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Intervista Di Antonio Conte Alla Gazzetta

conte gazzetta dello sport nazionale juventus

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94 risposte a questa discussione

#1 paola

paola

    Kapa

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Inviato 28 agosto 2014 - 06:41

«LA MIA SARÀ UN’ITALIA DA AMARE»

«Contano il gruppo, gli schemi e i meriti: il talento viene dopo»

Chi «pascola» in campo, chi non regge il pressing o non è in ansia
per una convocazione rischia di stare fuori. Balotelli e Pirlo in bilico

 

 

Se ai giocatori Antonio Conte trasmetterà la
stessa carica percepita in redazione, tranquilli, possiamo
considerarci già in Francia. Il c.t. spiega,
chiarisce, descrive. Parla di tattica e di uomini. Disegna
schemi e immagina mentalmente partite. Ripete
cinque, dieci volte, come un mantra, che «il
talento senza voglia di mettersi al servizio della
squadra» non gli interessa, che vuole uomini o con
lui è finita. Chiede un po’ di tempo, ma l’Italia l’ha
già in mente, oggi e nel futuro. Sotto le foto storiche
della Nazionale bacia d’istinto la maglia azzurra e
sorride ricordando il fallo tremendo di Hagi che gli
spezzò la caviglia all’Euro 2000: «Non ho dimenticato.
Mi è passata dopo un po’…».

Ricorda la prima convocazione?
«Qualcosa di incredibile. Sacchi giocava con il 442
e noi alla Juve avevamo ancora il libero e il tornante.
Ero contentissimo, ma mi venne subito un
gran mal di testa: come quando vai a scuola e non
sei preparato. Ero entrato in un contesto iperorganizzato,
soprattutto in difesa. Ho sempre cercato di
imparare il più possibile e non fare figuracce. Ricordo
un allenamento particolare…».

Quale?
«Sacchi metteva bandierine colorate, chiamava
un colore e noi dovevamo muoverci in un certo modo.
Facevo una fatica dannata, quelli del Milan per
fortuna ci spiegavano qualcosa. Se ti mettevi davanti
eri fregato, quindi stavo dietro e seguivo chi sapeva.
Non è stato semplice, ma quello stress positivo
dopo è stato utilissimo. Cavolo, la Nazionale dovevi
conquistartela! E questo voglio».

Oggi lei ha meno selezionabili di Sacchi e di altri
tecnici.

«La coperta è un po’ corta dovunque, esclusi i
centrali. Anche in difesa, dove c’è qualche giovane
di prospettiva come Rugani. Ma l’organizzazione di
gioco aiuterà».

Troppi stranieri nei club?
«È il problema più serio. Tutti mi chiedono: “Ci
saranno sorprese?”. E io rispondo: “Quali?”. Il
gruppo è quello di Cesare, uno più uno meno in relazione
alla mia idea di calcio. Anche perché, lo dico
subito, non bastano duetre
minuti in A, o magari
due gol in una partita. La Nazionale è un premio,
qualcosa da conquistare e da soffrire, qualcosa che
crei un’ansia o ti faccia star male se poi non arriva».

Giovani: come farli crescere?
«Non voglio stravolgere il bel lavoro di Sacchi e
Viscidi, al quale affianco Sandreani. Intendo qualche
idea: un certo modo di difendersi, i due attaccanti
da far giocare vicini, oppure la ricerca di esterni
offensivi che consentano di passare dal 442
al 424, modulo a me tanto caro. I giovani, soprattutto
Under 21 e 20, devono essere il serbatoio della
Nazionale ma devono meritarla. Il percorso per l’azzurro
è lungo, altrimenti sminuiamo il valore della
convocazione».

Questo significa modulo unico per tutte le Nazionali?
«Nelle Under c’è un sistema definito, il 442
o il 4231 nelle sue declinazioni. Ma per me contano
più i principi dei numeri. E cioè: 1) voler fare noi la
partita; 2) essere corti, intensi, aggressivi; 3) recuperare
subito palla. Si prosegue sul lavoro già cominciato.
Potremmo usare una Nazionale come
l’Under 17 per svolgere sempre esperimenti in amichevole».

