Simeone
ci sono riusciti, e per poco
non si pigliavano pure la Champions.
Tutti con lui, adesso,
compresi i 283 tifosi che hanno
accompagnato la squadra a Torino
(un problemino in volo, radar
in tilt, qualche tremore e poi
la strada ritrovata, accidenti):
essere meno è quasi impossibile,
ma per fortuna non ci sono gli
ultrà neofascisti del Frente
Atletico, quelli degli scontri col
morto con il Deportivo. Il nero,
dentro una storia piena di luce.

 

Repubblica



#13 paola

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