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@arsenalevel

Everton 2-2 Arsenal

CI FOSSERO STATI ANCORA CINQUE MINUTI... | Morning Gooners,

ci fossero stati ancora cinque minuti quella partita l'avremmo vinta. Mi è parso chiaro e lampante dopo pochi istanti di gioco che lo spirito (incarnato dalla corsa e dal pressing di Alexis) con cui eravamo scesi in campo era quello giusto. Quello di una squadra che aveva capito perfettamente cosa fare. Che sapeva perfettamente contro chi stava giocando.
Il primo quarto d'ora, tatticamente parlando, l'abbiamo dominato. Vedere a turno Distin e Jagelka lanciare lungo non potendo sfruttare il proprio centrocampo la cartolina di come Wenger aveva impostato la gara: centrocampo folto e Sanchez nel ruolo di disturbatore sulla costruzione di gioco Toffees.
Lo straordinario giro-palla dei Martinez's Boy non c'era più.
Questo li ha mandati in confusione e solo grazie ad un'intensità ritrovata proprio nel giorno del match con i Gunners, Baines e compagni sono riusciti a sopperire alla nostra compattezza.
Con Szczesny spettatore non pagante siamo andati vicini alla rete del vantaggio in due occasioni, entrambe capitate sui piedi di Chamberlain. Imprecisione e centimetri di differenza hanno mantenuto il risultato in parità, ma la sensazione era quella che il match stava girando dalla nostra parte.
Nel frattempo quelle palle lanciate a distanza sulla testa di Lukaku o sui piedi di Naismith venivano regolarmente intercettate da Mertesacker (spostato sul centro-sinistra) e Chambers, autore dell'ennesima prova di grande personalità; meraviglioso quando dopo un'errore confeziona una giocata da autentico campione.
Poi l'episodio, quello capace di invertire ogni fattore presente in the pitch. Su schema, e che schema, da calcio piazzato, Coleman portava in vantaggio i Toffees. Vero che la copertura di Ozil, a guardare la sola sfera, non ha minimamente disturbato il colpo di testa dell'ala irlandese, ma è altresì vero che la rete dei Toffees, figlia del lavoro quotidiano, merita tutti gli applausi del caso.
Un match che eravamo riusciti ad indirizzare dove volevamo s'era completamente ribaltato.
E come sempre accade in questi casi lo stato emozionale dei Toffees aveva preso il sopravvento. Una squadra che fino a quel momento aveva evidenziato lacune sotto l'aspetto fisico e tattico s'era completamente trasformata. Il compito appariva arduo. Li abbiamo patiti, per tutto il primo tempo.
E non tanto sotto l'aspetto delle occasioni create, Szczesny non è praticamente mai intervenuto, quanto sull'intensità. C'arrivavano prima loro. 
Per chiudere la prima frazione come peggio non si poteva l'errore arbitrale, doppio, che ha consentito prima a Lukaku di liberarsi irregolarmente di Per, e poi a Naismith, in fuorigioco (da lezione tattica il movimento di Debuchy), di farsi beffa di Wes: 2-nil e tutti negli spogliatoi.
Il rientro in campo il solo obbiettivo che probabilmente ci siamo posti. Non poteva andare così, non doveva andare così. Fuori Alexis (anche in vista Besiktas) e dentro Olivier, a dare più centimetri all'attacco. Una manciata di secondi e su assist di Chamberlain il francese scagliava la sfera pochi centimetri sopra la traversa. C'eravamo di nuovo, come ad inizio match.
Quell'azione, quel tiro, ha permesso di crederci. Sempre. Da quel momento e per buona parte dei primi venti minuti abbiamo attaccato l'area dei Toffees, pericolosamente, sempre con Giroud, ma senza riuscire a buttarla dentro.
Loro, galvanizzati dal passare dei minuti riuscivano a rimanere concentrati, compatti, lasciando inalterato il doppio vantaggio. Poi il lampo, a sette dalla fine, quando per tutta la gara ci si è resi conto che sarebbe bastato un goal, in qualunque momento del match, per cambiare l'inerzia.
Cazorla da sinistra la butta in mezzo, Ramsey, sempre Ramsey, ancora Ramsey ad accorciare le distanze.
La loro sicurezza si trasformava in timore, il nostro goal la logica conclusione di quanto aveva espresso il match. C'era tempo e voglia per provarci. E così è andata. Monreal ancora da sinistra scodellava il cross perfetto e Giroud la metteva nell'angolino alla destra di Howard. Li avevamo ripresi. Avevamo creato l'ennesima occasione negli ultimissimi istanti di partita. Come con Ramsey contro il Palace, come con Chamberlain contro il Besiktas.
Segnali di una squadra che ha imparato a vincere, a non voler mai perdere.
Lo scorso campionato un match così l'avremmo perso (come proprio a Goodison Park successe), con la recriminazione del fuorigioco di Naismith e quelle parole che tutto portavano tranne i punti.
Quest'anno l'abbiamo ripresa e con ancora cinque sul cronometro l'avremmo potuta anche vincere.
E' comunque un ottimo punto, che muove la classifica, che allontana le critiche, conquistato in un campo dove in molti rischieranno la brutta figura.
La gioia sprigionata dopo la rete di Giroud il veicolo che ci traghetterà al ritorno del preliminare di Champions, l'entusiasmo di tutta la squadra quella sensazione che siamo sulla strada giusta. Anche senza quei cinque ultimi minuti.