A proposito di moduli: il 352 è stato considerato
da alcuni troppo difensivo.

«E questo mi dà fastidio. La mia Juve è sempre
stata propositiva. Il 352
è un’evoluzione offensiva del 424
perché attacca con cinque uomini invece
di quattro: due esterni, due punte e un centrocampista
incursore. Ho un progetto a lunga scadenza:
rispetto alla Juve, che sugli esterni aveva un difensore
e un centrocampista, mi piacerebbero due
esterni che facciano male in attacco e poi, in fase
difensiva, chiudersi a quattro con il centrocampista
centrale che scala in difesa e i laterali che diventano
esterni della mediana a quattro».

Nomi per gli esterni ci sarebbero, da El Shaarawy
a Berardi a Insigne…

«Berardi sì, ma lasciamolo crescere. El Shaarawy
ora sta bene fisicamente: due anni fa contro la Juve
è stato impressionante, è tecnico, veloce, completo,
può diventare top. Se mi dà la sua disponibilità…
Candreva, naturalmente. Maggio è abituato a quel
ruolo. Insigne ha gran talento, è geniale nell’uno
contro uno, può crescere tanto, ma non è facile giocare
nella propria città».

Balotelli in Inghilterra cambia qualcosa?
«Niente in prospettiva azzurra. E non ho preconcetti
né favoritismi nei confronti di nessuno. Se an

dare in Premier sia una scelta positiva o negativa
non so, ma so che chi arriva in Nazionale deve poi
meritare di restare. Conta più l’uomo del calciatore.
Io ho sempre puntato sugli uomini. Li valuto dai piedi
al collo, anzi dalle caviglie sennò poi dicono degli
sponsor (ride, ndr). Non guardo in faccia. E non
transigo: dovremo essere squadra per fare qualcosa
di importante. Il talento viene dopo, prima devi
metterti a disposizione del gruppo, sennò…».

Come un club?
«Sì, un’Italia con metodologie, sistema e giocate
memorizzate come in un club. Dove tutti sappiano
cosa fare. Chi ha i requisiti, resta. Quando ho cominciato
a fare l’allenatore ho pensato, tra l’altro, a me stesso».

In che senso?
«Da giocatore, quando mi arrivava la palla, non
sapevo cosa fare: non ero Zidane o Del Piero. Stoppavo,
mi guardavo intorno e i fischi arrivarono presto.
Perciò voglio dare a gente meno dotata tecnicamente,
come me, la possibilità di soluzioni memorizzate
che consentano di inserirsi nel gioco, sapendo
prima dove andrà la palla e dove prenderla: così
il meno forte diventa più forte. Io avevo corsa, inserimento,
colpo di testa, ma l’assist era un problema».

Servirà tempo?
«Un po’, bisogna essere buoni insegnanti. Ci sono
scienziati su carta che poi faticano a trasferire in
pratica le loro idee: io credo di far arrivare i concetti
con buon metodo didattico. E poi servono giocatori
che si impegnino. Quando vedo qualcuno che comincia
a “pascolare” capisco che non entrerà nei
meccanismi».

Come c.t. somiglierà a Bearzot per il gruppo e a
Sacchi per la disciplina?

«Aggiungerei Lippi che, come Sacchi, ha ottenuto
anche nei club quello che Bearzot ha realizzato in
azzurro. Visto che i momenti difficili arriveranno,
sarà importante contare su uomini: puoi avere talento
ma, se non lo metti al servizio della squadra,
non serve».

Parliamo di singoli. Pensa di avere Pirlo per tutto
il ciclo malgrado l’età?

«Gli parlerò nei prossimi giorni. Aveva dato l’addio,
io ho un’idea ben chiara e voglio confrontarmi
con lui. Ma oggi non posso pensare di partire con un
gruppo per due anni: c’è gente che può arrivare,
altri che invece non mi daranno certezze tecnicotattiche
o umane. Da qui a due anni Andrea potrà
darmi certezze oppure fermarsi».

Possibile la convivenza con Verratti?
«Verratti è un talento, ha fatto un buon Mondiale,
sono curioso di allenarlo e vedere dove può giocare.
Nasce trequartista, ha attitudini offensive. A
centrocampo voglio un centrale e poi gente “di
gambe” come Pogba, Marchisio e Vidal che si inserisca
e faccia due fasi, dinamica e non statica. E quindi
vedo De Rossi centrale con la possibilità che, in
fase difensiva, scali per comporre la difesa a quattro».

Per lei la fase più importante è quella offensiva?
«Certo. Fare la partita. Qualcuno ti costringerà a
coprirti, ma io voglio costringere gli altri a difendersi».

Il suo contratto è biennale ma la speranza è che
si arrivi a Russia 2018…

«Mi hanno proposto due anni anche perché
quattro non si poteva per il mandato federale. Ho
accettato con grande entusiasmo, convinto di poter
fare qualcosa di veramente importante. Chi mi conosce
lo sa: se non sono convinto, una cosa non la
faccio. E’ una cosa che avete scritto sulla Gazzetta
che mi ha aiutato ad accettare l’incarico»
.

Quale?
«Aver scoperto di poter essere il primo allenatore
del Sud. Un motivo di orgoglio in più. Porto con me
sempre i valori della mia terra: lì gli allenatori svolgono
un ruolo di educatori aiutando i ragazzi a stare
lontani dalla cattiva strada. Una missione, come
ha fatto mio padre. Da ragazzo, nella Juventina, ci
allenavamo a due passi da una zona delinquenziale:
era meglio andare con la maglia strappata e senza
bici per non essere derubati. Aggiungo che tante
idee mi sono arrivate dal calcio dilettantistico: gli
allenatori non hanno la strada spianata per il patentino,
devono vincere i campionati e studiare tanto».

Tre obiettivi immediati?
«Far capire l’idea di gioco con allenamenti molto
tattici e partitelle in cui applicare i miei principi,
lavorando con l’aiuto dei video. Poi spiegare che la
Nazionale deve avvicinarsi ai club per metodologia,
idea di gioco: preferisco perdere in contropiede che
stare ad aspettare a metà campo. Terzo: amore e
attesa per l’Italia che, con le sue quattro stelle, è la
più importante del mondo dopo il Brasile».

 

pravda:

 

ps. evitate insulti di ogni genere, penso che siate tutti abbastanza maturi per poterne parlare senza la mestrina che vi riprende ...

 



#2 riccardomazzon

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    Juve

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Inviato 28 agosto 2014 - 07:17

rotfl:



#3 vilostra

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Inviato 28 agosto 2014 - 08:09

Si può parlar male in casa dell'impiccato? Certamente no ma il nuovo corso del mister svela in pieno il suo smisurato ego.

 

 Il riferimento ad Asa e Licht non è casuale eppure ci ha vinto 3 scudetti. Lui voleva Quadrado e Sanchez? Impossibili da prender senza cessioni di big. Allora perchè non ripiegare su Berardi e Gabbiadini già nostri oppure coi giovani non si rischia? se lo ha fatto per Pogba avrebbe potuto farlo anche per loro e Coman. All'estero non si ha paura di mettere in campo i 18enni, in Italia si, a dimostrazione che il risultato è l'unica cosa che conta perchè da esso ne derivano tanti benefici, in primis quelli economici.



#4 PIER69

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Inviato 28 agosto 2014 - 08:33

Un intervista molto gradevole, piena di entusiasmo e con ottimi propositi .

 

Voleva la nazionale e ora ce l ha . Non gli avevo mai sentito dire di volerla a tal punto, ma sempre e solo di voler  vincere la cl .

 

Io da Juventino preferiro' sempre uno scudetto con la Juve ad un titolo mondiale dell italia , pero' come ha detto Conte , l importante per lui e credere in quello che sta facendo , e con questa intervista sembra veramente crederci e poter dare il meglio per la nazione .



#5 gildo75

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Inviato 28 agosto 2014 - 08:33

Nessuna domanda sulla separazione dalla Juve... sarà stata una clausola concordata. Ma la cosa fastidiosa è l'atteggiamento gazzettaro da "quanto è bravo, quanto è forte Conte". Il neo ct ha preso a frequentare gente poco raccomandabile.



#6 Red75

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Inviato 28 agosto 2014 - 08:35

Si può parlar male in casa dell'impiccato? Certamente no ma il nuovo corso del mister svela in pieno il suo smisurato ego.

 

 Il riferimento ad Asa e Licht non è casuale eppure ci ha vinto 3 scudetti. Lui voleva Quadrado e Sanchez? Impossibili da prender senza cessioni di big. Allora perchè non ripiegare su Berardi e Gabbiadini già nostri oppure coi giovani non si rischia? se lo ha fatto per Pogba avrebbe potuto farlo anche per loro e Coman. All'estero non si ha paura di mettere in campo i 18enni, in Italia si, a dimostrazione che il risultato è l'unica cosa che conta perchè da esso ne derivano tanti benefici, in primis quelli economici.

mah...

 

io ci vedo solo la voglia di provare qualche cosa di nuovo anche con la JUVE.

 

Non penso che Berardi e Gabbiadini non siano tornati per colpa di Conte....

 

Visto anche l'affare Zaza e Marrone, penso ci siano sotto accordi "commerciali"

 

Comunque anche se allenata da Conte a me della nazionale non frega nulla.....

 

E la vedrò sempre come un rischio per i giocatori della JUVENTUS. E stop



#7 paola

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Inviato 28 agosto 2014 - 08:53

Nessuna domanda sulla separazione dalla Juve... sarà stata una clausola concordata. Ma la cosa fastidiosa è l'atteggiamento gazzettaro da "quanto è bravo, quanto è forte Conte". Il neo ct ha preso a frequentare gente poco raccomandabile.

 

domani cìè la seconda parte



#8 Franz_76

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Inviato 28 agosto 2014 - 08:54

Intervista assolutamente asettica.

E' incredibile come il Conte postJuve sia tranquillo e rilassato.

Vedremo quando la luna di miele finirà e dopo il primo pareggio cominceranno con le domande del tipo:"E'più facile vincere alla Juve?"

Non mi è piaciuta la frase in rosso; suona un po' come "mi sono dovuto accontentare di quello che passava al convento"



#9 SVPPB

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Inviato 28 agosto 2014 - 09:29

E siamo stato quelli che "i settantottini"... eravamo... fummo... :caffe:

#10 gildo75

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Inviato 28 agosto 2014 - 09:52

 

domani cìè la seconda parte

Fiuuuh! Menomale.  :D



#11 paola

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Inviato 28 agosto 2014 - 10:11

E siamo stato quelli che "i settantottini"... eravamo... fummo... :caffe:

 

siamo ancora quelli che...

a volte pur di sostenere una personale idea si perde di vista la realtà



#12 SVPPB

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Inviato 28 agosto 2014 - 10:15

siamo ancora quelli che...
a volte pur di sostenere una personale idea si perde di vista la realtà


Non ho dubbi su questo.

Quello che mi preoccupa è la percentuale...

#13 paola

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Inviato 28 agosto 2014 - 10:20

Non ho dubbi su questo.

Quello che mi preoccupa è la percentuale...

 

sempre quella è... con picchi più o meno alti in base alle vittorie e all'amor proprio ;P



#14 SVPPB

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Inviato 28 agosto 2014 - 10:27

sempre quella è... con picchi più o meno alti in base alle vittorie e all'amor proprio ;P


Allora mi preoccupano i picchi asd:

Onestamente (che brutto sapore ha questa parola, da un po' di tempo...) sembra che tanta gente abbia PICCHIato la capoccia troppo forte sulla coppa del secondo scudetto, già un anno fa.

Ma non dateci troppo peso... sicuramente lo strano sono io... :P

#15 paola

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Inviato 28 agosto 2014 - 10:32

Allora mi preoccupano i picchi asd:

Onestamente (che brutto sapore ha questa parola, da un po' di tempo...) sembra che tanta gente abbia PICCHIato la capoccia troppo forte sulla coppa del secondo scudetto, già un anno fa.

Ma non dateci troppo peso... sicuramente lo strano sono io... :P

 

Avere questo pensiero, anche solo sussurrarlo ci rende dei "talebani"

 

però quella Coppa ha picchiato casualmente sulla testa di troppe persone per pensare di poterne discutere civilmente







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